Slovenia, la legge anticorruzione non piace alla magistratura
Il nuovo governo Janša dà il via libera a una nuova agenzia anticrimine ed evoca un tribunale dedicato: il no dell’opposizione

Da una parte il nuovo governo di centrodestra che dà l’ok alla nascita di una nuova “super-Procura” specializzata ed evoca la creazione di un tribunale ad hoc in chiave anti-crimine organizzato e corruzione, illustrando il piano come un’arma definitiva contro malavita e corrotti. Dall’altra opposizione e magistratura, che suggeriscono che la riforma sia pensata principalmente per ridurre l’autonomia di procuratori e giudici.
Esplode un nuovo caso politico in Slovenia: le polemiche riguardano una nuova legge anti corruzione che ha ricevuto l’appoggio dell’esecutivo guidato dal premier Janez Janša. La legge prevede in particolare la nascita, nell’ambito della Procura specializzata di Stato, di una nuova agenzia anticrimine organizzato e corruzione, la Skok, sul modello della croata Uskok, e di una Corte qualificata che si occuperà solo dei casi più delicati.
La legge-quadro prevede anche di «aumentare il numero dei procuratori specializzati», da 10 ad almeno 25, con il preciso compito di «assicurare priorità ai casi di corruzione che riguardano funzionari pubblici, e rafforzare la cooperazione tra procure e polizia».
Prevista la nascita di «un tribunale che si occupi dei casi più delicati», hanno spiegato i Democratici di Anže Logar, il partito che esprime il ministro della Giustizia, Mihael Zupančič. Lubiana tende a creare un nuovo «ecosistema» giudiziario, così da colpire con più efficacia criminali e corrotti, ha assicurato lo stesso Zupančič.
L’obiettivo principale è di «abbreviare i tempi delle procedure», ha aggiunto il ministro, spiegando che i funzionari assegnati allo Skok e al nuovo tribunale non dovranno occuparsi di casi secondari, come ora, ma potranno concentrarsi su corruzione e crimine organizzato.
«Quando una trasmissione Tv svela casi di corruzione, non dovremo più attendere che le autorità si muovano», ma lo Skok si attiverà all’istante, ha garantito il leader dei Democratici, Anže Logar.
L’altra campana suona in maniera del tutto discordante. Si tratta solo di un’operazione di maquillage, «cambiando nome a istituzioni» già esistenti invece di «impegnarsi al miglioramento delle indagini», è stata la puntuta critica di Lucija Tacer Perlin, del Movimento Libertà dell’ex premier Robert Golob.
Certi dettagli a proposito del potere di nomina dei procuratori, da attribuire al ministro della Giustizia, suggeriscono che si vogliano «subordinare istituzioni e creare organizzazioni di stampo politico per perseguire gli oppositori», la durissima accusa del socialdemocratico Luka Goršek. «Così non si risolvono i problemi», la nuova legge è solo «public relations», ha fatto eco Luka Mesec (Levica).
Ma che qualcosa non funzioni, nei piani del governo – o quantomeno nelle modalità con cui si è data luce verde alla riforma – è stato suggerito anche da ben cinque organi indipendenti, tra cui l’Ombudsman, Corte dei conti e Commissione anti-corruzione, che in una nota congiunta hanno criticato il mancato dibattito pubblico sulle proposte legislative dell’esecutivo e la velocità eccessiva con cui sono state adottate.
E critico si è detto anche il presidente della Corte Suprema, Damjan Orož, che ha parlato di minaccia alla «certezza del giudizio» derivante da una riforma che, invece di velocizzare, potrebbe ulteriormente ingolfare il sistema giudiziario sloveno.
Si è esposta pubblicamente anche la Procuratrice capo di Stato, Katarina Bergant. Che ha accusato il governo, di volere solo «indebolire il lavoro dei procuratori» attraverso una riforma «di organizzazione interna» senza novità sul fronte degli strumenti di indagine.
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