Serbia, il pentito di Vučić accusa: «Così compravamo i voti»
Momčilo Marjanović, ex membro del sistema, ha strappato il velo al sistema clientelare che sarebbe stato creato dal Partito progressista (Sns) di Vučić. Nell’intervista video pure la denuncia del pagamento di manovalanza violenta

Un pentito con nome e cognome, ex membro del “sistema” ma uscitone perché a suo dire ne era disgustato, si presenta davanti alle telecamere.
E a meno di due settimane da elezioni importantissime, quelle del 25 ottobre in Serbia, svela quanto avrebbe osservato e sperimentato in prima persona.
Lo fa strappando il velo al sistema clientelare che sarebbe stato creato dal Partito progressista (Sns) di Vučić nel corso degli anni, riferendo di presunte manipolazioni elettorali, abuso massiccio delle imprese pubbliche come “banche” per dare soldi e lavoro in cambio di voti. E parlando della manovalanza violenta, di luoghi come Ćacilend, di sgherri ben pagati per creare disordini, pronti a tutto – anche all’uso delle armi.
Sono queste le denunce pubbliche di Momčilo Marjanović, 54 anni, ex membro e attivista dell’Sns, originario di Kikinda. Marjanović che, in una lunga video-intervista concessa al portale Balkan Investigative Reporting Network (Birn), ha lanciato accuse pesantissime.
In 46 minuti – il video, subito virale, è disponibile su YouTube – Marjanović ha prima ammesso le proprie colpe, confessando di essere stato assunto per lavorare, ma solo fittiziamente, presso un’azienda pubblica di Novi Sad. Si sarebbe trattato infatti di un «posto di lavoro fantasma», uno dei tanti stratagemmi che sarebbero utilizzati per pagare “mercenari” utili all’élite oggi al potere, ha sostenuto l’uomo. Marjanović, in realtà, avrebbe ricevuto il salario e degli extra dal capo di un’altra municipalizzata, per svolgere ben altri compiti.
Fra essi, portare persone a raduni Sns per fare massa, «proteggere» sedi del partito di Vučić durante proteste antigovernative, gestire «un gruppo di una decina di persone», per passare all’azione nei luoghi più critici «come Ćacilend», l’accampamento dei pro-Vučić nel cuore di Belgrado e «a proteste dove, dall’altra parte, c’erano studenti o opposizione».
Per pagare questi servizi, Marjanović sostiene di aver ritirato in contanti, negli uffici di una municipalizzata di Novi Sad, un totale tra i 350 e i 400.000 euro dal novembre 2024, in pratica dalla tragedia alla stazione di Novi Sad e dall’inizio delle proteste, denaro che avrebbe poi distribuito agli uomini da lui reclutati.
Quando impiegato a Ćacilend, avrebbe ricevuto per sé 500 euro, per i suoi uomini 200 al giorno. Marjanović ha sostenuto di aver partecipato o assistito anche ad aggressioni contro gli studenti. E a infiltrazioni nel loro movimento, cioé ad azioni violente organizzate per addossare la colpa ai giovani indignados. Marjanović ha parlato poi del “lavoro” di «garantire voti sicuri» all’Sns, un sistema che sarebbe capillare, a suo dire. «Prima delle elezioni» tutti i membri Sns «ricevono delle liste» con elettori da spingere a mettere la X sul simbolo del partito.
Il suo compito sarebbe stato quello di garantire, anche con metodi violenti, che «quelle persone» andassero al seggio e votassero Vučić. Gli impiegati pubblici sarebbero stati ricattati – «se non lo fate, perdete il lavoro» – e ad altri sarebbero state passate bustarelle, da 100 euro o più.
Ancora più inquietante, la descrizione di quanto Marjanović sostiene di aver osservato dentro Ćacilend, tra cui uomini armati, alcuni dei quali dediti all’uso di droghe e alcol, pronti, secondo il testimone, a ricorrere alla violenza contro i manifestanti.
Il 15 marzo 2025, durante la più massiccia protesta degli studenti, la polizia avrebbe inoltre avvertito i filo-Vučić di Ćacilend di tapparsi le orecchie, prima del presunto uso di un “cannone sonoro” contro la folla. E almeno un centinaio di persone, secondo la sua testimonianza, sarebbe stato armato di pistole, spesso ostentate. Solo un caso avrebbe evitato «il caos» e lo «spargimento di sangue».
Secondo l’autorevole settimanale Vreme, le denunce di Marjanović presenterebbero significative corrispondenze con gli elementi raccolti in una precedente inchiesta della rivista sul “cannone sonoro”.
Nessuna risposta ufficiale, per ora, dall’Sns. Il dirigente della municipalizzata chiamato in causa, tal Nenad Barac, ha invece rifiutato di rispondere alle domande di Birn. Serve subito un’indagine per far luce sulle accuse, l’appello degli avvocati Vladimir Terzić e Božo Prelević, mentre il gruppo legale Ustavobranitelji ha presentato denuncia ieri contro l’attuale presidente Sns, Vučević e Barac.
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