Quei quadri italiani razziati dai nazisti e finiti in mostra al Museo di Belgrado

Un libro-inchiesta riaccende il faro sulla vicenda delle otto opere mai restituite all’Italia: «Ma il numero potrebbe salire a 19»

Stefano Giantin
Una delle sale del museo nazionale di Belgrado
Una delle sale del museo nazionale di Belgrado

BELGRADO Otto quadri sottratti dall’Italia dai nazisti e mai restituiti, finiti per vie traverse nell’allora Jugoslavia e ancora oggi fra i fiori all’occhiello del Museo nazionale di Belgrado. E adesso, anche di altre opere – il totale sale così a 19 - la provenienza diventa più che sospetta. Ed è destinata con alta probabilità a riaccendersi una storia complicata e avvincente, a cavallo tra Italia e Serbia e ramificazioni in Germania, con radici profonde nella storia europea del ventesimo secolo.

Capolavori trafugati dall’Italia

È quella che riguarda svariate tele, capolavori dell’arte del Medioevo e del Rinascimento, arrivate con l’inganno nel 1949 nell’allora Jugoslavia e da decenni in mostra al Narodni Muzej di Belgrado dopo esser state trafugate dall’Italia per conto del braccio destro di Hitler, Hermann Goering, per poi finire a Belgrado con l’intermediazione di Ante Topic Mimara, controverso e misterioso faccendiere croato in odor di spionaggio. Tele poi “dimenticate” dall’Italia per decenni prima di diventare più di recente oggetto di attenzione prima dei Carabinieri e poi di indagini della magistratura italiana, oltre che al centro di una tenzone diplomatica, in realtà all’acqua di rose, tra Roma e Belgrado.

Nuova luce sul caso

A riaccendere la luce sul caso, di cui Il Piccolo si era occupato nel 2017, un libro-inchiesta dei giornalisti Tommaso Romanin e Vincenzo Sinapi, che hanno voluto tornare sul giallo dei Tintoretto, Tiziano, Carpaccio e sulla Madonna con Bambino di Paolo Veneziano, da settanta e più anni custoditi a Belgrado, portando a nuove scoperte basate anche su documenti inediti e atti desecretati. Il Libro, intitolato “Bottino di guerra” (Mursia), appena uscito nelle librerie, ha il merito di avere riacceso l’attenzione sulla vicenda e fatto il punto sul destino dei quadri.

Cosa è accaduto

Dove siamo arrivati? Intanto, hanno stabilito Romanin e Sinapi, ora è chiaro ciò che è accaduto. Le otto tele uscirono dall’Italia, vendute sembra sotto pressione a Goering da chi ai tempi controllava la collezione Contini-Bonacossi. Nel 1945, a guerra finita, giunsero per vie traverse al Collecting Point di Monaco di Baviera, dove gli Alleati facevano confluire le opere trafugate dai nazisti.

Lì la svolta, con l’arrivo a Monaco di Ante Topic Mimara, che – presentandosi come inviato di Belgrado – fece prelevare da Monaco 50 quadri, 8 icone, tappeti, arazzi, candelabri, monete, poi trasferiti al Museo di Belgrado come risarcimento di guerra. Tra essi le preziose tele italiane.

Altri 11 quadri sottratti

Ma «la notizia che non ti aspetti è che altri 11 capolavori incamerati dal Museo di Belgrado come “risarcimento di danni di guerra” nel luglio del 1949 sono italiani o di possibile appartenenza italiana: di questi, nove sono stati di certo sottratti dal Collecting point con azione truffaldina. Due, apparentemente non avrebbero a che fare con Mimara. Di essi non si sa quasi niente», si legge nel libro. In generale, quanto all’Italia «abbiamo un dato certo: sono 19 i dipinti presenti nella collezione italiana del Museo» serbo «che risultano pervenuti attraverso la Commissione per i risarcimenti»; di questi, 17 «fanno parte dei beni prelevati in modo fraudolento dal Collecting point da Mimara». Alcuni potrebbero avere dunque «provenienza illegittima».

Cosa accade

Cosa potrebbe accadere ora? Una previsione è contenuta in “Bottino di guerra”. La magistratura di Bologna «ha fatto di tutto, ha usato ogni mezzo – istruendo anche un azzardato processo penale dall’esito più che scontato – pur di portare avanti la battaglia giudiziaria per la restituzione delle opere»; la Procura di Bologna ne ha chiesta inutilmente la confisca, nel 2018. «Da parte serba si è incontrato un muro di gomma e incassato una serie di risposte negative fatte con il copia-incolla alle richieste di rogatoria. Da parte del Governo italiano», che ironicamente aveva pure contribuito a catalogazione e restauro delle opere, «non c’è stato finora apparente supporto». Ma, si legge, «sappiamo che si starebbe finalmente cercando una via d’uscita che possa accontentare tutte le parti», forse tramite lo strumento della comproprietà. Per i “prigionieri di guerra” dell’arte italiana.

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