Una fabbrica di robot “made in China”: il nuovo impianto in Serbia che spaventa l’Europa

Prima struttura del genere nel Vecchio Continente, il presidente Vučić presente all’apertura: «Capacità produttiva di 20 mila unità tra umanoidi e cani all’anno»

Stefano Giantin
Il presidente Vučić si prepara a parare il tiro di un umanoide (foto Presidenza serba)
Il presidente Vučić si prepara a parare il tiro di un umanoide (foto Presidenza serba)

Solo alla fine di luglio, con una mossa che aveva creato nuovi attriti con Pechino, l’amministrazione Trump aveva annunciato un provvedimento controverso: stop a nuovi modelli di robot avanzati prodotti all’estero, umanoidi e quadrupedi, salvo deroghe specifiche, misura formalmente rivolta a tutti i produttori stranieri ma destinata a colpire soprattutto la Cina.

Il sospetto implicito di Washington era pesante: sensori, telecamere e connessioni installati su queste macchine potrebbero diventare potenziali strumenti di sorveglianza, raccolta di informazioni e perfino controllo remoto da parte di potenze ostili.

Eppure, solo qualche settimana dopo, nel cuore dei Balcani e dell’Europa, proprio la robotica cinese mette radici industriali. Accade in Serbia, dove ha avuto forte eco la notizia dell’inaugurazione di un nuovo impianto a Šabac, nella Serbia occidentale. Non si tratta dell’ennesima fabbrica di auto, componentistica, scarpe, vestiti o mobili, una delle tante produzioni spostate nei Balcani negli ultimi anni da imprese occidentali.

A Šabac sta invece nascendo qualcosa di inedito, in Europa: una fabbrica di robot “made in China”, ma sul suolo serbo. Parliamo di un progetto congiunto del colosso cinese Minth Group e Agibot, società specializzata in robotica avanzata, che puntano a realizzare proprio nel Paese balcanico la prima struttura europea per la produzione in serie di robot umanoidi di progettazione cinese.

Ma di che robot si parla? A inaugurare l’impianto è stato il presidente serbo, Aleksandar Vučić, ora in corsa per il premierato, che si è fatto filmare con umanoidi sicuramente non “pericolosi”. Fra le foto dell’inaugurazione, un innocuo robot-barman con tanto di frac e farfallina al collo, ad esempio.

E Vučić si è prestato a trasformarsi anche in portiere, cercando di parare un rigore da un robot-calciatore, dopo aver beatamente osservato un robot quadrupede da trasporto che conduceva sulle sue spalle un umano.

Dalla fabbrica di Sabac cui usciranno «più di 5mila robot» del genere «ogni anno», sono le previsioni del governo di Belgrado, che ha anticipato che nel nuovo sito industriale non saranno assemblati soltanto robot, ma che in futuro si prevede anche la realizzazione di «veicoli aerei senza pilota» e di «batterie» di nuova generazione, in un secondo impianto in Serbia.

«Una volta completato il progetto, la capacità produttiva annua prevista raggiungerà le 20.000 unità tra robot umanoidi e cani robotici, destinati ai mercati europei e del resto del mondo», ha evocato Belgrado sui social.

Solo robot destinati dunque a tappare i buchi di professioni manuali per le quali si trova sempre meno manodopera, anche in Serbia, senza parlare dell’Ue? Forse no. Lo ha suggerito lo stesso Vučić, annunciando che la Serbia ha già acquistato dalla cinese Minth dei robot-cane destinati a essere «utilizzati dalle forze armate serbe».

«Li vedrete non solo camminare, ma anche usare armi e armi molto potenti», ha promesso il leader serbo. Le prime “esibizioni” dei robot-soldati sono attese nelle prossime settimane, ha aggiunto ancora Vučić. «Nostri esperti hanno integrato il software e creato un'arma che controlliamo a grande distanza e che è in grado di infliggere colpi significativi alle forze e agli uomini nemici, lo vedrete voi stessi» a breve, ha annunciato Vučić.

A Šabac, ha poi chiosato, si starebbe aprendo «una nuova era per la Serbia: qui daremo lavoro a molte persone e avremo un numero di dipendenti significativamente maggiore rispetto a oggi, per produrre robot che sostituiranno gli esseri umani in altri Paesi». E forse pure soldati, nella stessa Serbia.

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