I fiumi killer lungo la Rotta balcanica: oltre 280 annegamenti dal 2015

L’ultima tragedia sul Kupa, che fa da confine naturale tra Slovenia e Croazia e dove venerdì sono annegati cinque migranti, di nazionalità per ora ignota

Stefano Giantin
Migranti in cammino lungo la Rotta balcanica
Migranti in cammino lungo la Rotta balcanica

​​​​​​I flussi nella regione sono da tempo segnalati in calo, i confini sono meglio protetti, assicurano le autorità. Ma sulla Rotta balcanica si continuano a registrare tragedie dell’immigrazione.

Tragedie terribili come quella osservata sul fiume Kupa (o Kolpa, in sloveno), che fa da confine naturale tra Slovenia e Croazia e dove venerdì sono annegati cinque migranti, di nazionalità per ora ignota. La strage è avvenuta quando un folto gruppo di stranieri, si parla di circa una ventina di persone, ha tentato l’attraversamento del corso d’acqua per entrare irregolarmente dalla Croazia nella vicina Slovenia.

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La redazione

Il passaggio era stato pianificato nei pressi del paesino croato di Severin na kupi, un’area poco abitata circondata da colline e foreste, a una quarantina di chilometri a ovest della città di Karlovac e a breve distanza dal villaggio sloveno di Damalj. Allertata della presenza dei migranti nei pressi del paesino, la polizia croata è intervenuta quando i migranti avevano già iniziato la pericolosa traversata.

«Giunto sul posto, un agente di polizia della stazione di Delnice si è gettato nel fiume Kupa e, insieme a un collega e con l’aiuto di alcuni cittadini, è riuscito a trascinare a riva cinque cittadini stranieri e a salvarli», ha reso noto la direzione di polizia dell’area. «Secondo le informazioni finora accertate, il gruppo era composto da oltre 20 persone: 14 di loro sono riuscite ad attraversare il fiume e si trovano attualmente in Slovenia, cinque sono state tratte in salvo», hanno aggiunto le autorità croate. Annunciando poi che «le restanti cinque, purtroppo, sono annegate».

Un’inchiesta sul caso è stata subito aperta, ma non sono ancora state fornite informazioni maggiori sull’origine dei migranti e sull’eventuale responsabilità di qualche passeur. Solo a maggio altri tre migranti erano morti annegati nella Kupa, mentre tentavano di passare dalla Croazia alla Slovenia.

Il fatto certo è che si parla dell’ennesima tragedia consumata su uno dei tanti rivoli della Rotta balcanica. Quanti i morti? Difficilissimo fare un calcolo, dato che le autorità dei vari Paesi hanno registrato in maniera discordante i decessi.

Mentre l’Oim ha calcolato in “soli” 400 circa i migranti morti o dispersi nei Balcani dal 2014, l’autorevole Ong Klikaktiv, da anni in prima linea nella difesa dei migranti nei Balcani, ha tuttavia conteggiato nello studio “Vanishing Without a Trace” (Svanire senza traccia, nda) in «almeno 744» il numero dei deceduti sulla Rotta Balcanica dal 2015 al 2025, ma «il numero reale è con alta probabilità di gran lunga maggiore».

Un importante studio del ricercatore Philipp Themann, dell’Università tedesca di Aachen, ha stimato invece in 630 circa i decessi nei Balcani dal 2015 al 2024, di cui addirittura 282 annegamenti, anche in “fiumi-killer” come la Kupa, il 45% del totale. Kupa che non è l’unico corso d’acqua che ha visto concludersi in maniera tragica il viaggio di molti.

Un’altra organizzazione non governativa, Collective Aid, ha studiato infatti i decessi di migranti in Serbia, tra il 2016 e il 2025, con un focus in particolare sul fiume Drina, da moltissimi ancora usato per passare in Bosnia per poi continuare il viaggio verso Nord, via Croazia e Slovenia. Anche qui gli annegamenti sono dominanti, 124 su 231 decessi totali stimati, ha specificato Collective Aid.

Quest’anno, la Croazia ha respinto 33.500 migranti (+25%). La Slovenia ha invece registrato 20.164 ingressi da gennaio ad agosto (+24%). In forte calo i migranti registrati in Serbia (-47%) e in flessione i rintracci segnalati da Frontex alle frontiere Balcani-Ue (-26%).

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