Mini-naja per 5 mila: in Serbia è «tutto pronto» per il ritorno della leva

L’ultimo tassello una legge ad hoc che sarà approvata in tempi molto stretti: avrà una durata di 75 giorni solo per i maschi tra i 18 e i 30 anni

Stefano Giantin
Truppe dell’esercito serbo in parata
Truppe dell’esercito serbo in parata

La vicina Croazia ha indicato la strada e le prime 1.200 cartoline per la visita sono già state spedite. Tocca ora alla Serbia, dopo tanti annunci e ritardi, seguire i passi del Paese confinante, preparando il terreno per il ritorno di un obbligo un tempo malvisto dalla maggior parte dei giovani.

In Serbia «tutto è pronto» per il ripristino del servizio di leva, abolito nel 2011 per puntare su un esercito professionale. Il virgolettato è del ministro della Difesa, Bratislav Gašić, che ha anticipato che l’ultimo tassello necessario al ritorno della “naja” è in cantiere: la legge ad hoc dovrebbe essere approvata a stretto giro, probabilmente già dopo la pausa invernale dei lavori parlamentari.

In Croazia parte il servizio militare: spedite le prime 1200 cartoline
La redazione
Militari croati (foto Ministero della difesa della Croazia)

In Serbia non tornerà una leva a tutti gli effetti, ormai retaggio del passato, ma una sorta di “mini-naja”, sul modello croato. Secondo le informazioni che circolano a Belgrado, durerà 75 giorni e, alla prima chiamata, dovrebbero rispondere circa 5 mila maschi, che trascorreranno i primi due mesi nelle caserme per l’addestramento e poi le ultime due settimane tra manovre e campi, dove mettere in pratica gli insegnamenti del primo periodo.

«Faremo tutto rapidamente, quest’anno rivedremo il servizio militare» in Serbia, ha confermato da parte sua il presidente Vučić, che ha suggerito che la leva potrebbe durare non solo 75, ma prolungarsi fino a 90 giorni. «Così facendo, rafforziamo le capacità di difesa e deterrenza del nostro Paese, ma cosa ancora più importante influiamo sull’educazione, promuoviamo la responsabilità e la serietà di questi giovani», ha affermato ieri Vučić, parlando in una caserma a Belgrado.

A ricevere la chiamata saranno «ragazzi tra i 18 e i 30 anni», ha anticipato da parte sua Gašić, aggiungendo che le donne, invece, non avranno alcun obbligo, ma potranno richiedere di svolgere il servizio militare «su base volontaria». Solo annunci e vane promesse? Non sembra.

Il ministro ha assicurato che, negli ultimi mesi, sono stati rimessi in sesto 125 tra caserme ed edifici di pertinenza delle forze armate del Paese balcanico, destinate a ospitare le reclute. E sono state acquistate anche nuove uniformi e armi da destinare ai coscritti. Non è finita.

È sostanzioso anche l’aumento del budget per le spese militari, ha svelato il ministro. Nel 2012, l’anno successivo all’abolizione della leva, era di soli 63 miliardi di dinari, circa mezzo miliardo di euro, mentre nell’anno in corso dovrebbe toccare i 277 miliardi di dinari (1,54 miliardi in euro), ovvero il 2,4% del Prodotto interno lordo.

Chiaramente solo una piccola parte sarà destinata alla leva, mentre il “malloppo” più grosso sarà investito in nuovi armamenti e nel pagamento di parte dei caccia Rafale francesi che Belgrado ha commissionato a Parigi.

«Sappiamo come dovrebbe essere strutturato» il futuro servizio militare obbligatorio e «abbiamo iniziato con l’approvvigionamento di determinati beni materiali come uniformi, armi, munizioni per tale attività», mentre «il passo successivo da compiere è aggiornare, o armonizzare, l’ambito legislativo», ha affermato da parte sua il Capo di stato maggiore, Milan Mojsilović.

Tutto bene? I fondi sono l’ultimo dei problemi, perché la questione riguarda più che altro le strutture dell’esercito, molte alienate negli anni passati, altre ancora non idonee, come ha suggerito l’autorevole analista militare Aleksandar Radić.

Contrastanti anche le voci sui social, dove sono in molti a criticare la sola idea di reintrodurre il “vojni rok”, l’odiata naja, ma i favorevoli non mancano. Anzi, potrebbero essere tanti, hanno segnalato diversi sondaggi. Che hanno dipinto un Paese spaccato a metà, tra favorevoli e contrari.

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