Serbia, «fuga di capitali»: bloccata Alta Banka

La Banca centrale ritira la licenza al nono istituto di credito del Paese ed è caos. Secondo quanto ha specificato la Nbs, nell’ultimo periodo è «emerso che la situazione finanziaria dell’istituto si è significativamente deteriorata»

Stefano Giantin
La filiale di Alta Banka chiusa
La filiale di Alta Banka chiusa

Dopo il terremoto politico alle urne, uno finanziario, che rischia di squassare il Paese con conseguenze al momento difficili da prevedere. Accade in Serbia, dove la Banca nazionale di Belgrado (Nbs) ha annunciato, nella notte tra venerdì e sabato – probabilmente per evitare scossoni troppo marcati al sistema – di aver «ritirato la licenza» per tutte le operazioni ad Alta Banka a.d. Beograd, la nona più importante banca nazionale, precisando che l’Agenzia nazionale serba per l’assicurazione dei depositi potrebbe presto essere nominata da un tribunale «curatore fallimentare» del grande istituto di credito, si dice assai vicino all’ex classe politica al potere e all’Sns dell’ex presidente serbo Aleksandar Vučić.

Secondo quanto ha specificato la Nbs, nell’ultimo periodo è «emerso che la situazione finanziaria dell’istituto si è significativamente deteriorata», con il rischio di un «ulteriore peggioramento della posizione finanziaria o della liquidità, mettendo così a repentaglio gli interessi dei depositanti».

Di qui la «revoca dell’autorizzazione bancaria», decisa per «tutelare gli interessi dei depositanti e salvaguardare la stabilità del sistema finanziario».

La Nbs ha precisato che nei prossimi giorni garantirà il «pagamento delle somme assicurate» ai clienti della banca, l’equivalente di 50.000 euro per depositante. Ieri le filiali Alta erano chiuse, sulla porta la nota della Nbs; i cambiavalute Alta risultavano ancora aperti. Problemi sono stati invece segnalati da associazioni di consumatori quanto al sistema Alta Pay, sorta di PayPal serbo, che avrebbe iniziato ieri a chiedere con urgenza pagamenti alla sede centrale ai 3.200 sportelli attivi in tutto il Paese. Intanto i quattro vicegovernatori della Banca nazionale hanno invitato la procura competente ad accertare tutti i fatti relativi alla revoca della licenza operativa di Alta Bank.

Ma cosa c’è dietro il caso Alta, banca che si autodefiniva «stabile, sicura e forte», quasi 8.000 dipendenti dichiarati in tutto il gruppo finanziario e un attivo di bilancio di quasi due miliardi di euro?

Dopo il trionfo della Lista studentesca alle urne, domenica scorsa, erano iniziate quasi subito a circolare voci e accuse non confermate su una banca che sarebbe stata usata per trasferire ingenti somme di denaro fuori dai confini nazionali. Subito dopo la sconfitta di Vučić e la vittoria della Studentska Lista «è stato avviato un processo di trasferimento intensivo e accelerato di fondi verso l’estero – nello specifico, verso conti ed entità giuridiche con sede a Mosca e Skopje – laddove la banca in questione, o le parti a essa correlate, detengono partecipazioni nei settori bancario e assicurativo», aveva ad esempio denunciato su X l’avvocato Ivan Ninić, senza nominare espressamente Alta.

Ma «già martedì avevo avvisato la Nbs» e contestualmente presentato «una denuncia alla Procura anti crimine organizzato», ha precisato ieri il legale. Il 29 ottobre era stato invece il leader del Partito democratico (Ds), Srdjan Milivojević, a presentare denuncia e a chiedere indagini sulle più recenti operazioni di Alta. Il 30 ottobre, venerdì, altre evoluzioni. E importanti. «Che ci crediate o no, secondo le ultime informazioni provenienti dalla vicina Serbia, una somma sbalorditiva di oltre 50 milioni di euro viene trasferita dalla sede centrale di Alta Banka a Belgrado verso Alta Banka Macedonia», ha sostenuto una delle figure eminenti dell’Sdsm (opposizione), il socialdemocratico Andrej Žernovski.

«Abbiamo ricevuto informazioni secondo cui ingenti somme di denaro vengono trasferite fuori da Alta Bank» ma anche dalla banca pubblica «Poštanska štedionica: è stato tentato un trasferimento di fondi verso la Macedonia» del Nord, ha poi riferito la candidata della Studentska Lista, Sara el Sarag. Ieri Eps, l’Enel serba, ha comunicato un nuovo conto – non più su Alta – per pagare le bollette a Belgrado, un grosso problema dato che tutti i soldi delle bollette confluivano su Alta. Nel frattempo crescono i timori per il potenziale impatto dell’uscita di scena di Alta dal panorama finanziario della Serbia, mentre sui social e non solo in molti si chiedono cosa accadrà domani, all’apertura dei mercati e delle filiali.

Ma i «lavoratori» onesti che hanno i risparmi in Alta devono stare tranquilli, «non preoccupatevi», i vostri soldi sono assicurati, ha garantito l’attivista ed ex cestista Vladimir Štimac.

 

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