L’ombra dell’operazione ibrida: tensione fra Serbia e Montenegro

Podgorica rispedisce indietro un charter da Belgrado: passeggeri «ad alto rischio per la sicurezza nazionale»

Stefano Giantin
Le foto diffuse dalla polizia del Montenegro sul fermo dei passeggeri
Le foto diffuse dalla polizia del Montenegro sul fermo dei passeggeri

In Montenegro, piccolo Paese adriatico in pole position per l’ingresso nella Ue, fervono i preparativi per il grande summit Ue-Balcani, in programma venerdì, con ospiti d’onore del calibro di Ursula von der Leyen, Antonio Costa, Merz, Macron e Meloni.

Ma alla vigilia dell’evento – creando un caso spinoso e dalle proporzioni esagerate – dalla vicina Serbia arriva un controverso “regalo”: un aereo con 90 passeggeri, tutti uomini, muscolosi e tatuati, con potenti radio e walkie-talkie in valigia.

Bloccati dalla polizia all’aeroporto di Tivat, vengono rispediti in patria dopo essere stati bollati come individui ad «alto rischio per la sicurezza nazionale», perché forse parte di una operazione «ibrida», è il sospetto.

La protesta studentesca riaccende lo scontro fra Belgrado e Zagabria
La redazione

Belgrado reagisce allora stizzita, prima attuando controlli a tappeto su tutti i maschi che dal Montenegro entrano in Serbia; e poi sconsigliando al presidente della Serbia Aleksandar Vučić – attraverso i servizi segreti serbi – di partecipare al summit Ue, perché la sua vita sarebbe a rischio. Sono questi i contorni del più che controverso caso che sta scuotendo i rapporti, sempre delicati, tra Serbia e Montenegro. E che getta ombre lunghe sul summit Ue-Balcani.

La miccia, come detto, è la decisione delle autorità di Podgorica di bloccare all’aeroporto internazionale di Tivat 87 serbi appena atterrati su un charter Air Serbia. Controllati per ore, i passeggeri sono stati rispediti a Belgrado dopo essere stati «identificati come persone di interesse per la sicurezza».

E dopo che i servizi montenegrini avevano stabilito che «la loro permanenza in Montenegro» avrebbe rappresentato una minaccia alla «sicurezza nazionale», ha fatto sapere la polizia. Ma chi erano, i respinti? Semplici «turisti», hanno assicurato i media filogovernativi a Belgrado.

Ma tra loro ci sarebbero stati «personaggi che hanno partecipato a contromanifestazioni» violente «contro gli studenti» in Serbia e altri con “collegamenti” «con il partito al potere» a Belgrado, ha svelato la giornalista montenegrina Jelena Jovanović.

Sull’aereo, anche otto giovani che avevano partecipato a «missioni di osservazione elettorale» al voto locale in Serbia a marzo, ha sostenuto da parte sua l’autorevole organizzazione Crta, mentre la stessa polizia di Podgorica ha parlato di alcuni «elementi con precedenti criminali e atti di violenza». Le forze dell’ordine montenegrine hanno fermato anche due pullman in arrivo dalla Serbia.

Di certo, oltre a una potente radio marittima e a ricetrasmittenti, nei bagagli dei presunti “turisti” serbi è stato ritrovato anche un grande striscione con lo slogan «Srbija pobedjuje», la Serbia vince, l’attuale motto del fronte filo-Vučić in Serbia, che si contrappone a quello «gli studenti vincono», del blocco anti-governativo.

L’obiettivo degli 87? Impossibile da stabilire con certezza; ma il gruppo potrebbe esser stato incaricato di organizzare raduni “spontanei” pro-Vučić a cavallo del summit, secondo una delle ipotesi che circolano.

La reazione informale di Belgrado non si è fatta attendere. Le autorità serbe hanno iniziato a trattenere per controlli cittadini montenegrini a valichi stradali – dove si sono formate lunghissime code – e stesse misure all’aeroporto di Belgrado.

E la Bia, l’agenzia per la sicurezza nazionale di Belgrado, ha annunciato che a Vučić gli 007 serbi hanno ufficialmente sconsigliato di recarsi in Montenegro per il vertice Ue-Balcani occidentali causa «un elevato rischio per la sicurezza legato alle attività di gruppi criminali e servizi segreti stranieri». Ma Vučić ha assicurato che al summit di oggi ci sarà.

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