È gelo fra Zagabria e Belgrado: «Eliminato il vertice Brdo-Brioni»
Il presidente croato Milanović attacca il serbo Vučić: «Minaccia pace e stabilità dell’area, non posso accoglierlo»

Un importante e allo stesso tempo assai discusso leader regionale viene di fatto dichiarato persona non grata in un Paese vicino, membro dell’Ue e della Nato. E così un vertice ormai storico rischia di saltare. Non c’è mai vera pace, o almeno relativa distensione, nei vicini Balcani, scossi adesso da una nuova crisi politica e diplomatica di ampia portata. La crisi è quella scatenata dal presidente croato Zoran Milanović, che ha lanciato un attacco senza precedenti al suo omologo serbo, Aleksandar Vučić, accendendo una reazione a catena dalle conseguenze non ancora prevedibili.
Milanović ha fatto sapere di non credere che sia «possibile la visita del presidente Vučić in Croazia». E ha perciò deciso di «cancellare il meeting del Processo di Brdo-Brioni», che avrebbe dovuto tenersi a maggio, proprio in Croazia. Il Processo, ricordiamo, è un evento multilaterale annuale concepito più di un decennio fa da Lubiana e Zagabria per rendere più veloci allargamento, cooperazione e riconciliazione nei Balcani occidentali. «Non possibile», dunque, la visita di Vučić. Non per un’agenda troppo piena o per impegni più impellenti, ha continuato Milanović. Semplicemente, «le dichiarazioni politiche e le azioni di Vučić nelle ultime settimane e giorni sono in aperta contraddizione con l’obiettivo del Processo Brdo-Brioni». Non solo: i comportamenti del leader serbo, secondo Milanović, starebbero «creando turbolenze nelle relazioni tra Stati e minacciando la pace e la stabilità nell’Europa sudorientale», il pesantissimo j’accuse. Sono questi i motivi, secondo Zagabria, per cui «non esistono le condizioni» per accogliere Vučić in Croazia. «Come co-padrone di casa del Processo» - l’altro è la Slovenia - «ho così deciso di cancellare il previsto meeting in Croazia, al quale dovevano partecipare i capi di Stato» della regione, è stata la chiosa.
La decisione-bomba di Milanović per una volta non sembra avere prodotto attriti con il governo di Zagabria. «No comment», la formula elusiva dietro la quale si è trincerato il premier Andrej Plenković dopo la decisione di Milanović. Poi, interrogato sulle possibili ragioni della mossa e sulle colpe di Vučić, non si è tirato indietro. Vučić? «Rilascia molte dichiarazioni». E di recente, per esempio, «ha detto che la Croazia si è immischiata nelle elezioni in Serbia» di domenica, definendole «piene di violenza». Di recente, Vučić ha più volte sostenuto anche «due tesi false: che la Croazia sia coinvolta nella politica interna della Serbia», quale eminenza grigia dietro una presunta «rivoluzione colorata». E che Zagabria stia tessendo una «alleanza militare con Albania e Kosovo, contro la Serbia», ha elencato il premier croato.
«Non possiamo interferire e non commentiamo», è intanto la posizione cauta assunta della presidente slovena, Nataša Pirc Musar, mentre circolano voci di un lavorio dietro le quinte, sull’asse Lubiana-Zagabria, per trovare una location alternativa per il vertice 2026 del Processo, senza farlo saltare.
E il diretto interessato, Vučić? «Sostengo pienamente Milanović» a proposito di Brioni, «ha pienamente ragione, il mio posto non è lì», ha detto ironicamente. Al contrario, «ho sempre desiderato, come presidente serbo, visitare e deporre dei fiori a Jasenovac», il terribile lager ai tempi degli ustascia. Di certo, in caso di invito, Vučić andrà a vertici del genere «perché non sono mai fuggito dal dialogo». E le accuse di Plenković? «Parlo da presidente della Serbia in maniera libera e dico la verità», ha assicurato Vučić. Intanto, una bordata a Vučić è arrivata nel suo Paese dal partito di opposizione Srce: il presidente conduce una «politica dilettantesca» e che va contro gli interessi di Belgrado, perché un Paese è «sicuro» quando «ha buone relazioni con i vicini». —
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