Pejë rinasce in Kosovo col trekking sostenibile: una settimana a piedi tra le vette dei Balcani
Lendita Hyseni propone un percorso transnazionale attraverso il Montenegro fino all’Albania e sta registrando successo turistico

PEJE Passare dal conflitto alla cooperazione non è un percorso facile. Così come presentare in chiave turistica una regione che fino a poco tempo fa era tormentata dal nazionalismo e stravolta dal guerra. A Pejë (Peć in serbo), nel Kosovo occidentale, Lendita Hyseni si è fissata questo duplice obiettivo e lo sta realizzando con successo. Nata nel 1973 in questo paesino alle pendici delle Alpi albanesi (note anche come Prokletije), Lendita Hyseni lavora da anni nel turismo sostenibile. Nel 2014, ha fondato l’agenzia “Kosova outdoor”, diventando una delle rare donne imprenditrici della zona.
Ogni anno guida gruppi di viaggiatori tra Kosovo, Montenegro e Albania, seguendo un percorso di escursionismo transnazionale che dura poco più di una settimana e affronta ogni giorno un dislivello di mille metri: è il “Peaks of the Balkans” (Le vette dei Balcani).
«Lo scopo del percorso è duplice. Da un lato si tratta di collegare comunità che altrimenti sarebbero separate dai confini e di farlo in chiave turistica, presentando la regione nel suo insieme. Dall’altro lato, poiché la vita in montagna è difficile e queste aree sono soggette ad un alto tasso di emigrazione, vogliamo stimolare l’economia, dando un’opportunità di lavoro in più a chi vive da queste parti», spiega Hyseni.
Peaks of the Balkans si snoda su 192 km tra Pejë in Kosovo, Scuttari in Albania e Plav in Montenegro, attraversando cinque parchi nazionali e lambendo delle vette che spesso superano i 2.500 metri di altitudine. Il progetto è nato ufficialmente nel 2012, rivitalizzando in parte un antico percorso commerciale su cui correvano le carovane dei Balcani meridionali.
«Con la nascita del sentiero, alcune pensioni sono state ristrutturate, il personale ha ricevuto una formazione. Oggi, sono coinvolti nell’itinerario, servono ai turisti colazione e cena, più un pranzo al sacco che consumiamo durante la camminata», racconta Lendita Hyseni. È l’occasione per gustare alcuni dei prodotti tipici dell’area, come le crêpes albanesi cotte sotto la cenere (flia), la cremosa panna rappresa (maz o kajmak), i celebri burek, sfogliatine al formaggio, alle verdure o con la carne, o ancora le zuppe di fagioli, l’agnello alla brace, lo yogurt e il cosiddetto tè delle montagne. «Non c’è niente di industriale», riassume Hyseni. Non è un caso che, parallelamente al Peaks of the Balkans, sia nato nel 2015 un “sentiero del gusto” creato con Slow Food coinvolgendo alcune realtà gastronomiche locali.
Il percorso che unisce Kosovo, Montenegro e Albania è però solo l’ultimo capitolo di una storia spesso difficile nella regione. Lendita Hyseni ha trascorso la sua adolescenza nei turbolenti anni Novanta, quando l’educazione in lingua albanese – permessa durante gli anni Settanta – fu vietata dalla Jugoslavia del dopo-Tito. Chi non parlava serbo doveva studiare di nascosto in “scuole” improvvisate a casa di amici. Alla repressione seguì la guerra nel 1998-1999.
«Pejë fu distrutta all’80%», ricorda Hyseni, che nel 1999 fu costretta a rifugiarsi per qualche mese in Montenegro. Il conflitto terminò con il bombardamento della Serbia da parte della Nato e il graduale rientro dei kosovari albanesi sfollati (accompagnato però dalla fuga di molti kosovari serbi). Quindici anni fa, nel 2008, la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo sembrò segnare un nuovo inizio.
Lendita Hyseni è tornata a Pejë nel settembre 1999, subito dopo la guerra e ha iniziato a lavorare per l’organizzazione umanitaria Norwegian People's Aid, occupandosi di diritti delle donne. «Quei progetti hanno avuto un impatto sulla società kosovara: le donne sono oggi più libere rispetto a vent’anni fa», assicura Hyseni, che si è successivamente iscritta all’università, ottenendo la laurea che non aveva potuto completare negli primi anni Novanta. Il turismo è entrato in scena nel 2010, quando la direttrice di Kosova Outdoor lavorava per un’altra agenzia, una delle prime ad occuparsi di turismo sostenibile nell’area. Oggi, «ci sono sempre più donne impiegate nel mondo del turismo, anche come guide in montagna, un mestiere prima riservato solo agli uomini», prosegue Hyseni, che guida fino a otto gruppi l’anno tra le “vette dei Balcani” (in Italia, il viaggio è organizzato dall’agenzia Viaggi&Miraggi di Padova). «Abbiamo molti tesori da mostrare in Stati molto vicini tra di loro. Il turismo transnazionale può fare molto», conclude Hyseni. La diversità diventa così una ricchezza e non più un problema.
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