La sindaca comunista Kahr verso il bis a Graz
Il Partito comunista è assente dal Parlamento austriaco dal 1959: non è stato mai superato il 4%. Il capoluogo della Stiria, conservatore e benestante, è stato sedotto da pragmatismo e attenzione alle persone in difficoltà

Graz, città gemellata con Trieste, seconda dell’Austria dopo Vienna, è guidata da cinque anni da una sindaca comunista, Elke Kahr. Domenica i grazzesi andranno alle urne per rinnovare il loro consiglio comunale e tutti i sondaggi ci dicono che Kahr verrà riconfermata per altri cinque anni con un margine di consensi ancora maggiore. Il fenomeno merita attenzione. L’Austria non è un Paese comunista. Anzi, il Kommunistische Partei Österreichs (Kpö), è assente dal Parlamento dal 1959. Si è sempre presentato a tutte le elezioni successive, senza mai superare tuttavia la soglia di sbarramento del 4% (alle ultime ha raggiunto solo il 2,39%).
Graz rappresenta dunque un caso a sé. Un’isola comunista in un Paese tradizionalmente conservatore? Potremmo definirla così, anche se il termine “comunista” va preso con le pinze. Gli elettori di Graz sono composti in larga misura da una borghesia benestante e conservatrice, tradizionalmente vicina all’Övp, il Partito popolare. Il Land Stiria, di cui Graz è capoluogo, è governato attualmente dall’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista.
In tutto il dopoguerra e fino a cinque anni fa i sindaci erano sempre stati dell’Övp, salvo una parentesi in cui “Bürgermeister” era stato eletto un candidato dell’Fpö, Alexander Götz. I comunisti erano stati sempre ben rappresentati in Consiglio, a volte come secondo partito, ma la svolta avviene nel 2021, quando il Kpö, guidato da Elke Kahr, guadagna quasi il 29% e diventa così il primo partito.
Significa che i grazzesi si erano convertiti all’ideologia di Marx e Lenin? Evidentemente no. Erano stati semplicemente sedotti dal modo di fare di Kahr, che anche nelle giunte a guida Övp aveva assunto responsabilità amministrative in settori cari al suo partito, in particolari i servizi sociali per le persone più disagiate e quelli abitativi, rinviando la rivoluzione a data da stabilire. In questo suo modo di fare politica aveva raccolto il testimone dal suo predecessore, Ernest Kaltenegger, che si recava di persona negli alloggi popolari per riparare gabinetti e termosifoni e destinava metà della sua indennità di carica alle famiglie più in difficoltà.
Al voto mancano tre giorni. Molti elettori l’hanno anticipato, votando per posta, in modo da essere liberi domenica, quando la nazionale austriaca di calcio scenderà in campo al Campionato del mondo e a Zeltweg, a nord di Graz, si correrà il Gran Premio d’Austria di Formula 1. I partiti sono 11, ma 6 soltanto hanno la possibilità di farcela.
Il Partito comunista è sempre risultato al primo posto in tutti sondaggi degli ultimi mesi. In quello più recente, condotto dall’istituto di Peter Hajek per conto del quotidiano Kleine Zeitung, è salito addirittura al 32%, guadagnando 3 punti rispetto alle elezioni del 2021. Al secondo posto, con un distacco di ben 10 punti, l’Övp, il Partito popolare: aveva quasi il 26% alle elezioni precedenti, mentre questa volta, almeno nei sondaggi, perde 4 punti e scende al 22%. Al terzo posto l’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista. Guadagna voti, cavalcando l’onda lunga che vede il partito al primo posto a livello nazionale, ma non tanti: sale solo al 15%, con un aumento di 4 punti e mezzo. Crollano i Verdi al 12% (-5,5 punti). Si preannunciano al 9 percento l’Spö (Partito socialdemocratico) e Neos (liberali di centro). I primi mantengono la posizione che avevano, mentre i secondi crescono di 3,5 punti. Tutto fa ritenere che Graz continuerà a essere governata da una coalizione di comunisti e verdi.
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