Scandalo spyware in Serbia prima delle elezioni, spiati studenti e oppositori

Le indagini di Citizen Lab e Share Foundation svelano l'uso di Pegasus contro gli attivisti pro-democrazia: scontro totale tra Vučić e le opposizioni a un mese dal voto

Stefano Giantin

Un potenziale scandalo di grandi dimensioni, che getta ombre lunghissime sulle imminenti elezioni anticipate, che con alta probabilità si terranno il prossimo 25 ottobre. Al centro del caso, loro malgrado, attivisti del movimento degli studenti – gli sfidanti più accreditati dell’attuale classe politica al potere – ma anche deputati dell’opposizione, che sarebbero stati oggetto di intercettazioni illegali attraverso sofisticati spyware”, generalmente di esclusivo dominio di governi o agenzie statali e servizi segreti.

Oppositori spiati

Accade non in Russia o in Bielorussia, o in qualche regime autoritario, bensì in Serbia, Paese balcanico che guarda all’Unione europea. Ma la cui immagine potrebbe essere incrinata da pesanti rivelazioni di autorevoli organizzazioni di ricerca indipendenti, come la serba Share Foundation e i canadesi del Citizen Lab, che hanno sostenuto che almeno 14 oppositori serbi sarebbero stati spiati nei mesi scorsi.

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Il Citizen Lab ha confermato almeno un caso, quello di «un membro del movimento di protesta degli studenti, che ha richiesto l’anonimato», preso di mira in maniera assai sofisticata via spyware Pegasus”, con un attacco «zero click», ovvero senza che l’utente potesse in qualsiasi modo accorgersi di essere stato preso di mira.

Come avrebbero fatto

Con alta probabilità sarebbe stato sfruttato un buconel software Messages utilizzato sugli Iphone di Apple, problema poi risolto dalla Mela con l’update 18.4.1.

Quello testimoniato da Citizen Lab sarebbe tuttavia solo la punta dell’iceberg. La Share Foundation, da anni in prima fila in Serbia sul fronte delle libertà digitali, ha infatti evocato «almeno 14 casi» simili, aventi come bersaglio attivisti del «movimento degli studenti, rappresentanti della società civile e anche un deputato dell’opposizione», Radomir Lazović, allertati ad agosto dalla stessa Apple via sistema Apple Threat Notification”, che avvisa possibili vittime di intercettazioni o spionaggio illegale.

Successive verifiche tecniche hanno confermato, ha specificato la fondazione, che nei loro cellulari erano stati infilati «spyware aggressivi», mettendo così sotto monitoraggio illegale «il movimento pacifico e pro-democrazia prima del ciclo elettorale del 2026», ovvero anche durante le elezioni locali della scorsa primavera.

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La protesta degli studenti a Belgrado il 15 marzo dello scorso anno (foto Epa)

Fra le vittime, Milica, studentessa di Niš, che si è detta scioccata dopo aver compreso che l’attacco avrebbe esposto «la mia intera vita, non solo le riunioni con gli studenti: non è normale quanto accade». Sulla stessa linea il suo collega Ognjen Rašić, che ha sostenuto che gli attacchi sarebbero collegati al loro impegno sul fronte delle prossime elezioni e in chiave anti-brogli, fatto che avrebbe «disturbato i partiti al potere». E non è la prima volta che la Serbia viene messa sul banco degli imputati. Casi simili, secondo Amnesty International, si sarebbero verificati – attraverso lo spyware NoviSpy e Cellebrite – anche tra 2024 e 2025.

A chi interessa?

Ma chi c’è dietro? Non hanno dubbi i partiti d’opposizione. «Questo scandalo dimostra cosa diventa uno Stato quando è usurpato da un tiranno senza scrupoli», ha attaccato il Partito Democratico (Ds), sostenendo che il presidente Aleksandar Vučić avrebbe in pugno «polizia, servizi, procure, soldi pubblici e tecnologie di controllo, trasformate in armi».

E le voci su quanto accade a Belgrado sono arrivate anche oltreoceano. Di caso «inaccettabile» ha parlato il membro, repubblicano, del Congresso Usa Joe Wilson.

Completamente opposta la versione di chi oggi governa la Serbia, con l’ex premier e oggi presidente del Parlamento, Ana Brnabić, che ha sostenuto di «non credere a una parola» di quanto denunciato da studenti e Share Foundation.

Mentre i servizi serbi hanno parlato di «mero sensazionalismo di poco conto», mentre lo stesso Vučić ha precisato che si tratta di accuse «senza alcuna prova» e lo ammetterebbero gli stessi interessanti. Aggiungendo di essere stato lui sì vittima di intercettazioni illegali, ai tempi in cui era ancora all’opposizione. Se però il quadro fosse confermato, sarebbe «inaccettabile», ha ammonito quella Ue a cui la Serbia aspira.

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