Controlli digitali attivi alle frontiere per tutti i cittadini extra Schengen: file e proteste nei Balcani

Entra a pieno regime il sistema Ees per la verifica di ingressi e uscite. Il primo accesso richiede di fornire il passaporto agli agenti e registrare dati biometrici

Stefano Giantin
Le code al confine tra Serbia e Croazia
Le code al confine tra Serbia e Croazia

Più di sei mesi di applicazione a macchia di leopardo, per qualche ora al giorno, per sperimentare il sistema. E già durante la fase di test, i disagi sono aumentati, con tempi d’attesa allungati e più code ai valichi, con annessa rabbia di viaggiatori e camionisti. Da venerdì, invece, si fa sul serio, con il sistema che entra a pieno regime. E nei Balcani già si teme il «caos alle frontiere», mentre si lanciano inviti ad «armarsi di pazienza».

Il sistema Ees a pieno regime

Sono questi i titoli andati per la maggiore giovedì, sui media balcanici, dove uno dei temi più caldi è tornato a essere il cosiddetto “Entry/Exit System” (Ees), il nuovo sistema Ue per il controllo di ingressi e uscite dall’area Schengen. L’Ees, ricordiamo, è stato lanciato gradualmente a partire dal 12 ottobre 2025 e, nelle intenzioni di Bruxelles, dovrebbe garantire maggiore sicurezza all’Unione.

E controlli più precisi – in tempi ridotti – per verificare chi entra ed esce dalla Ue nel rispetto della regola “90-180”, quella che permette ai cittadini extra Ue che non hanno bisogno di visti di rimanere nella Ue per 90 giorni in un arco di sei mesi. Dal 10 aprile il sistema è pienamente operativo a tutti i valichi.

Foto e impronte digitali

Il sistema non tocca i possessori di passaporti di Paesi dell’Unione europea, ma solo i cittadini extra Ue di decine di Paesi, tra cui anche quelli dei Balcani occidentali. Questi, al primo ingresso in un Paese Schengen, devono uscire dal veicolo su cui viaggiano, sia esso un’auto o un bus, fornire il passaporto agli agenti e far registrare dati biometrici, impronte digitali e foto del volto.

Le volte successive, «i funzionari verificheranno solo le impronte digitali e/o la fotografia, il che richiederà meno tempo», assicura il portale ufficiale dell’Ees. Tra i benefici vantati da Bruxelles, il fatto che, da venerdì, non servirà più timbrare i passaporti, perché ingressi e uscite saranno registrate digitalmente. «I viaggi verso la Ue diventeranno più facili», recita uno dei video promozionali sull’Ees.

Code e controlli infiniti

Chi a Bruxelles ha sviluppato quei materiali pubblicitari, che descrivono scenari idilliaci, molto probabilmente non ha però mai viaggiato dai Balcani occidentali nella Ue negli ultimi mesi. L’avventura dell’ingresso nella Ue, che già in passato richiedeva la pazienza di Giobbe per le frequenti code ai valichi, è diventata spesso un incubo, negli ultimi mesi.

Perché l’Ees, quando è stato attivato, ha spesso acuito i problemi, soprattutto nei giorni di gran traffico. D’altronde, è logico immaginare che far uscire, ad esempio, quattro occupanti di un’auto per prendere impronte e foto – o tutti i viaggiatori di un bus – richieda assai più tempo che un “banale” controllo passaporti, come in passato.

L’incubo delle attese

Il quadro potrebbe peggiorare a partire appunto da venerdì, ovvero con l’entrata in funzione dell’Ees 24 ore su 24, sette giorni su sette, proprio a ridosso della Pasqua ortodossa, il timore nella regione.

«Ci saranno più code di quante ce ne dovrebbero essere» e «i viaggiatori che usano la loro auto dovrebbero valutare di usare valichi secondari, dove ci sono meno code», la previsione all’agenzia Tanjug di Aleksandar Seničić, numero uno dell’Associazione delle agenzie turistiche in Serbia (Yuta).

Più complicata, soprattutto in estate, sarà la situazione per chi viaggia in pullman. «Spero abbiano la pazienza necessaria e che vengano aperte più corsie per i bus ai confini», ha aggiunto Seničić, che ha consigliato ai viaggiatori di monitorare le telecamere ai valichi (Hak kamere, per la Croazia, nda), che già giovedì mostravano code interminabili in ingresso e uscita dalla Serbia.

Da venerdì vanno messe in conto «attese di ore», la fosca previsione di Zoran Bibanović, presidente dell’Associazione delle agenzie di viaggio della Bosnia.

Camionisti e proteste

Sistema Ees che ha effetti negativi anche sui camionisti della regione balcanica – dove operano decine di migliaia di imprese straniere, oltre 1.200 quelle italiane solo in Serbia. Camionisti – già coi nervi a fior di pelle per le ore di attese alle frontiere, problema endemico già prima dell’Ees – che hanno denunciato nei mesi scorsi che la regola “90-180” sta rendendo impossibile il loro lavoro.

Cosa succederà? Gli autotrasportatori serbi hanno, per ora, congelato le proteste previste per martedì 14 aprile, mentre quelli montenegrini e bosniaci sono in agitazione. E nuovi blocchi dei Tir alle frontiere, come quelli osservati in inverno, non sono esclusi.

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