Slovenia, Golob avanti per un soffio: ora lo spettro dell’ingovernabilità

Al partito dell’uscente il 28,54% dei consensi contro il 28,23% dell’ex premier di centrodestra Janša

Stefano Giantin
L’uscente Robert Golob e l’ex premier di centrodestra Janez Janša ai seggi
L’uscente Robert Golob e l’ex premier di centrodestra Janez Janša ai seggi

Una grande rimonta dopo mesi di sondaggi non favorevoli e un’affermazione al fotofinish – letteralmente per un soffio, di circa 4.000 voti - del partito del premier uscente. Ma l’exploit alle urne potrebbe rivelarsi una vittoria di Pirro, con le chiavi del prossimo esecutivo in mano a due new entry in Parlamento. E le ombre dell’ingovernabilità si allungano sul Paese.

Si possono sintetizzare così gli esiti delle elezioni parlamentari andate in scena in Slovenia. Elezioni che sono state vinte di misura dal Movimento Libertà (Gs) del premier uscente Robert Golob.

Gs che, sulla base dello spoglio arrivato al 97,8%, dunque non definitivi, ha raccolto il 28,54% dei consensi conquistando 29 seggi sui 90 disponibili. Secondo, per un pugno di voti, il Partito democratico sloveno (Sds) dell’ex primo ministro di centrodestra Janez Janša, con il 28,23% e 28 seggi. Sul podio è salita anche l’alleanza di centrodestra tra Nuova Slovenia (NSi), Sls e Focus, con il 9,34% e 9 seggi. Più distante uno dei due attuali partner di governo di Golob, i Socialdemocratici (Sd), 6,71% e 6 seggi.

Positive le performance delle due new entry in Parlamento. Parliamo dei Democratici di Anže Logar (6,68% e 6 seggi) e Resni.ca (Verità), movimento con venature populiste che ha convinto il 5,57% degli elettori, ottenendo 5 seggi. Parlamento che vedrà infine tra le sue fila anche 5 deputati di Levica-Vesna, listone di sinistra ecologista fermatosi al 5,36%. Gli ultimi due seggi vanno ai rappresentanti della minoranza italiana e di quella magiara.

Come tradurre quei numeri? Con una parola: possibile instabilità. O meglio, enormi potenziali problemi nel formare un nuovo governo. L’attuale maggioranza di centrosinistra (Gs, Sd, Levica più Vesna) si è fermata infatti a 40 seggi. E servirebbe almeno una stampella – leggi i Democratici, di indirizzo conservatore – per consentirle di arrivare ad almeno 46 seggi su 90, potendo così continuare a governare, ma solo sulla base di una maggioranza risicatissima. I Gs hanno anticipato ieri sera di essere pronti a condurre «difficili negoziati» per il nuovo governo con tutti i partiti, tranne l’Sds di Janša.

Sull’altro fronte, quello del centrodestra, l’Sds con NSi-Sls-Focus arriva a 37 seggi. E in questo caso servirebbe, sulla carta, il sostegno sia dei Democratici sia di Resni.ca per arrivare a quota 48. Janša, da parte sua, ha suggerito di non essere interessato a «esecutivi deboli».

Rimangono aperte così tutte le opzioni possibili, a urne chiuse e dopo la campagna elettorale più sporca della storia della Slovenia contemporanea, tra incidenti, attacchi sopra le righe, intercettazioni, audio rubati e scandali esplosivi, come l’affare Black Cube.

A prevalere, comunque, sono stati per un soffio i partiti che hanno governato la Slovenia negli ultimi quattro, difficili, anni. Gli sloveni non sembrano essersi lasciati incantare dalle sirene di Janša, che aveva promesso di «ridare priorità agli sloveni», una sorta di “Slovenia first” su modello Trump, rimettendo al centro i «valori», come «la famiglia tradizionale».

Più convincente, stando ai risultati, è stato il Movimento Libertà del premier uscente, che aveva invece puntato tutto sul concetto di «finire il lavoro» portato avanti nella legislatura appena conclusa. Promettendo più welfare, sviluppo economico e “resilienza” della società slovena in tempi di guerre e crisi globali. —

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