Militare croato arrestato con la fidanzata: sono accusati di spionaggio
Avrebbero raccolto informazioni classificate sugli spostamenti della forza Nato Kfor in Kosovo: la coppia si sarebbe conosciuta nel 2016, lei il collegamento con la Serbia

Un affaire spionistico internazionale, un caso all’insegna del giallo che interessa svariati Paesi balcanici. Una vicenda spinosa dai connotati multietnici, sullo sfondo di una storia d’amore. E il potenziale di generare rovinose tensioni tra molte capitali della regione.
È quello che sta già scuotendo Kosovo, Serbia e soprattutto la Croazia, dopo l’arresto da parte delle autorità di Zagabria nientemeno che di un pilota dell’aeronautica militare croata e della sua fidanzata, cittadina serba del Kosovo, originaria di Mitrovica, la “Berlino in miniatura” divisa in due dal fiume Ibar. Pilota e partner che sono sospettati di reati pesantissimi.
Secondo quanto rivelato dai media di Zagabria, infatti, il militare, cittadino croato di 54 anni, iniziali J.J., quando era inquadrato nella missione Nato in Kosovo (Kfor), avrebbe raccolto informazioni riservatissime e classificate sugli spostamenti e le operazioni della Kfor nel nord del Kosovo, tra il 2022 e il 2025. I due avrebbero anche messo le mani su informazioni importanti sulla misteriosa esplosione al canale Ibar-Lepenac, avvenuta nel novembre del 2024.
La fidanzata, identificata con le iniziali A.M., avrebbe invece fatto da anello di congiunzione con Belgrado e la Srpska Lista, il maggior partito tra i serbi del Kosovo, a cui sarebbero state destinate le informazioni raccolte dal presunto militare infedele.
In pratica, un vero e proprio caso di grave «spionaggio internazionale», l’accusa su cui starebbe indagando la magistratura croata, reato punibile con la galera fino a dieci anni.
Il caso è tuttavia ancora assai opaco. La stampa di Zagabria ha descritto il pilota, che nega ogni addebito, come un «modello esemplare» di militare, mentre funzionari del ministero della Difesa hanno spiegato che l’uomo aveva superato tutti i controlli e gli screening di sicurezza.
Ma i sospetti che circolano suggeriscono che Zagabria, come il Kosovo e la Nato, siano di fronte a un «grave problema di sicurezza», ma «vedremo cosa uscirà dalle indagini», ha spiegato Arsen Bauk, presidente della commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale al Parlamento di Zagabria.
Anche la Nato, da parte sua, ha assicurato di affrontare con gran «serietà» il caso, anche perché «la sicurezza del personale Kfor e l’integrità di informazioni classificate è fondamentale». A reagire è stato anche il presidente croato, Zoran Milanović, che ha svelato di essere stato informato «tempestivamente» sulle indagini e di avere fiducia nella magistratura. Ammonendo che «ogni membro delle forze armate deve svolgere il suo dovere con onestà e rispettando il giuramento».
Nel frattempo, non passa giorno che alla storia si aggiungano nuovi dettagli. La coppia di presunte spie si sarebbe conosciuta nel 2016, quando il militare era arrivato per la prima volta in Kosovo e lei lavorava come traduttrice per la Kfor. Lei che sarebbe solo «un danno collaterale», avrebbe cercato di difenderla il pilota sotto inchiesta, mentre i tabloid filogovernativi serbi hanno iniziato a suggerire che la donna in realtà sarebbe stata al soldo di qualche servizio segreto occidentale, forse quello tedesco.
Maggiore chiarezza potrà essere fatta solo dalle indagini, segretissime, che vengono ora condotte dalla polizia civile e da quella militare, con Pristina che ha promesso cooperazione, dato che i presunti reati sarebbero stati commessi in Kosovo.
Riproduzione riservata © il Nord Est