Schengen, la Slovenia revoca i controlli ai confini con Croazia e Ungheria
Come spiegato dal ministro dell'Interno, Franci Matoz, “non sussistono ragioni per mantenere tale metodo di controllo”

La Commissione Ue sollecita. E a rispondere positivamente, a differenza dell’Italia, per ora c’è solo un Paese. È la Slovenia del neo-premier Janez Janša, alla guida di un governo di centrodestra che ha preso la decisione di abolire i controlli temporanei ai valichi di frontiera con Croazia e Ungheria.
I controlli erano stati introdotti da Lubiana nell’ottobre 2023 come misura provvisoria, dopo la decisione dell’Italia di metterli in atto al confine italo-sloveno. Erano stati prorogati più volte. L’ultima, per altri sei mesi, fino al 21 dicembre del 2026, una delle ultime mosse dell’esecutivo precedente, che l’aveva giustificata con l’instabilità in Medio Oriente, ma anche per la necessità di vigilare su traffici illegali e immigrazione irregolare.
Ragioni che rimangono valide, ma «non c’è motivo» per mantenere pattuglie ai valichi, ha stabilito il consiglio dei ministri, annunciando che «i controlli saranno interrotti e non saranno prorogati».
Lubiana ha deciso invece di optare invece per «forme differenti» e «migliori» di vigilanza da parte della polizia, intensificando ad esempio i controlli su aree ad alto rischio di traffici illeciti, crimini transfrontalieri e attraversamenti irregolari dei confini. Sarebbe questa la via migliore da seguire, ha precisato il neo-ministro degli Interni e della Pubblica amministrazione, Franci Matoz: «L’abolizione dei controlli non ridurrà la sicurezza; al contrario, la migliorerà», ha assicurato il ministro. E qualcosa andava fatto, dato che gli ingressi irregolari sulla Rotta balcanica sarebbero in drastico aumento quest’anno, +60% secondo dati della polizia slovena. Da qui, dunque, la strategia dei controlli mirati e basati su precise analisi dei rischi, che alleggerirà il carico di lavoro delle stazioni di polizia e garantirà una maggiore presenza di pattuglie sul territorio, ha sottolineato Matoz. Altro vantaggio: i flussi di passeggeri e il traffico merci transfrontaliero saranno agevolati.
Il governo ha inoltre sottolineato che verrà intensificata la cooperazione con le forze di polizia dei Paesi limitrofi attraverso lo scambio di dati operativi e mediante pattuglie congiunte. Secondo quanto ha confermato a questo giornale il ministero degli Interni sloveno, citando il direttore ad interim della polizia, Danijel Lorbek, gli agenti finora impegnati nei checkpoint ai valichi con Croazia e Ungheria termineranno i pattugliamenti «stanotte a mezzanotte» (ieri per chi legge, ndr). Gli «agenti di polizia si ritireranno dai valichi di frontiera, regoleranno i semafori in modo da garantire l'attraversamento senza limiti del confine di Stato, rimuoveranno tutte le attrezzature e riprenderanno servizio presso le proprie unità di appartenenza».
La Commissione Ue, ricordiamo, il 2 giugno aveva raccomandato a nove Paesi, tra cui Italia e Slovenia, di «eliminare gradualmente i controlli alle frontiere interne», auspicando un ritorno all’era Schengen.
La mossa di Janša è dovuta ai rafforzati controlli a monte, sul confine tra Ue e Balcani e in particolare, all’introduzione del cosiddetto Sistema europeo di ingressi/uscite (Ees), che garantirebbe maggior sicurezza all’intera Unione rendendo obsoleti i controlli a campione sulle frontiere con Croazia e Ungheria. La piena operatività del sistema Ees, ha spiegato il ministero degli Interni sloveno, contribuisce infatti a «stabilire l'identità dei viaggiatori, prevenendo così gli attraversamenti illegali delle frontiere». Non solo: «registrando i rifiuti di ingresso, contribuisce a prevenire terrorismo e reati gravi».
All’Ees seguirà un sistema ancora più invasivo: è il cosiddetto Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (Etias), che dovrebbe essere reso operativo entro quest’anno. E che obbligherà i cittadini di Paesi terzi a ottenere una sorta di autorizzazione al viaggio, a pagamento (20 euro), già prima di presentarsi a un valico Ue. «Questo sistema consentirà ulteriori procedure di controllo delle persone anche prima del loro arrivo al valico di frontiera», ha sottolineato il governo sloveno. Non è finita. Lubiana si è infatti detta convinta che il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo contribuirà in modo significativo a garantire frontiere più sicure.
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