Dal Mas (InCe): «I Balcani vogliono entrare in Ue, la Serbia è un Paese-chiave»

Il segretario generale: «Belgrado impegnata nella collaborazione. E ha criticato l’aggressione russa a Kiev»

Stefano Giantin
Franco Dal Mas (foto Andrea Lasorte)
Franco Dal Mas (foto Andrea Lasorte)

«È ovvio che il processo di allargamento all’Europa dei Balcani Occidentali deve fare i conti con le regole dell’Unione per il raggiungimento del cosiddetto acquis dell’Ue. Questo lo sappiamo tutti, non è certo una novità, ma oggi lo stato di avanzamento dei Balcani Occidentali, pur diversificato, registra una crescente volontà e precisa spinta proprio nella direzione dell’integrazione europea». Lo dice al Piccolo Franco Dal Mas, segretario generale dell'Iniziativa Centro Europea (InCe), nei giorni in cui si registrano critiche verso la Serbia sostenendo che le porte dell’Ue sono sempre aperte per Belgrado, ma che bisogna prima lavorare su riforme, stato di diritto, libertà di stampa.

Ritiene possibile che almeno Podgorica e Tirana entrino nell’Ue entro il 2030? E si possono fare previsioni per quanto riguarda le altre capitali della regione?

«L’obiettivo 2030 rimane ed è una priorità strategica. Vorrei ricordare che all’indomani della dissoluzione del muro di Berlino, la questione dell’ex Jugoslavia e dei Paesi allineati animava un dibattito tra chi riteneva l’allargamento dell’Ue possibile solo al raggiungimento di uguali parità di standard e condizioni dei Paesi interessati ovvero, di contro, la diversa tesi sintetizzata nella formula del cosiddetto all in. Si è scelto di procedere gradualmente, ma oggi da quasi vent’anni i Paesi dei Balcani occidentali chiedono l’ingresso nell’Ue, questo è un dato di fatto».

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E la Serbia?

«La Serbia è un Paese chiave, oso dire che è l’ubi consistam del processo di allargamento dei Western Balkans. Fra i Paesi dell’InCe che fanno già parte dell’Ue ci sono alcuni dei fautori più convinti di questo processo. La prima fra tutti è proprio l’Italia. Il ministro Tajani è convintamente impegnato a sostegno dell’allargamento anche attraverso forme di dialogo e cooperazione costante rappresentata dagli amici dei Balcani occidentali. Mi piace dire, pur sapendo che questa definizione potrebbe essere contesa, che lo sforzo per l’allargamento dell’Ue ai Balcani occidentali è in realtà il compimento di un processo di riunificazione dell’Europa».

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Quali sono, a suo parere, i rischi nel mantenere i Balcani occidentali ancora a lungo fuori dalla Ue?

«Dobbiamo porci una questione molto semplice. Al di là delle fisiologiche tensioni più o meno combattute ed espressione di diverse nuances valoriali, l’Unione europea è davanti a una scelta: chiudersi all’interno di sempre più rigidi schemi vincolistici, o comprendere che conseguenze ben peggiori potrebbero derivarne dal lasciare questi Paesi sotto l’influenza di potenze estranee all’Ue».

Pensa che l’InCe possa giocare un ruolo, spingendo in qualche modo sull’acceleratore dell’integrazione?

«Come segretario generale dell’Ince ricordo che la collaborazione con il governo serbo durante la presidenza serba è risultata particolarmente fattiva su diversi fronti che spaziano dal rafforzamento della connettività, alla cyber sicurezza e allo sviluppo della cooperazione regionale quale strumento per agevolare l’avvicinamento all’Europa. Il ministro Djurić è fortemente impegnato in questo contesto. Da tutti i Paesi dei Balcani Occidentali, compresa la Serbia, non sono mancate le ripetute condanne della brutale aggressione russa verso il popolo ucraino e il concreto sostegno a quella popolazione. La presidenza serba si è distinta tra l’altro sul tema della richiesta di rimpatrio dei minori ucraini condotti illegalmente nella Federazione russa. Oggi all’interno dell’InCe collaborano tre vicesegretari generali di un Paese Ue, l’Ungheria e di due Paesi che chiedono l’ingresso nell’UE, l’Ucraina e appunto la Serbia. Ovviamente tutto ciò è stato possibile con il consenso dei governi dei Paesi membri. Infine, anche la Serbia ha accolto e sostiene senza esitazioni il progetto Falcone-Borsellino, promosso e finanziato dall’Italia, diretto a trasferire conoscenze nelle tecniche investigative di antiriciclaggio e anticorruzione che sta portando avanti nei paesi membri Ince».

Quale il messaggio principale lanciato dal vertice InCe di Trieste?

«Lo scorso 17 marzo a Trieste in occasione del trentennale del Segretariato esecutivo InCe ha visto la partecipazione dei massimi livelli di governo dei Paesi membri. Ed è stato pressoché unanime la proiezione verso l’integrazione europea, la richiesta di accelerare questo processo riconoscendo anche nella cooperazione regionale uno strumento utile al raggiungimento del fine divisato».

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