La Serbia va verso le elezioni anticipate, le opposizioni cercano strategie anti-Vučić
L’ipotesi è il voto in autunno-inverno, ma il presidente, il cui mandato scade nel 2027, punta alla poltrona di primo ministro. Il sondaggista Demostat avverte: «Solo una lista unica ha delle chanche contro il partito di governo»

Cresce, in Serbia, l’attesa per potenziali elezioni anticipate da mettere in agenda in autunno-inverno. C’è un presidente, Aleksandar Vučić, da mesi nel mirino delle piazze, che allude ancora una volta alle proprie dimissioni ma allo stesso tempo rilancia facendo capire che ambisce alla poltrona di premier. Ci sono gli studenti, anima del movimento di protesta, che nel frattempo continuano a lavorare alla loro futura Studentska Lista. Ma ci sono anche le opposizioni che si dividono sull’appoggio ai giovani, tra chi vuole correre da solo, chi evoca un’alleanza europeista e chi apre anche in Serbia a un listone unico degli anti-Vučić, come l’opposizione guidata da Tisza che ha sconfitto Viktor Orbán in Ungheria.
Dalla poltrona di presidente a quella di primo ministro
È grande la confusione sotto il cielo, a Belgrado. Nella capitale serba si continua infatti a discutere sulle reali intenzioni del presidente Vučić, che ha appunto nuovamente annunciato di volersi presto dimettere dalla carica che detiene dal 2017. Il suo mandato scade nel 2027 e non può ricandidarsi. «Ho già iniziato nella sede della Presidenza a impacchettare i libri, ne ho tanti, devo decidere dove spostarli», ha maliziosamente affermato il leader serbo aggiungendo di volersi «dimettere forse prima» dei tre-quattro mesi evocati in precedenza. Ma non di lasciare il potere, bensì di voler puntare alla carica di primo ministro, da conquistare al voto parlamentare anticipato.
Tutto dovrebbe essere più chiaro il 27-28 giugno, a un grande raduno dei sostenitori di Vučić a Belgrado. Di certo, l’obiettivo del presidente è quello di rimanere al potere, evitando che il movimento degli studenti superi l’Sns, il partito di Vučić. E dietro il movimento, ha rincarato ancora lo stesso Vučić, si nasconderebbero poteri che «vogliono rovesciare lo Stato per conto di altri», l’evocazione dello spettro della rivoluzione colorata.
Le opzioni delle opposizioni
Possibilità che la Lista degli studenti possa prevalere? Lo scorso febbraio un sondaggio di Nspm dava gli studenti al 41%, contro il 35% dell’Sns. Secondo un’altra rilevazione, più recente, di Faktor Plus, l’Sns sarebbe tuttavia ancora intorno al 46%, contro un 29% per la futura Studentska Lista, con un 9% a un’alleanza dei partiti di opposizioni pro-Ue e il 5% ai Socialisti.
E l’opzione ungherese, quella di una grande coalizione contro Vučić e il suo Sns, gestita dagli studenti con i partiti di opposizione a sostenerli evitando i rischi di correre direttamente alle urne? Se ne è parlato, se ne parla ancora. Ma al momento l’ipotesi appare di difficile realizzazione, anche se non del tutto irrealistica. Lo confermano, ad esempio, le mosse del partito Libertà e Giustizia (Ssp) di Dragan Djilas, che ha annunciato di voler partecipare alla competizione elettorale con una «lista pro-Unione europea che includa i partiti che vogliono la Serbia nella Ue», come Srce, Psg e Nps, limitandosi a una partnership con gli studenti «dopo il voto», in caso di vittoria. Narodni pokret (Nps), da parte sua, ha confermato la presenza suggerendo che «un fronte unico» delle opposizioni sarebbe la via ideale. «La posizione dell’Nps è che la soluzione migliore sia l’azione sinergica della lista studentesca con i partiti di opposizione, un clima del genere infonderebbe maggiore fiducia nei cittadini», ha precisato il vicepresidente del partito, Djordje Stanković.
Bisogna sostenere la Lista degli studenti contro «un regime mafioso», è l’opposta strategia annunciata invece dal Partito Democratico (Ds), in una lettura condivisa da Zeleno-levi Front (Zlf), mentre molti altri partiti devono ancora esprimersi. «Sulla base delle nostre ricerche, solo una lista unica ha delle chance contro l’Sns e i suoi partner di coalizione», ha però avvertito il direttore di Demostat, Zoran Panović.
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