Bosnia, la Republika Srpska verso l’autunno di fuoco: referendum il 25 ottobre ed elezioni il 23 novembre
Il leader Dodik, dichiarato decaduto e spalleggiato da Mosca, non riconosce la decisione dell’Alto rappresentante Schmidt. Rischio di doppio presidente e nuove tensioni istituzionali

Il potenziale “worst-case scenario”, lo scenario più cupo, fa tremare i polsi solo a immaginarlo. Racconta di un Paese, già fragile e dalla complessa e delicata architettura istituzionale, che va a passi sempre più spediti verso un autunno caldissimo, stagione segnata da due elezioni contestate e controverse.
Che potrebbero consegnare metà della nazione balcanica a ben due presidenti: uno già dichiarato illegittimo ma che, con insolenza, rifiuta di arrendersi; un secondo che sarà inevitabilmente contestato e non riconosciuto da gran parte della popolazione.
Scenario da crisi profondissima che riguarda la Bosnia-Erzegovina o meglio la Republika Srpska, entità politica dei serbo-bosniaci che, con la Federazione bosgnacco-croata, forma il Paese. Rs che ha di fronte giorni cruciali. Sono il 25 ottobre e il 23 novembre di quest’anno, date di due votazioni che decideranno il destino della Rs e con alta probabilità della Bosnia nel suo complesso.
Si inizia, ricordiamo, il 25 ottobre con il più che divisivo referendum indetto dalle autorità al potere a Banja Luka a difesa del presidente Milorad Dodik, che questo mese ha visto confermare in appello la condanna a un anno di reclusione – pena commutata in ammenda – e a sei anni di interdizione da ogni incarico politico per disobbedienza alle delibere dell’Alto rappresentante, Christian Schmidt.
Pena che ha comportato la sua decadenza dalla funzione di presidente, ha deciso la Commissione elettorale centrale. Decadenza che non è stata accettata da Dodik – spalleggiato da Mosca, Belgrado e Budapest – che ora chiede all’elettorato di sostenerlo nella sua battaglia. Referendum che ha due obiettivi: rafforzare Dodik e spogliare di ogni simulacro di autorità Schmidt. Lo suggerisce il quesito referendario: «Accettate le decisioni del cittadino straniero non eletto Christian Schmidt e le sentenze incostituzionali del tribunale di Bosnia-Erzegovina?». E un sonoro no appare scontato.
Meno di un mese dopo, è poi in agenda un altro voto-chiave. Quello ora ufficializzato dalla Commissione elettorale centrale, per il 23 novembre prossimo. Sarà la giornata delle elezioni presidenziali anticipate nella Rs, decise appunto per trovare il sostituto di Dodik. Elezioni che rischiano di essere la miccia ultima. Il voto per le presidenziali è «l’ennesima manovra politica di Sarajevo contro il popolo serbo», ha sostenuto Dodik, promettendo battaglia.
«Il voto» del 23 novembre «è senza senso e non si terrà» nella Rs, ha continuato il leader serbo-bosniaco, che ha evocato pure manifestazioni di piazza quel giorno. «Non evoco la violenza, ma penso che la gente scenderà in strada per protestare», ha aggiunto minacciosamente. A gettare ulteriore benzina sul fuoco, un’altra sfida di Dodik, che ha evocato l’ennesimo viaggio a Mosca, alla corte di Putin. E in Russia Dodik potrebbe chiedere al Cremlino di mettere un veto al Consiglio di sicurezza Onu alla missione di peacekeeping Eufor, sempre più decisiva per mantenere la pace in Bosnia e la sua integrità.
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