Zagabria, la destra rilancia: croati da tutelare in Bosnia
Il Movimento patriottico chiede una circoscrizione elettorale dedicata

Un importante partner di governo si mobilita in patria - in Croazia - forse in maniera un po’ goffa, su uno dei temi più delicati da trattare nei Balcani, quello della presunta insufficiente rappresentanza politica per i croati in Bosnia. E mette così in seria difficoltà il primo ministro e l’esecutivo nel suo insieme, che cerca di minimizzare anche per schivare inevitabili tensioni con Sarajevo.
Accade in Croazia, dove sta tenendo banco una controversa mossa del Domovinski pokret (Dp, destra radicale), che ha fatto appello al Parlamento di Zagabria a considerare quanto prima e poi a sostenere una Dichiarazione elaborata dal Movimento Patriottico, che mira alla creazione di una «circoscrizione elettorale croata nella Federazione» bosgnacco-croata in Bosnia-Erzegovina che, assieme alla Republika Srpska, forma l’entità statuale del Paese.
Le premesse sono importanti. Secondo il Dp, infatti, gli accordi di Dayton non sarebbero stati adeguatamente applicati a tutela dei croati di Bosnia, «costretti, contro la loro volontà maggioritaria, a rinunciare alla loro identità nazionale croata in Bosnia-Erzegovina, a differenza dei serbi». E obbligati, secondo il Movimento Patriottico, a una convivenza politica forzata nella Federazione con una «popolazione di gran lunga più numerosa, quella dei bosgnacchi» musulmani.
Il sottinteso è chiaro e ricalca posizioni già prese più volte in passato dai croato-bosniaci, che sarebbero discriminati politicamente in Bosnia, senza un’adeguata rappresentanza nella Federazione. Serve dunque una «unità elettorale» croata in Bosnia, la richiesta del Dp. E la Croazia, in quanto firmataria degli Accordi di Washington e di Dayton, ha l'obbligo e il dovere di «difendere ufficialmente i croati in Bosnia ed Erzegovina», è la chiamata alle armi del Dp al governo di cui fa parte, al Parlamento e pure al presidente della Repubblica. «Così come i serbi in Bosnia-Erzegovina, in quanto popolo costituente, hanno il diritto e l'opportunità di eleggere sovranamente i propri rappresentanti nazionali, anche ai croati va riconosciuto questo diritto. Non chiediamo la benevolenza di nessuno, solo il nostro diritto sovrano», si legge ancora nella Dichiarazione firmata dal presidente del partito, Ivan Penava.
La mossa del Movimento Patriottico sta creando non pochi mal di testa al premier croato conservatore, Andrej Plenković, e inevitabili mal di pancia in Bosnia, dove la stabilità si regge su complessi e delicati bilanciamenti. «Non sapevo di questa iniziativa», ha messo le mani avanti il leader del partito conservatore Hdz, che ha aggiunto che Zagabria, da quando il suo partito è al potere, «si prende cura degli interessi dei croati in Bosnia-Erzegovina».
«Nessun altro governo ha fatto quanto noi negli ultimi dieci anni», ha aggiunto ancora Plenoković. Che ha poi criticato esplicitamente il Dp, che avrebbe lanciato la Dichiarazione «per ragioni di visibilità». Ma «per cambiare qualcosa in Bosnia non bastano i croati e la Croazia, è necessario che anche altri concordino», la posizione del premier.
Le polemiche però non si sono spente. La tesi del premier secondo cui il Dp si sarebbe mosso per la propria visibilità «non è fondata», ha replicato a Plenković il deputato Dp Stipo Mlinarić, aggiungendo che la rappresentanza politica croata in Bosnia dovrebbe essere «una questione di interesse nazionale». «Quando si è parte del governo del Paese bisogna muoversi in maniera concordata», ha commentato Hrvoje Zekanović, dell’Hds.
«Nessun dramma», ma del tema bisogna parlare, ha tentato di calmare le acque il vicepremier David Vlajčić (Dp). Dp che ha espresso «posizioni irresponsabili», è la dura critica del politologo Davor Gjenero, che ha sostenuto che la mossa sarebbe da leggere come strategia per «riconquistare peso» politico in Croazia, sulla pelle della stabilità in Bosnia.
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