Il "caso" Krško scuote la scienza: dubbi sulla sicurezza sismica della centrale

Un articolo dei geologi Sirovich e Decker diventa un caso mondiale: denunciate possibili carenze nel dimensionamento antisismico dell'impianto sloveno. Sotto accusa la sottovalutazione dei dati storici e la presenza di una faglia che, per gli standard internazionali, renderebbe il sito inidoneo

La redazione

Un articolo scientifico che diventa un “bestseller”, rivelando che esiste una crescente preoccupazione nella comunità scientifica mondiale a proposito della vecchia centrale nucleare di Krško, in Slovenia. E pure sulla futura Krško 2. È “On the Seismic Hazards Regulations for NPP Sites in Europe: A Controversial Case in Slovenia”, paper degli autorevoli geologi Livio Sirovich e Kurt Decker.

L’articolo sta spopolando sulla rivista della Seismological Society of America (Ssa), la più prestigiosa istituzione al mondo nel campo della sismologia applicata e della pericolosità sismica. Le ragioni? Mettere nero su bianco il presunto peccato originale di Krško, entrata in funzione nel 1983, ovvero le possibili carenze sul fronte della pericolosità sismica. I due studiosi hanno ricordato che la centrale è quella più soggetta a possibili terremoti tra le quasi 150 che operano nell’Europa geografica. E soprattutto che Krško fu costruita quando l’allora Jugoslavia non aveva neppure una mappatura sismica del suo territorio. Da qui il vulnus, ossia una potenziale carenza nel dimensionamento antisismico ai tempi della realizzazione, negli anni ’70.

Quali i punti più controversi relativi a Krško e Krško 2? L’articolo si sofferma in particolare sul terremoto distruttivo, quello del 1917, registrato proprio a ridosso dell’attuale impianto. Le stime sulla magnitudo del sisma di più di un secolo fa divergono a seconda degli studi variando tra i 5,7-5,9 Richter e i 6,2, ma Sirovich e Decker sostengono che le carte su sui si baserà la progettazione di Krško 2 fanno riferimento, sulla base delle analisi di un sismologo francese, a una magnitudo di “soli” 4,9. Ci sarebbero poi anche dubbi sulla resistenza dell’attuale impianto, con Lubiana che nel corso degli anni avrebbe “innalzato” artificialmente la capacità di resistenza di Krško da 0,3 g a 0,6g.

Ad attirare l’attenzione della comunità scientifica anche la denuncia, contenuta nell’articolo, che Lubiana potrebbe aver preso sottogamba la presenza di una faglia vicino alla centrale, un fatto che, per l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea), da solo dovrebbe depennare un sito quale possibile sede di una centrale nucleare. Ma in Europa, a differenza degli Usa, manca un ente europeo regolatore tecnico-scientifico sulla sicurezza nucleare. Infine, all’indice anche la mappa concepita dal colosso sloveno dell’energia, Gen Energija, per informare l’opinione pubblica slovena su Krško 2. Mappa, segnalano gli autori, che sarebbe stata pensata per ridimensionare la pericolosità sismica a Krško.

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