Kosovo, stallo sul nuovo presidente: spunta l’ipotesi elezione diretta

La proposta del capo dello Stato uscente Osmani non raccoglie però il quorum nel voto in aula

Stefano Giantin
La presidente del Kosovo, Vjosa Osmani, a un vertice a Bruxelle. Foto Agf
La presidente del Kosovo, Vjosa Osmani, a un vertice a Bruxelle. Foto Agf

Per giorni, così come ieri, un caos quasi totale, che sembrava condurre a passi spediti verso una possibile nuova crisi dalle conseguenze imprevedibili. Poi, all’improvviso, una soluzione inconsueta proposta in extremis per non far saltare il banco, bypassare il Parlamento e dare voce agli elettori. Infine, una nuova doccia fredda.

È il quadro sempre più confuso relativo al Kosovo, dove fino alla tarda serata di ieri c’è stata ancora un’impasse sull’elezione del nuovo presidente della Repubblica, passaggio obbligato per evitare una nuova fase di destabilizzazione. Elezione, ricordiamo, che secondo la Costituzione doveva essere messa in agenda trenta giorni prima della scadenza del mandato dell’attuale capo dello Stato, Vjosa Osmani, che decadrà dalla carica il prossimo 4 aprile. Ma anche ieri ancora stallo – con crescenti timori per una possibile nuova crisi politica.

A che punto è la notte? Sembrava profonda, ma qualche barlume di speranza ha cominciato a palesarsi in serata. L’ostacolo principale è rimasto per tutta la giornata di giovedì la mancanza di candidati per occupare la poltrona presidenziale. Ne servono almeno due per indire la sessione parlamentare durante la quale verrà eletto il presidente, aveva stabilito la presidente del Parlamento, Albulena Haxhiu. Tutti i partiti di opposizione, tuttavia, non si sono fatti avanti facendo nomi. L’unico rimasto sul tavolo è stato solo quello di una personalità vicinissima al premier Albin Kurti.

Si tratta di Glauk Konjufca, nato nel 1981, da anni uno dei politici più in vista, a Pristina, fra i più alti papaveri di Vetëvendosje. Dopo l’università, si è buttato subito in politica, giovanissimo, aderendo al movimento Vetëvendosje, il partito del premier Kurti. Ed è diventato, da giornalista, il responsabile della rivista del partito. Da lì la sua rapida ascesa nell’agone politico.

Come superare l’impasse sulla presidenza? In serata è arrivata la possibile svolta. A estrarla dal cilindro è stata la presidente uscente, Vjosa Osmani, che ha pensato di fare sua e di proporre ufficialmente in zona Cesarini una modifica costituzionale, per introdurre l’elezione diretta del presidente da parte del popolo.

La proposta, non del tutto inedita – era rimasta nel cassetto dal 2011 – è stata subito sostenuta in maniera netta dal partito Vetëvendosje. E avrebbe potuto sconvolgere il panorama politico in Kosovo, concedendo agli elettori di scegliere direttamente il presidente. «Considerando i ripetuti fallimenti nell’elezione del presidente, ho presentato all’Assemblea gli emendamenti costituzionali per l’elezione diretta del presidente, redatti dalla Commissione per gli emendamenti alla Costituzione nel 2011», ha spiegato Osmani. «D’ora in poi, lasciate parlare il popolo», l’appello della presidentessa uscente.

La proposta è stata approvata in serata dalla commissione legislativa del Parlamento di Pristina – con parte dei rappresentanti dell’opposizione contrari per la «fretta» che ha contraddistinto i lavori – aprendo la possibilità di un voto in aula, messo a stretto giro di posta in agenda. Dibattito-lampo, che si è tuttavia concluso poco prima delle 22. Con un nulla di fatto, a causa del mancato raggiungimento del quorum. Durante la notte è stata messa in agenda una seconda sessione straordinaria del Parlamento. —

 

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