«Elezioni macchiate da irregolarità»: in Slovenia Janša promette ricorsi

Nel mirino dell’ex premier l’esito del voto anticipato dall’estero e quello in alcune commissioni locali. Il partito di Golob: «Così si mina la fiducia»

Stefano Giantin
Janez Janša parla alla stampa domenica nel villaggio di Arce vicino a Velenje (foto Epa)
Janez Janša parla alla stampa domenica nel villaggio di Arce vicino a Velenje (foto Epa)

Le avvisaglie c’erano tutte. Come un malizioso post su X, ex Twitter, la piattaforma social preferita da colui che è stato in passato ironicamente bollato come “Maresciallo Tweeto”, leggi Janez Janša.

«Non così presto», il perfido commento di Janša agli auguri fatti dal presidente francese Emmanuel Macron al vincitore, per un soffio, delle elezioni parlamentari in Slovenia, Robert Golob. E martedì è arrivata l’esplosiva conferma che la questione delle elezioni slovene, o meglio il suo risultato finale, è tutt’altro che chiusa.

Il secondo arrivato, il leader del partito di centrodestra, Janša appunto, martedì a una conferenza stampa a Lubiana ha lanciato una vera bomba, destinata a far a lungo discutere. Leggi, le elezioni tenutesi domenica sarebbero state marchiate da gravi irregolarità, in particolare per quanto riguarda il voto anticipato e per corrispondenza.

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E dunque i risultati ufficiali – cioè la vittoria di Golob – non sarebbero ancora attendibili. Poi, la promessa-minaccia: il suo partito, l’Sds, userà «tutti gli strumenti legali» a disposizione per contestarle, non nella loro interezza ma relativamente al voto anticipato, con ricorsi nelle commissioni elettorali locali dove sarebbero stati registrati i problemi più seri. Problemi, ha elencato martedì Janša, che sarebbero stati gravi e numerosi, in una tornata elettorale «con le maggiori irregolarità» di sempre.

La lista è lunga per Janša. I registri elettorali, ad esempio, non sarebbero stati aggiornati e avrebbero incluso anche persone decedute. In svariati seggi nella provincia profonda, generalmente con una base di votanti più propensa a votare Sds, non sarebbe poi arrivato un numero sufficiente di schede elettorali.

E molti elettori, stanchi di aspettarle «per un’ora, un’ora e mezza», avrebbero abbandonato le sezioni prima di poter votare, ha sostenuto Janša. Janša che ha poi indirettamente corroborato denunce circolate sui social su urne portate via dai seggi in maniera anomala.

Non è finita: problemi seri si sarebbero registrati anche sul fronte del voto dall’estero. In Argentina, ad esempio, molti aventi diritti al voto non avrebbero ricevuto la scheda. Mentre a Bruxelles, in Belgio, qualcuno ne avrebbe ricevute due. Infine, Janša ha puntato il dito contro il sito ufficiale della Commissione elettorale nazionale (Dvk), che durante la caldissima notte elettorale è andato effettivamente più volte in crash.

Rimane da vedere, ora, come si muoverà l’Sds, mentre la Dvk ha informato martedì di non aver ricevuto, almeno per il momento, alcun ricorso formale. Di certo, Janša non è nuovo a uscite del genere. Già la scorsa settimana aveva suscitato accese polemiche, sostenendo che due dozzine di seggi sarebbero stati «illegali». E che il voto non sarebbe stato sicuro, un’accusa sdegnosamente smentita dalla Dvk.

Martedì ha ribadito il concetto, alimentando dubbi sul fatto che il Movimento Libertà (Gibanje Svoboda) di Golob avrebbe ottenuto un exploit di consensi al voto anticipato, mentre all’Sds è andato un pugno di mosche. «Le divergenze sono talmente ampie che il risultato non è credibile e riteniamo che non debba influenzare la ripartizione finale dei seggi», ha concluso Janša. E tenendo conto che il Movimento Libertà di Golob ha vinto per soli 8 mila voti sull’Sds, gli auguri di Macron appaiono, in effetti, un po’ prematuri. Janša mina «la fiducia nei processi elettorali», la replica di Gs.

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