Quando le donne sconfissero i turchi: la battaglia dimenticata di Babji Klanec

L’importanza dell’esito della battaglia di Vienna fu duplice: da una parte portò l’impero ottomano a rinunciare all’espansione a occidente e nei Balcani e dall’altra creò quel bivio della storia d’Europa in cui la nostra civiltà è cresciuta e ha prosperato fino ad oggi

David Mazzerelli

Le verdi e dolci colline della Stiria del Sud dovettero apparire come un miraggio ai pellegrini e ai soldati impegnati nelle prime crociate verso la Terra Santa. Nel XII secolo i combattenti cristiani cercavano ancora la via migliore per raggiungere Gerusalemme, una meta che credevano di aver già toccato, almeno nel profondo del loro spirito, proprio in questo angolo incantevole dell’attuale Slovenia. Sulla cima della collina più alta, i cavalieri eressero una cappella dedicata alla Madonna e battezzarono il villaggio con il nome di Jeruzalem.

L’aura di sacralità del luogo spinse il signore del posto, Federico di Ptuj, a donare Jeruzalem ai crociati, che si impegnarono a preservarne a lungo la tradizione come meta di pellegrinaggio.

 

Ancora oggi, il bianco campanile della chiesa barocca di Maria Addolorata — costruita nel XVII secolo al posto della vecchia cappella crociata — si staglia riconoscibile anche da lontano, circondato da vigneti a perdita d’occhio.

Sull’altare principale si conserva un’icona della Madonna, che secondo la tradizione fu portata qui proprio dai pellegrini, in segno di gratitudine per il loro ritorno sani e salvi dalla Terra Santa.

 

Per combattere i musulmani, tuttavia, gli abitanti del luogo non dovettero attraversare il Mediterraneo. Qui a Jeruzalem si svolse una battaglia poco conosciuta, una delle tante tra cristiani e turchi: quella della gola di Babji Klanec, in cui le donne del villaggio scacciarono gli invasori nel 1664. L’episodio si inserisce nel quadro più ampio della Battaglia del San Gottardo, di cui Babji Klanec rappresentò un’appendice dal sapore un po’ leggendario.

Era il 1° agosto 1664 quando, nel corso della guerra tra l’impero asburgico di Leopoldo I e l’impero ottomano, si combatté la Battaglia di San Gottardo presso Mogersdorf, oggi in territorio austriaco.

Le forze asburgiche, guidate dal generale Raimondo Montecuccoli, sconfissero l’esercito della Sublime Porta, mettendo fine alla minaccia ottomana in quella regione. La vittoria cristiana portò alla firma del Trattato di Vasvár nello stesso anno, che sancì il predominio asburgico sull’Ungheria occidentale.

La Battaglia di San Gottardo segnò un momento cruciale nella storia militare europea: per la prima volta da decenni, l’impero ottomano dimostrò di non essere invincibile. L’esito della battaglia ridisegnò gli equilibri di potere in Europa e rafforzò la posizione dell’Austria.
La notizia della disfatta ottomana giunse rapidamente fino alle tranquille colline di Jeruzalem: i turchi in ritirata saccheggiavano e incendiavano per vendetta ogni villaggio che incontravano lungo il cammino. Donne e bambini si rifugiarono nella chiesa di Maria Addolorata, i pochi uomini rimasti erano infatti per lo più anziani e molti altri erano impegnati nella battaglia di Mogersdorf o erano già caduti in precedenti scontri. Le incursioni turche nella regione non erano solo leggenda: si raccontavano storie di atrocità e distruzioni in tutto il territorio. I turchi non avevano però fatto i conti con le donne della Prlekija (la regione nel nord-est della Slovenia tra i fiumi Drava e Murache) che godevano di una grande fama di coraggio, forza e instancabile operosità.

Appena i turchi iniziarono a salire la collina di Jeruzalem, una ragazza di nome Gera, il cui marito era già caduto in battaglia contro gli ottomani, si caricò un’ascia sulle spalle. Decisa a difendere il villaggio, radunò volontari e, soprattutto, volontarie. L’idea era di tendere un’imboscata ai soldati ottomani in una gola lì vicino. Il comandante turco si rese presto conto di essere caduto in trappola: da entrambi i lati della gola di Babji Klanec le donne fecero rotolare enormi massi, che gettarono nel panico i cavalli. Subito dopo si abbatté su di loro una nube di sabbia bollente e carbone ardente, che confuse ulteriormente i soldati del Sultano, incapaci di capire da dove arrivassero gli attacchi.
Quando la ritirata sembrò l’unica via d’uscita, le donne di Babji Klanec sfoderarono l’ultima, sorprendente arma: un toro imbizzarrito, lanciato contro i turchi in fuga. La collina di Jeruzalem era salva. Il campanile poté finalmente suonare a festa.

Un grande castagno

Secondo la leggenda, il corpo del comandante ottomano, quello del suo cavallo e di alcuni soldati furono sepolti sotto un grande castagno. Si narra che il dolore inflitto dai turchi potrà essere perdonato soltanto quando un turco porterà una scimitarra d’oro e la conficcherà ai piedi dell’albero.
La gigantesca pianta esiste ancora oggi ed è uno degli hotspot più fotografati della regione.

Al di là dei contorni leggendari, la battaglia di Babij Klanec e, soprattutto, quella di San Gottardo, si inserisce in un quadro ben più ampio: grazie alla vittoria di Mogersdorf, l’Austria ebbe il tempo di organizzarsi, fortificarsi e prepararsi militarmente al celeberrimo scontro del 1683, quando l’impero ottomano venne duramente sconfitto dalle truppe alleate di Giovanni III Sobieski. L’importanza dell’esito della battaglia di Vienna fu duplice: da una parte portò l’impero ottomano a rinunciare all’espansione a occidente e nei Balcani e dall’altra creò quel bivio della storia d’Europa in cui la nostra civiltà è cresciuta ed ha prosperato fino ad oggi.

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