Slovenia e Croazia: «Fossa comune di Tezno, fare luce sulle 15.000 vittime»
I governi dei due Paesi: «Ok al recupero dei morti del maggio 1945». Il sepolcro fu scoperto nel 1999 durante i lavori dell’autostrada A1 vicino a Maribor

Una mega-fossa comune, in cui da più di otto decenni sarebbero occultati i resti di migliaia di croati eliminati nel 1945, in grandissima parte di ustascia, domobranci e collaborazionisti dell’occupante nazista, ma forse anche civili. E ora, 81 anni dopo, due Paesi con affini governi di centrodestra promettono di accelerare le operazioni di recupero di quei miseri resti e di dare loro una degna sepoltura. È lo scenario che si sta sviluppando sull’asse tra Slovenia e Croazia, i cui rispettivi governi hanno annunciato nei giorni scorsi una vera e propria mobilitazione generale: obiettivo, fare luce una volta per tutte sulla cosiddetta “fossa di Tezno”.
Per capire di cosa si parli, bisogna tornare al 1999. Siamo nei pressi di Maribor, in Slovenia, nella foresta di Tezno, dove si lavora alla costruzione dell’autostrada A1, la principale arteria del Paese. A un certo punto ruspe e bulldozer si fermano: con gli scavi riemerge una lunga trincea anticarro, risalente alla Seconda guerra mondiale, al cui interno erano stati sepolti centinaia di eliminati dalle forze jugoslave nel maggio del 1945. Le operazioni interessarono circa 70 metri della trincea e portarono alla riesumazione dei resti di 1.179 persone. Nell’agosto del 2007, nuovi sondaggi accertarono la presenza di resti lungo un tratto di circa 940 metri. Le autorità slovene stimarono che a Tezno potrebbero essere state sepolte circa 15.000 vittime, una cifra indicativa contenuta in un documento governativo del 2008.
Ora, Lubiana e Zagabria vogliono fare definitivamente luce su Tezno. Lo hanno confermato recenti incontri tra il premier sloveno Janez Janša e il croato Ivan Penava, leader del Movimento patriottico (destra), parte della maggioranza di governo a Zagabria. Penava che ha descritto Tezno come «forse la più grande fossa comune in Europa».
Ed è giunto il momento di tumulare con rispetto e dignità le migliaia di vittime. Parole, quelle di Penava, che fanno il paio con le promesse del governo sloveno, che ha detto di stimare tra «15 e 20.000» le persone che sarebbero sepolte a Tezno. A breve, oltre a una «investigazione sul campo» nell’area della fossa comune di Crngrob, vicino a Škofja Loka, le autorità di Lubiana pianificano di «determinare» se la fossa di Tezno si estenda “solo” sui 930 metri al tempo stimati. Poi, «lavoreremo con la parte croata per esaminare la possibilità di esumare le vittime croate, oltre a preparare il terreno affinché la trincea possa essere destinata a commemorazioni», ha fatto sapere il presidente della Commissione slovena per le fosse comuni, Mitja Ferenc.
Ma non c’è solo Tezno. Il governo sloveno, informa l’agenzia Sta, ha manifestato l’intenzione di ampliare la cooperazione con la Croazia su altre fosse comuni. Secondo il governo, ci sono ulteriori 96 siti che potrebbero accogliere i resti di vittime croate. Che, un giorno non lontano, potrebbero essere esumate, trasferite a Zagabria e custodite in un mega memoriale-ossario che la Croazia ha promesso di erigere.
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