Serbia, il movimento studentesco nel mirino della magistratura per il cannone sonoro
L’ipotesi di accusa: furono i giovani stessi a simulare l’uso del dispositivo acustico nel corteo del marzo 2025. In molti si rivolsero agli ospedali per problemi all’udito o vertigini. Ma il ministro evoca il reato di terrorismo

È stato il momento più delicato e inquietante dell’ondata di proteste in Serbia che ha visto gli studenti in prima linea quasi da subito nel movimento nato per reazione alla tragedia di Novi Sad. Il 15 marzo 2025 centinaia di migliaia di persone avevano occupato le strade di Belgrado per protestare contro il presidente Aleksandar Vučić e il governo, e chiedere giustizia per la tragedia della pensilina della stazione di Novi Sad, appena ristrutturata, crollata causando 16 vittime.
15 marzo 2025, dunque. All’improvviso, calata ormai la sera, nella centralissima via Terazije fino a piazza Slavija la folla si “apre” all’unisono, colta dal terrore. In tanti subito dopo raccontano di aver percepito come lo sferragliare di un treno o il boato di un aereo invisibile; molti si rivolgono agli ospedali per problemi all’udito, vertigini o mal di testa. Poi emerge l’ipotesi di un presunto misterioso “cannone sonoro” - un dispositivo acustico a alta potenza usato per emettere suoni estremamente forti e direzionali - utilizzato contro i manifestanti pacifici: scenario sempre negato dalle autorità al potere.
Ma ora si sta aprendo un nuovo capitolo della vicenda: la magistratura di Belgrado ha annunciato una possibile, incredibile svolta nei fatti di quel 15 marzo. L’Alta Procura della capitale (Vjt) sta infatti indagando su un’ipotetica «simulazione» dell’uso del cannone sonoro, sorta di pericolosa ammuina che sarebbe stata ordita dagli studenti stessi per creare il caos in Serbia, imputando il tutto a Vučić e alle autorità. Vjt ha sostenuto di aver raccolto indizi in questo senso, confiscando materiali delle riunioni dei giovani risalenti al gennaio 2025. Già all’epoca il movimento avrebbe «discusso del cannone sonoro», per poi «addestrarsi» nella simulazione vera e propria che sarebbe stata inscenata il 15 marzo: questo il sospetto. L’obiettivo, si legge in una nota della Procura, sarebbe stato scioccare «l’opinione pubblica nazionale e straniera», garantirsi una forte «reazione di Bruxelles», ma soprattutto accusare implicitamente le autorità di aver usato il cannone contro una folla pacifica, così da «provocare paura tra la gente e rivolte per il rovesciamento dell’ordine costituzionale». Se le accuse fossero provate, «ci sono elementi» che configurano anche il reato di «terrorismo», ha detto il ministro serbo della Giustizia, Nenad Vujić.
Durissimo il commento dell’ex premier e attuale presidente del Parlamento, Ana Brnabić. Gli studenti «avevano pianificato la storia del cannone sonico per dimostrare che Vučić è un mostro che spara alle spalle del suo stesso popolo» e «provocare una guerra civile», ha sostenuto. E Vučić? Si è limitato a «ringraziare» i servizi segreti russi che, in una loro indagine, avevano assicurato che a Belgrado non fu usato alcun cannone sonoro contro la folla.
Le accuse contro gli studenti hanno indignato il fronte anti-Vučić. È la «ennesima menzogna e di un diversivo per distogliere l'attenzione dalla questione essenziale: cosa ha scatenato il caos tra i cittadini riuniti?» in piazza, le parole del movimento studentesco. «Il governo vuole creare un clima di emergenza, intimidire la popolazione e fornire un alibi per un eventuale divieto di attività alle organizzazioni di opposizione e studentesche», ha commentato lo storico quotidiano di opposizione, Danas. «Le vittime non possono essere trasformate in colpevoli», ha aggiunto l’ex giocatore della nazionale di volley Marko Samardžić: trascorse 21 giorni in ospedale dopo esser stato investito dal “cannone sonoro”.
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