Fiume, l’educazione sessuale alle scuole elementari mette in crisi la maggioranza

Il partito di destra Most pronto a ritirare il suo appoggio cruciale alla sindaca Rinčić. Il programma è dedicato agli istituti primari ed è stato “donato” alla città di Pola

Andrea Marsanich
La sede del municipio di Fiume
La sede del municipio di Fiume

Prima, vistosa crisi per la coalizione di centrodestra che il maggio scorso ha sconfitto a Fiume il Partito socialdemocratico, al potere per decenni. La spaccatura in seno alla maggioranza nasce dal partito di destra Most, la cui consigliera municipale Petra Mandić ha fatto sapere che ritirerà l’appoggio alla sindaca Iva Rinčić in relazione al curriculum di Educazione sanitaria – sessuale, entrato in vigore due anni fa nelle scuole elementari cittadine quale materia facoltativa, con Fiume quale prima municipalità in Croazia ad avere adottato il programma.

La scintilla dello scontro si è sprigionata dopo che l’amministrazione cittadina fiumana ha voluto donare il curriculum alla città di Pola, prima però che il Difensore civico per i minori si esprima sui contenuti più controversi (il parere è atteso a breve). Mandić ha riferito ai media che, in assenza di ritocchi radicali alla parte dedicata alla salute sessuale, non appoggerà più l’alleanza.

Le conseguenze potrebbero risultare disastrose per la sindaca Rinčić e la sua giunta che possono contare su una maggioranza risicata: senza il voto di Mandić, la sindaca non ne avrebbe di fatto più una e non riuscirebbe a far passare atti fondamentali come il bilancio comunale. «L’Educazione sanitaria – sessuale è una violazione dei principi fondamentali che regolano la tutela dei bambini – così Mandić –. Già mesi fa il nostro schieramento aveva messo in guardia la sindaca sulle criticità del programma, ma non c’è stata reazione». Le obiezioni riguardano in primo luogo il sexting perché il curriculum si limiterebbe «a un debole atteggiamento prudente nella condivisione di messaggi e foto a contenuto sessuale».

Altro pomo della discordia il concetto di consenso: per Most il programma invia un messaggio sbagliato a 13enni e 14enni, insegnando loro che sono responsabili di ogni comportamento sessuale consenziente. «Si dimentica però – ha aggiunto Mandić – che per legge gli under 15 non possono dare un consenso valido».

La consigliera ha avuto da ridire su quella che ha definito una confusione tra fatti biologici e percezioni soggettive concernenti l’identità di genere. Le ha risposto la prima cittadina, sottolineando che curriculum e standard nel settore dell’istruzione non dovrebbero costituire un’arma di pressione, né condizionare il sostegno in campo politico. «Sono convinta che il programma è stato formulato qualitativamente da esperti, con i genitori che possono scegliere se mandare i loro figli alle lezioni di Educazione sanitaria – sessuale – ha detto la sindaca –. Credo che l’Ombudsman per i minori non boccerà il curriculum».

Le prossime settimane saranno decisive.

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