La protesta studentesca riaccende lo scontro fra Belgrado e Zagabria

L’ex premier serba: giovani in piazza istruiti dalla Croazia

Stefano Giantin

Tra accuse e contraccuse, sta creando non pochi contraccolpi - e non solo nel Paese ma anche sull’asse Belgrado-Zagabria - la polemica esplosa dopo la grande manifestazione popolare organizzata dal movimento degli studenti a Belgrado sabato scorso. Una prova di forza del blocco antigovernativo in Serbia che sembra avere innervosito non poco la leadership al potere in Serbia.

Alla protesta «hanno partecipato «tra le 180 mila e le 190 mila persone», ha informato l’Arhiv javnih skupova, organizzazione di esperti che tradizionalmente misura con criteri scientifici il numero di partecipanti ai raduni in Serbia. «Menzogne», ha replicato l’obiettivo numero uno degli indignados serbi, il presidente Aleksandar Vučić. Che ha aggiunto stizzito: «Ma io non ho nessun problema», si può pure dire che a piazza Slavija «erano tre milioni». «Mi interessa solo sapere a chi vendono queste bugie e mi chiedo se non si vergognano», ha commentato Vučić riferendosi agli studenti.

Ma ben più dura e assai poco diplomatica è stata l’ex premier Ana Brnabić, oggi presidente del Parlamento, durante la protesta di sabato in visita proprio a “Ćacilend”, come viene chiamato l’accampamento dei filo-Vučić piantato nel parco tra Parlamento e Presidenza. I “blokaderi”, dispregiativo per gli studenti e i loro sostenitori, «ottengono istruzioni direttamente dall’estero», ha esordito Brnabić. E da dove arriverebbero quelle istruzioni? Da Zagabria, ha accusato l’ex premier tirando fuori dal cassetto le vecchie accuse di chi governa a Belgrado su una presunta rivoluzione colorata. La Croazia, ha poi sostenuto Brnabić, sarebbe stata superata per pil dalla Serbia, «per numero di autostrade e superstrade; noi abbiamo ferrovie veloci e loro no» e inoltre «sono spaventati dai nostri missili supersonici» comprati dalla Cina. Dunque, «il loro interesse strategico è quello di aiutare chiunque in Serbia» pur di «rovesciare Vučić».

Le uscite sopra le righe di Brnabić hanno provocato un giustificato irrigidimento a Zagabria. A replicare è stato l’omologo croato di Brnabić, Gordan Jandroković, che ha parlato di affermazioni «completamente senza senso». Meglio che Belgrado «si occupi dello Stato e della democrazia in Serbia», invece di inviare messaggi «da Grande Serbia», ha aggiunto. «La Croazia non s’immischia negli affari» di un altro Paese, ha fatto eco anche la presidente del Consiglio nazionale croato in Serbia, Jasna Vojnić.

Ma invece che rientrare, la nuova tensione si è acuita. La miccia è stata un’altra frasetta buttata là da Brnabić agli studenti serbi: «Se non vi piace la Serbia andatevene, le porte della Croazia sono aperte». «Grazie per l’invito, ogni pubblicità è positiva» e l’anno scorso «25 mila serbi si sono già trasferiti in Croazia» per lavoro, ha risposto a quel punto il ministro croato dell’Economia Ante Šušnjar. Immediata e tagliente la controreplica: «Ecco di nuovo l’ustascia» del Movimento patriottico, la formazione di destra al governo assieme all’Hdz.

 

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