Parata a Parigi, in Croazia è scontro tra il premier Plenković e il presidente Milanović
Prova di forza tra le massime cariche dello Stato sull’invio di militari il 14 luglio

Quella appena iniziata in Slovenia, protagonista il neopremier Janez Janša e la presidente Pirc Musar, si sta rivelando una relazione già complicata agli esordi, con attriti su Israele e Palestina, ma anche sullo “stile” di governo. Ma è nulla in confronto alla coabitazione impossibile che da anni si registra nella vicina Croazia, dove la “guerra” tra presidente Milanović e premier Plenković sta raggiungendo picchi mai visti – anche più gravi rispetto a precedenti scontri su Israele e guerra in Ucraina.
In Croazia da giorni sta andando in scena un vero e proprio match senza esclusione di colpi tra le massime cariche dello Stato. Il nocciolo della questione: possono militari croati partecipare a una parata militare all’estero, in Francia, senza il permesso del presidente? O meglio, a chi rispondono veramente le forze armate?
Sono domande senza risposta nate dalla nuova prova di forza tra Plenković e Milanović, che si sta trasformando in una crisi istituzionale di grandi proporzioni. La miccia, questa volta, un “ordine” emesso da Milanović, come «comandante supremo» dell’esercito croato, per vietare a membri delle forze armate di Zagabria di partecipare «alla parata militare di Parigi del 14 luglio», la festa nazionale francese che ricorda la presa della Bastiglia. “Ordine” in reazione alla decisione del ministro della Difesa Ivan Anušić di inviare una rappresentanza in risposta all’invito dell’Eliseo, girato fra l’altro a tutti i Paesi europei.
«Chi vuole mandare Plenković a Parigi? Forse le majorettes, non certo soldati senza il mio permesso», l’attacco provocatorio del presidente. Presidente che ha deciso di imporre il suo veto alla partecipazione di militari croati alla festa transalpina come “ripicca” per il mancato arrivo di soldati francesi alla grande parata del 2025 a Zagabria, hanno suggerito i media nazionali. Da lì, l’escalation.
«Inviare soldati all’estero in eventi» del genere «non rientra nelle competenze del presidente», ha esordito il premier Plenković, che ha bollato come «isolazionistica» la politica del capo di Stato, con i distinguo verso Mosca, ha suggerito maliziosamente.
Poi, un ordine esplicito al Capo di Stato maggiore, Tihomir Kundid, che deve “dimenticarsi” l’ordine del presidente Milanović e inviare la Guardia d’onore croata a Parigi, altrimenti «non avrà più la mia fiducia e mi attendo le sue dimissioni», ha aggiunto minaccioso il premier. La crisi da lì è salita ancora di tono. Il ministro Anušić ha infatti rivelato che Kundid non avrebbe ascoltato i consigli di Plenković e non avrebbe «ancora firmato» l’ordine per la trasferta dei militari.
Non si tratterebbe di uno sgarbo da poco, con Milanović e Kundid che, così facendo, avrebbero violato la legge sulla Difesa e le prerogative costituzionali. Kundid, stretto tra due poteri dello Stato, agirebbe così perché «sotto pressione» del presidente, ha svelato ieri Anušić. E la situazione non si sblocca, anzi potrebbe trasformarsi nella più grave crisi istituzionale della storia recente della Croazia.
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