Nasce il Kurti ter: chiusa la crisi in Kosovo

Formato il governo in tempi record dopo la vittoria alle elezioni del 28 dicembre di Vetëvendosje, il partito del premier

Stefano Giantin
Albin Kurti incontra i sostenitori dopo la vittoria alle elezioni prlamentari del suo partito
Albin Kurti incontra i sostenitori dopo la vittoria alle elezioni prlamentari del suo partito

Un record negativo, una delle più lunghe e complesse crisi politiche mai osservate nei Balcani, seguito da un altro record, questa volta decisamente positivo: la formazione rapidissima di un nuovo governo. È lo scenario, finalmente incoraggiante, concretizzatosi in Kosovo, che ha un nuovo esecutivo.

È il “Kurti 3”, terzo governo retto dal premier Albin Kurti, leader di Vetëvendosje (Sinistra nazionalista), partito che alle elezioni del 28 dicembre, organizzate dopo lo stallo seguito alle consultazioni del febbraio 2025, ha finalmente ottenuto una maggioranza sufficiente per chiudere i giochi. E Kurti lo ha fatto in tempi da primato.

Mercoledì sera, la prima seduta del Parlamento di Pristina ha visto così l’immediata elezione della presidentessa dell’assemblea. Si tratta di Albulena Haxhiu, ex ministra della Giustizia in quota Vetëvendosje, che ha incassato subito 66 sì dai deputati. Sembrava che la giornata non dovesse riservare altre sorprese.

Al contrario, Kurti è andato subito alla prova della fiducia, forte del mandato di formare il nuovo governo ricevuto dalla presidentessa Vjosa Osmani, in mano già la lista dei ministri e il programma. E Kurti, nella notte, ha incassato il via libera al suo terzo governo, ottenendo lui pure il sì di 66 deputati, mentre 49 hanno votato contro, solo uno si è astenuto.

Il governo vede nei posti-chiave figure già conosciute. Agli Interni rimane Xhelal Svecla, un “falco” assai mal visto dalla minoranza serba, mentre il ministero della Difesa – essenziale nel programma di Kurti – continuerà a essere diretto da Ejup Maqedonci. Alla Giustizia va invece l’ex ministra degli Esteri Donika Gervalla, mentre il titolare della politica estera sarà Glauk Konjufca, in passato presidente del Parlamento.

Kurti che ha convinto i parlamentari a sostenerlo con un discorso programmatico ambizioso. E per certi versi problematico. «Nei prossimi quattro anni rafforzeremo le alleanze» con l’Occidente, passo atteso, ma Pristina investirà pure «un miliardo di euro nella difesa», lavorando per creare forze armate regolari, il sottinteso. Si tratta di un passo inviso alla Serbia e destinato a creare enormi tensioni. Anche perché il premier kosovaro ha giurato che sarà presto «operativa la fabbrica di munizioni», architrave «dell’industria militare del Kosovo», ma Pristina mira anche a «produrre droni da combattimento Made in Kosovo». Evocati anche «investimenti nel welfare, nell’educazione e nelle infrastrutture».

Il dialogo con la Serbia, in stallo da anni? Ripartirà, ha suggerito Kurti, precisando tuttavia che i negoziati sotto l’egida Ue devono avere come pilastro l’idea che si tratta di un processo di «regolamentazione delle relazioni tra due Stati», che alla fine delle trattative dovranno «stabilire relazioni bilaterali» da pari, concetto rigettato da Belgrado, che non riconosce l’indipendenza auto-dichiarata da Pristina. E difficilmente lo farà mai. Il nuovo governo archivia comunque la lunghissima crisi del 2025, spianando la strada a una importante stabilizzazione, economica e politica. «Ora bisogna muoversi rapidamente con le riforme», che sbloccheranno «centinaia di milioni di euro» destinati dalla Ue a Pristina, ha spiegato infatti l’Alto rappresentante Ue agli Esteri, Kaja Kallas. Pristina potrà ora avere una legge finanziaria. E votare un nuovo presidente, passo atteso a inizio marzo. —

 

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