Il Memoriale di Srebrenica finisce nel mirino della Procura: «Non ci faremo intimidire»
L’indagine in Republika Srpska diventa un caso internazionale: Sarajevo chiede l’intervento dell’Alto rappresentante Usa, Trump sollecitato a difesa

Una controversa indagine in fase ancora preliminare su presunte irregolarità fiscali mette nel mirino una delle istituzioni più importanti per la memoria, in Bosnia e nei Balcani. E il caso si trasforma rapidamente in un affaire internazionale, con il coinvolgimento sempre più forte in particolare di Washington.
La vicenda riguarda il Memoriale di Srebrenica, istituzione che oltre a coltivare la memoria del genocidio ospita il cimitero nel quale sono sepolti i resti di oltre 6.700 vittime del massacro, a Potočari.
È di pochi giorni fa la pubblicazione di un duro rapporto sul fenomeno del negazionismo in Bosnia, firmato proprio dal Memoriale: da sempre istituzione per alcuni scomoda, in Bosnia, perché denuncia e mette alla gogna i negazionisti.
E ora, a poco più di un mese dal suo 31.o anniversario, il Memoriale stesso è tornato suo malgrado agli onori delle cronache, a causa di una discussa inchiesta.
Ben «26 ex e attuali impiegati» dell’istituzione «sono stati convocati per un colloquio dalla polizia», ha denunciato il direttore Emir Suljagić.
Dietro la richiesta c’è un’indagine avviata dalla Procura di Bijelina, in Republika Srpska (Rs), una delle due entità politiche della Bosnia Erzegovina, su presunte irregolarità nella gestione del Memoriale, in particolare sul pagamento di tasse e contributi. La Procura ha precisato che tutte le persone convocate vengono interrogate in qualità di testimoni, dato che l’inchiesta è solo in fase preliminare.
Nondimeno, il polverone sollevato è già enorme. E il sospetto che si tratti di una forma di intimidazione contro chi si batte per la memoria e contro il negazionismo è assai forte. «Non ci faremo intimorire», ha assicurato lo stesso Suljagić, ricordando che il Memoriale è un’istituzione pubblica che fa capo allo Stato centrale, soggetta a stringenti controlli.
E suggerendo che dietro le manovre ci sarebbero l’inossidabile Milorad Dodik e Željka Cvijanović, attuale membro serbo della presidenza. Il Memoriale ha inoltre richiesto alla Procura accesso al fascicolo.
Nel frattempo si è mossa anche la politica. Denis Zvizdić, Saša Magazinović e Predrag Kojović, tre deputati dei partiti della Trojka oggi al potere a Sarajevo, hanno presentato una richiesta all’Ufficio dell’Alto rappresentante (Ohr) e al cosiddetto Peace Implementation Council (Pic) affinché venga concesso al Memoriale uno status speciale di protezione.
«Non si tratta di una richiesta di privilegio», ma occorre proteggere «un luogo in cui l'umanità ha vissuto uno dei suoi più grandi fallimenti morali», si legge nell'iniziativa dei tre politici. «Siamo al fianco di coloro che difendono la verità, la memoria e i diritti umani», si è esposta anche la Commissione internazionale per le persone scomparse (Icmp), una delle tante espressioni di solidarietà verso il Centro, mentre le stesse Ue e Osce hanno fatto sapere di monitorare la situazione.
Solidarietà sta arrivando anche e soprattutto da oltreoceano. Senatori e membri del Congresso Usa, in un appello bipartisan, hanno richiesto al presidente Trump di attivarsi per difendere il Memoriale.
Ma l’inchiesta malgrado tutto va avanti. E questa settimana Washington ha di nuovo fatto sentire la sua voce. «La portata e la tempistica di queste convocazioni destano seria preoccupazione, soprattutto considerando che il lavoro del Memoriale è fondamentale per salvaguardare la memoria storica, onorare le vittime e difendere i diritti umani», è stato il messaggio bipartisan di Wesley Bell e Ann Wagner, rappresentanti Rep e Dem al Congresso. Il tema Srebrenica resta apertissimo.
Riproduzione riservata © il Nord Est







