«Voto segreto su schede segnate». Lubiana, il caso in Parlamento
Sull’elezione del presidente dell’Aula l’ombra di manovre mirate a formare una maggioranza alternativa a quella di Golob

Polemiche su un importante voto a scrutinio segreto, ma solo sulla carta. Dubbi crescenti sulla direzione che sta prendendo il Paese, con una maggioranza di centrodestra che comincia a delinearsi all’orizzonte. E una legislatura partita col piede sbagliato.
Rimane grande la confusione sotto il cielo, in Slovenia, dopo le elezioni politiche dello scorso 22 marzo. A Lubiana infatti è deflagrato uno scandalo di grandi dimensioni, rivelatore forse di maneggi dietro le quinte per un ritorno al potere del centrodestra.
Lo scandalo in questione riguarda la conquista di una delle poltrone più importanti a Lubiana, quella di presidente del Parlamento sloveno, da parte di Zoran Stevanović, leader del movimento anti-sistema Resni.ca (Verità), che ha ottenuto cinque seggi sui novanta totali). Venerdì scorso, lo ricordiamo, Stevanović era stato scelto come speaker, a sorpresa, con il voto favorevole di 48 deputati, mentre 29 hanno votato contro.
Ma il voto, a scrutinio segreto, sarebbe però stato segnato da irregolarità. Lo ha rivelato l’agenzia di stampa slovena Sta, che ha preso visione delle schede della votazione. E molte di quelle schede, come si vede nelle foto postate online dalla Sta, sono state “marcate”, probabilmente dagli stessi parlamentari che hanno cerchiato la casella «za», a favore di Stevanović.
Si sta parlando, ha informato ancora l’agenzia, di ben 19 voti. Nove sono stati volutamente identificati con un cerchietto nella parte bassa della scheda, sei con vicino un puntino, altre quattro con un asterisco. Le schede contrarie, invece, non riportavano alcun segno sospetto, così come 29 schede a favore.
A votare contro Stevanović era stato il Movimento Libertà del premier Robert Golob, in blocco, mentre gli altri partner della maggioranza uscente di centrosinistra – Socialdemocratici e Levica-Vesna – avevano deciso di non partecipare alle votazioni. Dunque Stevanović, come si era capito, è stato eletto con i voti dell’Sds dell’ex primo ministro Janez Janša, dell’alleanza NSi-Sls-Focus, dei Democratici di Anže Logar e di Resni.ca, 48 voti in totale.
E dietro quei sì è questo lo scenario che sta emergendo - ci sarebbero state manovre dietro le quinte per assicurarsi un forte sostegno a Stevanović, superando anche lo scoglio del voto segreto. E tutto indica che possa essersi trattato di una prova del nove mirata a esplorare poi la possibilità di forgiare una maggioranza alternativa a quella di Golob, vincitore delle elezioni del 22 marzo. Una maggioranza di centrodestra, con il sostegno del cosiddetto “terzo polo” – Democratici, Resni.ca e NSi.
Di certo, i segni sulle schede hanno generato veementi polemiche. Si è trattato di «una inammissibile ingerenza nelle prerogative dei parlamentari e di una violazione della segretezza del voto», è stato il duro attacco del Movimento Libertà (Gs), che ha evocato persino la possibile sussistenza «di un reato» commesso in Aula.
Controllare il voto dei deputati è illegale e incostituzionale, ha fatto eco il costituzionalista Ciril Ribičič, mentre l’ex presidente del Parlamento, Milan Brglez, ha assicurato che avrebbe annullato il voto se si fosse trovato ancora alla testa della Camera di Stato.
Nel frattempo, è guerra aperta tra Stevanović e Golob. «Prima mi trattavano da re» quando si cercava di formare una maggioranza, «ora mi attaccano», ha commentato il neo-presidente del Parlamento, aggiungendo di dubitare di essere ancora invitato dal Gs di Golob per discutere di sostegno al governo. Governo che, invece, potrebbe essere guidato dagli uomini di Janša. E così si prospetta «un esecutivo che abbasserà le tasse ai ricchi, smantellerà il welfare e implementerà misure contro i diritti dei lavoratori», ha ammesso il partito Levica, usando toni pessimistici. —
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