La "Nazione della Gen Z" sul Danubio: teenager fondano lo Stato di Gapla tra Serbia e Croazia
Nuovo esperimento di micro-nazione su alcune decine di ettari di "terra nullius" contesa dai tempi della guerra degli Anni Novanta. Il progetto dei diciottenni guidati dal presidente Täks e dalla ministra Amalia Battle: passaporti pronti, criptovalute e sbarco fissato. Ma Zagabria promette le maniere forti come con Liberland e Verdis

Una proliferazione di pseudo-staterelli senza speranze di riconoscimento internazionale, che nascono su un confine che fu caldissimo durante la guerra nell’ex Jugoslavia negli Anni Novanta. E ancor oggi è un problema reale tra due capitali, Belgrado e Zagabria, che continuano a guardarsi in cagnesco. È quanto accade su quel tratto del Danubio che fa da frontiera naturale tra Serbia e Croazia, area contesa e dalla delimitazione incerta per mancanza di un accordo tra i due Stati. Un territorio che proprio per questo sta diventando una vera e propria incubatrice per controversi esperimenti statuali, auto-dichiarate micro-nazioni. L’ultimo risponde al nome degli Stati federati di Gapla che, sul sito ufficiale, si definiscono «una comunità globale diversificata che sta costruendo una bella, nuova nazione su alcune decine di ettari di terra sul Danubio».
La nuova entità potrebbe essere battezzata come la “nazione della Gen Z”, dato che dietro il progetto ci sono quasi solo teenager. Come si evince dalle mappe postate su my.gaplagov.org, il sito corrisponde invece a due appezzamenti di terreno boscati e disabitati, sulla sponda controllata dalla Croazia, praticamente di fronte alla cittadina serba di Apatin. Si tratterebbe, secondo i fondatori di Gapla, di due «pezzi di terra non rivendicati da Serbia e Croazia» e dunque destinati ad accogliere persone disposte a trasferirvisi «per aiutarci a costruire e popolare il nostro Stato». Gapla si proclama fondata nel 2019, «solo su carta». Ma ha annunciato ora la «prima spedizione» nelle terre ambite, per piantare la bandiera blu, croce rossa e stella gialla su campo azzurro, mentre «l’inizio della residenza permanente è previsto nel giugno 2031».
Ma chi c’è dietro l’iniziativa? «Siamo un gruppo di teenager di 17 anni e abbiamo l’intenzione di appropriarci di uno dei pochi pezzi di terra non rivendicati» da Stati veri, spiega uno dei video diffusi da Gapla sui social. Protagonista dello spot è Amalia Battle, “ministra” delle Relazioni pubbliche di Gapla. Gapla che, secondo gli organizzatori, avrebbe nel frattempo concesso «migliaia di cittadinanze», «stampato i passaporti», ottenuto persino «il riconoscimento tacito di Taiwan». E accumulato un tesoretto attraverso il lancio di una propria criptovaluta. Gapla che ha anche un presidente: il giovane Hendrik Täks, che promette di regnare su un «luogo che accetta tutti e che coltiva apertura mentale, diversità e leadership per le future generazioni». Solo una boutade? Potrebbe esserlo, ma i precedenti suggeriscono altro. Tutti ormai conoscono il caso di Liberland, la prima micro-nazione autoproclamata già nel 2015 sulla “terra nullius” tra Serbia e Croazia, al centro di ripetuti incidenti e tensioni con la polizia di Zagabria durante tentativi di occupare i terreni ambiti dal fondatore Vít Jedlička. Poi, nel 2023, è stata la volta di Verdis, solo 0,501 kmq di estensione, sempre sul Danubio, con le autorità croate di nuovo a usare le maniera forti per cacciare gli “occupanti”, che avevano tentato di impadronirsi del loro Stato immaginario.
Ma i Balcani in generale sembrano essere terreno fertile per iniziative visionarie. A fare scalpore, nel 2024, era stata l’uscita del premier albanese Edi Rama, che aveva annunciato il suo beneplacito alla nascita a Tirana dello Stato sovrano dell’Ordine Bektash, una sorta di Vaticano della setta islamica moderata sufi dei Bektashi, idea poi rimasta nel cassetto. Prima ancora il paesino macedone di Vevcani aveva dichiarato la sua “indipendenza”, nel 1987 e nel 1991, ai tempi del crollo della Jugoslavia.
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