Asse tra Slovenia e Croazia sui controlli ai confini: «Lo stop a Schengen non serve»

Prima mossa all’estero del titolare degli Interni sloveno del nuovo esecutivo Janša: incontra poco oltre la frontiera l’omologo croato

Stefano Giantin
L’incontro tra Matoz e Božinovic
L’incontro tra Matoz e Božinovic

La sospensione di Schengen e i controlli a campione alle frontiere interne? Non producono risultati efficaci sul fronte dell’immigrazione. Serve invece vigilare sui confini esterni della Ue, inclusi quelli nei Balcani, come fa la Croazia. E con operazioni ad hoc di polizia nelle aree interne dove è più intenso il traffico di passeur e migranti irregolari, come ha promesso la Slovenia.

È la linea condivisa e sostenuta da Lubiana e Zagabria, confermata martedì a un vertice-lampo fra il neo-ministro sloveno degli Interni, Franci Matoz, che ha scelto proprio la Croazia per il suo primo viaggio ufficiale all’estero. Padrone di casa, il suo omologo croato, Davor Božinović.

Sul tavolo, a Marija Gorica, a un passo dal confine sloveno-croato, la recente decisione di Lubiana di annullare i controlli alle frontiere con Croazia e Ungheria, introdotti dall’ottobre del 2023 in reazione a una mossa simmetrica dell’Italia.

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Il ritorno all’era di Schengen è stata la scelta più giusta, ha confermato Božinović, ricordando che ciò era quanto da tempo chiedeva anche Zagabria. La rimozione dei checkpoint ai valichi sloveni «è una decisione in linea con quanto abbiamo sempre affermato, ossia che i confini Ue si proteggono con efficacia quando sono difese le frontiere esterne», ha affermato Božinović, suggerendo che la decisione di Lubiana sarebbe anche di un riconoscimento del lavoro croato di vigilanza sul confine Ue.

Poi, una frase che suona implicitamente come una critica a chi i controlli continua ad attuarli. I migranti, ha infatti sottolineato Božinović, «non scelgono autostrade e strade principali per passare da un Paese all’altro dell’Unione europea», ma vanno per vie meno battute, sentieri e attraverso campi e boschi.

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La lettura è confermata dai dati ufficiali. In Slovenia, secondo i calcoli della polizia, malgrado i controlli di confine con Croazia e Ungheria, da gennaio a fine maggio – dunque prima del ritorno a Schengen – sono stati più di 12.000 gli ingressi irregolari nel Paese, +40% su base annua. Ma nello stesso periodo la Croazia ha registrato un –30%.

Sulla stessa linea il neo-ministro sloveno Matoz. I cittadini «non hanno nulla da temere» dall’abolizione dei controlli a campione ai valichi principali, ha assicurato. Anzi, non solo «la sicurezza è garantita, nonostante l’abolizione dei controlli alle frontiere, anzi, sarà persino migliore». Infatti, ha ribadito Matoz, Lubiana sta già «concentrando tutti gli sforzi su una diversa modalità di lavoro».

Sono le cosiddette «misure compensative», così le chiama la Slovenia, leggi più pattuglie di polizia che, dopo esser state esonerate dalla vigilanza dei valichi, potranno essere impiegate in operazione mirate, nelle aree più a rischio per la migrazione irregolare. A rendere il quadro più ottimistico, ha precisato da parte sua Božinović, anche il nuovo Patto Ue sulle migrazioni, che dovrebbe ridurre i cosiddetti movimenti secondari, anche grazie a procedure accelerate di esame delle richieste d’asilo, da realizzare in centri ad hoc.

La Croazia ne ha già uno attivo, a Dugi Dol e valuta di realizzarne un secondo, nella vecchia base militare di Željava. È stato inoltre confermato che continueranno a operare anche pattuglie miste croato-slovene. «Quest’anno sono state più di 400», ha calcolato Matoz. E i due Paesi hanno concordato che si deve puntare anche su registrazione sistematica, raccolta dei dati biometrici e rimpatrio dei migranti irregolari.

 

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