I fiumi killer lungo la Rotta balcanica: oltre 280 annegamenti dal 2015
L’ultima tragedia sul Kupa, che fa da confine naturale tra Slovenia e Croazia e dove venerdì sono annegati cinque migranti, di nazionalità per ora ignota

I flussi nella regione sono da tempo segnalati in calo, i confini sono meglio protetti, assicurano le autorità. Ma sulla Rotta balcanica si continuano a registrare tragedie dell’immigrazione.
Tragedie terribili come quella osservata sul fiume Kupa (o Kolpa, in sloveno), che fa da confine naturale tra Slovenia e Croazia e dove venerdì sono annegati cinque migranti, di nazionalità per ora ignota. La strage è avvenuta quando un folto gruppo di stranieri, si parla di circa una ventina di persone, ha tentato l’attraversamento del corso d’acqua per entrare irregolarmente dalla Croazia nella vicina Slovenia.
Il passaggio era stato pianificato nei pressi del paesino croato di Severin na kupi, un’area poco abitata circondata da colline e foreste, a una quarantina di chilometri a ovest della città di Karlovac e a breve distanza dal villaggio sloveno di Damalj. Allertata della presenza dei migranti nei pressi del paesino, la polizia croata è intervenuta quando i migranti avevano già iniziato la pericolosa traversata.
«Giunto sul posto, un agente di polizia della stazione di Delnice si è gettato nel fiume Kupa e, insieme a un collega e con l’aiuto di alcuni cittadini, è riuscito a trascinare a riva cinque cittadini stranieri e a salvarli», ha reso noto la direzione di polizia dell’area. «Secondo le informazioni finora accertate, il gruppo era composto da oltre 20 persone: 14 di loro sono riuscite ad attraversare il fiume e si trovano attualmente in Slovenia, cinque sono state tratte in salvo», hanno aggiunto le autorità croate. Annunciando poi che «le restanti cinque, purtroppo, sono annegate».
Un’inchiesta sul caso è stata subito aperta, ma non sono ancora state fornite informazioni maggiori sull’origine dei migranti e sull’eventuale responsabilità di qualche passeur. Solo a maggio altri tre migranti erano morti annegati nella Kupa, mentre tentavano di passare dalla Croazia alla Slovenia.
Il fatto certo è che si parla dell’ennesima tragedia consumata su uno dei tanti rivoli della Rotta balcanica. Quanti i morti? Difficilissimo fare un calcolo, dato che le autorità dei vari Paesi hanno registrato in maniera discordante i decessi.
Mentre l’Oim ha calcolato in “soli” 400 circa i migranti morti o dispersi nei Balcani dal 2014, l’autorevole Ong Klikaktiv, da anni in prima linea nella difesa dei migranti nei Balcani, ha tuttavia conteggiato nello studio “Vanishing Without a Trace” (Svanire senza traccia, nda) in «almeno 744» il numero dei deceduti sulla Rotta Balcanica dal 2015 al 2025, ma «il numero reale è con alta probabilità di gran lunga maggiore».
Un importante studio del ricercatore Philipp Themann, dell’Università tedesca di Aachen, ha stimato invece in 630 circa i decessi nei Balcani dal 2015 al 2024, di cui addirittura 282 annegamenti, anche in “fiumi-killer” come la Kupa, il 45% del totale. Kupa che non è l’unico corso d’acqua che ha visto concludersi in maniera tragica il viaggio di molti.
Un’altra organizzazione non governativa, Collective Aid, ha studiato infatti i decessi di migranti in Serbia, tra il 2016 e il 2025, con un focus in particolare sul fiume Drina, da moltissimi ancora usato per passare in Bosnia per poi continuare il viaggio verso Nord, via Croazia e Slovenia. Anche qui gli annegamenti sono dominanti, 124 su 231 decessi totali stimati, ha specificato Collective Aid.
Quest’anno, la Croazia ha respinto 33.500 migranti (+25%). La Slovenia ha invece registrato 20.164 ingressi da gennaio ad agosto (+24%). In forte calo i migranti registrati in Serbia (-47%) e in flessione i rintracci segnalati da Frontex alle frontiere Balcani-Ue (-26%).
Riproduzione riservata © il Nord Est








