Nuova procura anticorruzione: nasce la Skok in Slovenia, critiche da minoranza e giuristi

Sostituirà l’attuale Procura specializzata di Stato: per il centrodestra si rafforza la lotta al crimine. Ma i detrattori ribattono: è controproducente

Stefano Giantin
Il premier Janez Jansa
Il premier Janez Jansa

Prima gli annunci e le promesse, seguiti a stretto giro di posta da immediate polemiche. Ma il governo va avanti, sordo alle critiche, dicendosi convinto che si tratti della strada giusta. Accade in Slovenia, dove il Parlamento ha partorito con procedura d’urgenza una riforma destinata a far a lungo discutere.

È quella, fortemente voluta dalla maggioranza che sostiene il premier Janez Janša, che spiana la strada alla nascita di una “super-procura” anti-corruzione e contro il crimine organizzato, nota come Skok – in sostituzione dell’attuale Procura specializzata di Stato – e all’istituzione di un tribunale ad hoc che si occuperà di questa tipologia di reati. A dire sì alla riforma, 47 deputati, 35 i contrari.

Nella relazione presentata all’Assemblea nazionale prima del voto, il ministro sloveno della Giustizia, Mihael Zupančič, ha ribadito che, via riforma, arriveranno migliori condizioni di lavoro, competenze più chiare e una maggiore integrazione. Parliamo di un «cambiamento tettonico» nella lotta alla corruzione, ha assicurato il leader dei Democratici, Anže Logar, fra i più accesi sostenitori della riforma.

Riforma che eviterà come in passato che procedimenti per corruzione e gravi crimini «si trascinino per anni», ha fatto eco Andrej Černigoj (gruppo NSi-Sls-Fokus), mentre Luka Simonič, dell’Sds di Janša, ha sottolineato che la nuova legge porta da dieci ad almeno 25 i procuratori che saranno assegnati alla guerra anti-corruzione.

Ma la “legge Skok” continua a non piacere a molti. Già quando la legge anti-corruzione era ancora in fieri, Ombudsman, Corte dei conti e Commissione anti-corruzione avevano duramente criticato lo scarno dibattito sulle proposte legislative dell’esecutivo e la velocità eccessiva con cui si stava andando verso l’approvazione.

E l’attuale presidente della Corte suprema, Damjan Orož, e la Procuratrice capo di Stato, Katarina Bergant, avevano rincarato, sostenendo che la riforma avrebbe in realtà solo indebolito la battaglia contro i corrotti, non velocizzato e reso più affilate le armi contro di loro. Critiche che si sono ancora una volta riverberate in Aula, con le opposizioni sulle barricate.

Il succo della polemica, il fatto che le nuove norme finirebbero per rendere, nella lettura della minoranza, tutte le procedure più lunghe e complicate. Non basta. Il centrosinistra ha infatti accusato il governo di essersi “scordato” di inserire tra le competenze della Skok crimini del calibro dell’abuso d’ufficio.

E le rassicurazioni del ministro non hanno però placato la rabbia della minoranza. «Tutto quello che abbiamo sentito dal ministro è che vuole vivere in un mondo senza corruzione, ma non siamo al concorso di Miss Mondo», dove frasi vuote possono trovare spazio, ha attaccato la deputata del Movimento Libertà dell’ex premier Golob, Lucija Tacer Perlin.

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