L’Albania si ribella agli affari del genero di Trump

​​​​​​Proteste anche all’estero e sit-in a Milano contro i resort progettati in aree incontaminate: a Tirana si muove la Procura anticorruzione

Stefano Giantin
La laguna di Vjosa-Narta (foto birdlife)
La laguna di Vjosa-Narta (foto birdlife)

Sono due Paesi e due popoli molto diversi, spesso conflittuali, che si guardano a volte in cagnesco per motivi nazionalistici. Ma entrambi, seppur in tempi diversi, reagiscono in maniera del tutto speculare creando difficoltà alle autorità al potere e mettendo i bastoni tra le ruote a un tycoon dal corposo portafoglio, vicinissimo al potente presidente Usa. A colpi di proteste e inchieste della magistratura.

Il tycoon in questione è Jared Kushner, genero di Donald Trump e marito di Ivanka Trump, oltre che numero uno dell’impresa di investimenti Affinity Partners, impegnata in svariati investimenti nei Balcani. Non facili.

Kushner, andato a monte dopo proteste e indagini il progetto Trump Tower a Belgrado, è infatti ora in pieni marosi anche in Albania, nazione dove aveva pianificato investimenti miliardari – da 1,4 fino a 4 miliardi a seconda delle stime – in futuri resort di gran lusso, da realizzare occupando gran parte di un’isola incontaminata, quella di Sazan, un tempo segretissima base militare poi abbandonata.

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Belgradesi in piazza lo scorso 11 novembre per la salvaguardia del Generalštab. (foto tratta da X)

Nel mirino di Kushner anche pezzi della costa adriatica albanese, a un tiro di schioppo da una preziosa riserva naturale, quella della laguna di Vjosa-Narta, oasi essenziale per la sopravvivenza di fenicotteri, uccelli migratori e tartarughe marine.

Si tratta di progetti essenziali per lo sviluppo dell’Albania, rispettosi dell’ambiente e che creeranno migliaia di posti di lavoro, aveva assicurato il governo di Tirana concedendo lo status di «investimento strategico» ai progetti di Kushner.

Ma qualcosa sembra essere andato storto. Lo si è visto in più occasioni in questi giorni, con proteste sempre più accese in Albania, ormai diventate praticamente quotidiane. La prima ha avuto come teatro di battaglia proprio un’area vicino a Vjosa-Narta, da poco recintata con barriere e filo spinato in vista dell’inizio dei lavori al resort sponsorizzato dai Trump.

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Un rendering del progetto

Secondo informazioni ufficiose, dietro le barriere ci sarebbe l’azienda Zvernec South Adriatic Development, registrata nei Paesi Bassi, ma i media regionali sostengono che sia legata a Kushner e a miliardari del Qatar. Ma quel filo spinato – e i bulldozer già in azione – hanno fatto arrabbiare semplici cittadini e ambientalisti, che si sono mobilitati per fermare le ruspe, affrontati con la forza da body guard vestiti di nero.

Le proteste si sono poi spostate a Tirana, dove si scende in strada praticamente ogni giorno con bandiere albanesi, gridando «l’Albania non è in vendita» e «giù le mani da Vjosa-Narta». «Nella laguna di Narta abbiamo sulla carta un’area protetta, ma lo Stato ha permesso che vi si costruisca, senza consultazioni e senza trasparenza», ha spiegato a uno dei raduni anti-Kushner l’attivista Klajdi Belo.

«A migliaia si stanno mobilitando per difendere Vjosa-Narta dalla distruzione dettata dal profitto, la natura appartiene a tutti, non a un pugno di investitori», ha fatto eco Anouk Puymartin, dell’organizzazione BirdLife.

Quello che sta accadendo «è senza precedenti, non abbiamo mai osservato niente di simile in aree protette nazionali», ha denunciato da parte sua Aleksandr Trajçe, direttore della Ppnea, storica associazione albanese da sempre in prima linea nella difesa della natura.

A rendere il quadro ancora più complicato è stata la discesa in campo della Spak, la Procura speciale anticorruzione albanese che – come i colleghi serbi del Tok – ha deciso di indagare sulle controverse modifiche allo status di aree protette, stabilite nel 2024, che hanno spianato la strada agli investimenti di Kushner.

Ma giorni di proteste – l’ultima giovedì notte a Tirana, con migliaia in strada, ma anche la comunità albanese è scesa in strada sabato mattina a Milano con la “protesta dei fenicotteri” – non sono bastati ancora a far cambiare idea alle autorità al potere.

«Non c'è assolutamente alcuna possibilità che gli investimenti si fermino finché sarò al potere», ha assicurato il premier Edi Rama dopo l’ultima manifestazione. Ma l’Albania ribolle quanto faceva la Serbia, prima che Kushner si ritirasse da Belgrado dopo manifestazioni e inchieste sulla parte “politica” dell’affaire.

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