La frase shock della ministra serba Paunović: «Se fossi Milošević, avrei compiuto una pulizia etnica in Kosovo»
La ministra dell’Amministrazione statale e dell’Autogoverno locale, nonché dirigente del partito socialista Sps, alleato del Sns di Vučić, ha rilasciato questa dichiarazione in un’intervista trasmessa dalla tv filogovernativa Kurir

«Se fossi stata al potere ai tempi di Milošević, nel 1998, prima dei bombardamenti della Nato? Avrei sicuramente compiuto un’operazione di pulizia etnica in Kosovo, per rimuovere alla radice il “problema”», leggi la popolazione di etnia albanese.
Parola di qualche ultranazionalista o di qualche estremista nostalgico dei cupi Anni Novanta nei Balcani? Tutt’altro. Perché quelle affermazioni sono uscite dalla bocca di una ministra in carica, parte di un governo che, sulla carta, si dice conservatore e moderato.
Le dichiarazioni shock
Protagonista dello scandalo, la ministra serba dell’Amministrazione statale e dell’Autogoverno locale, Snežana Paunović, alto funzionario del Partito Socialista (Sps) che fu di Milošević, oggi tradizionale alleato dell’Sns di Vučić. Paunović, originaria di Peja/Peć, in Kosovo, che in una comparsata a Tv Kurir, media contiguo alla leadership al potere, ha detto senza mezzi termini cosa avrebbe fatto, se fosse stata al potere, tre decenni fa.
Se fossi stata Milošević, «avrei ripulito etnicamente il Kosovo nel 1998», la pesantissima uscita di Paunović, «è il concetto più duro che ho espresso in vita mia». Ministra che ha poi precisato il suo pensiero, assicurando di non aver pensato a una «liquidazione» fisica della maggioranza albanese, bensì esercitando pressioni in diverse maniere affinché i kosovaro-albanesi si sentissero sempre meno «cittadini» dell’allora Jugoslavia, “convincendoli” così «ad andarsene e a tornare nella loro patria», un riferimento forse a quell’Albania con cui i kosovari hanno storicamente ben poco a che fare.
È la stessa via che starebbe usando oggi Pristina verso i serbi, ha poi aggiunto Paunović, suggerendo che una pulizia etnica silenziosa sia oggi in corso, simile a quella post-1999, quando decine di migliaia di serbi – Paunović inclusa – dovettero abbandonare il Kosovo per sfuggire a violenze e vendette.
Le reazioni dell’Ue
Ma una dolorosa storia personale non può giustificare quella che appare essere una legittimazione della pulizia etnica. Nella Ue «non c’è posto» per una retorica così violenta e per un Paese, la Serbia, che ha «assunto degli obblighi di normalizzazione» dei rapporti con Pristina, il commento della portavoce della Commissione europea, Anita Hipper.
Il premier Macut «si faccia sentire», specificando se quella di Paunović è solo una «posizione sciovinistica personale», la critica del partito di opposizione Srce, mentre i colleghi del Movimento dei Cittadini Liberi (Psg) hanno chiesto le dimissioni della ministra.
Le parole di Paunović potrebbero inoltre essere configurate come reato. Secondo il Psg, infatti, sussisterebbe una possibile «responsabilità penale ai sensi dell’articolo 317» del Codice penale serbo, che vieta «l'incitamento all'odio e all'intolleranza su base etnica, razziale e religiosa».
«Chi oggi invoca la pulizia etnica non rappresenta solo una minaccia per il Kosovo ed è la prova che la Serbia non si è ancora liberata dall'ideologia genocida di Milošević e della politica criminale che ha portato guerre e massacri», la posizione espressa invece da Pristina. Ma malgrado le critiche, Paunović non fa marcia indietro.
La sua era un’analisi «sugli errori» commessi dalla Serbia pre-1999 e su «come le cose potevano andare diversamente», si è giustificata ieri la ministra. «In un contesto in cui assistiamo ancora all’emigrazione forzata dei serbi dal Kosovo e dalla Metohija, al cambiamento della struttura etnica» nell’ex provincia, proprio «noi veniamo accusati di presunta pulizia etnica» in Kosovo, la difesa a spada tratta del ministro degli Interni serbo e leader Sps, Ivica Dačić. Ma il caso è destinato a non chiudersi facilmente.
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