Sindaci del Nordest a confronto: «Più rete tra città su sicurezza e rigenerazione»

Nella Torre di Santa Maria il dialogo tra gli amministratori di Udine, Vicenza, Padova e Imola. Dal commercio alla qualità della vita: «Servono strumenti nazionali per rilanciare i centri storici»

Alessandro Cesare
Un momento dell'incontro alla Torre Santa Maria di Udine
Un momento dell'incontro alla Torre Santa Maria di Udine

Mettere a sistema, anzi «in rete», com’è stato ribadito più volte nel corso della serata, le buone pratiche di alcune delle principali città del Nordest. A unirle non è solo la dimensione, ma anche il fatto che sono governate da sindaci di centrosinistra: Udine, Vicenza, Padova e Imola.

Ne hanno parlato nella Torre di Santa Maria il vicesindaco di Udine Alessandro Venanzi, il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, il primo cittadino di Imola Marco Panieri, il vicesindaco di Padova Antonio Bressa. A organizzare l’incontro è stato il gruppo consigliare del Pd di Udine, con il saluto iniziale che, non a caso, è toccato a Iacopo Cainero. Dopo il benvenuto del sindaco, Alberto Felice De Toni, la moderatrice Luana de Francisco, giornalista del Messaggero Veneto, ha iniziato a stimolare gli ospiti invitandoli a confrontarsi su quattro macro temi: la sicurezza, la qualità della vita, il commercio e la riqualificazione urbana.

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Sicurezza

Venanzi ha esordito facendo riferimento alla sicurezza partecipata messa a punto dall’amministrazione comunale, «creando un sistema piramidale di sentinelle del territorio che a loro volta partecipano al processo. Un modello che ci sta premiando», ha assicurato citando la flessione dei reati predatori del 21% nel 2025. Per Possamai «è utile lavorare sui quartieri, sul controllo del vicinato, sugli agenti di quartiere: è indispensabile dare il senso della presenza sul territorio per infondere sicurezza». Le parole chiave per garantire un senso di sicurezza citate da Panieri sono «rete e confronto con interventi concreti come il rifacimento dell’illuminazione pubblica», per Bressa «prevenzione, rigenerazione, azioni mirate contro la marginalità sociale».

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Qualità della vita

Udine ha deciso di investire per intercettare le fragilità e azionare le leve della qualità dei servizi, Vicenza si sta focalizzando sulle necessità delle famiglie. «Perseguiamo l’obiettivo di garantire a tutti un posto nei nidi pubblici a costo zero», ha raccontato Possamai, «e da quest’anno, pensando al nido non come servizio ma come strumento educativo, con l’incremento dei posti nido le liste di attesa si sono azzerate». Imola ha puntato su scuola, spazi in cui praticare l’attività sportiva, qualità del cibo e attenzioni alla fragilità. La buona pratica di Padova in questo contesto è stato l’aumento del 20% di verde pubblico, con il risultato di migliorare la qualità dell’aria in città.

Commercio

Venanzi si è appellato allo Stato per ottenere politiche di detassazione per dare impulso al commercio di prossimità e nei centri storici. «Abbiamo bisogno di strumenti nazionali – ha sintetizzato il vicesindaco di Udine – che consentano ai Comuni di intervenire con maggiore efficacia nelle aree a basso sviluppo economico, nei centri cittadini più deboli, sugli edifici storici privati che rischiano l’abbandono». Venanzi ha invocato «un nuovo patto tra Stato e città, capace di finanziare la rigenerazione urbana e sostenere il rilancio dei centri storici». Possamai è convinto che sia necessario mantenere il commercio di vicinato in centro e nei quartieri: «Dobbiamo immaginare come riutilizzare i piani terra delle nostre città, non pensando solo ai garage. C’è un tema nazionale, ha ragione Venanzi, e la misura più efficace è l’introduction di una cedolare secca sugli affitti». A Imola si punta su decoro e concertazione con una connessione tra città e luoghi dei grandi eventi (vedi autodromo), mentre a Padova si sta investendo molto in promozione per convincere i turisti a non transitare soltanto per la città di Sant’Antonio ma a fermarsi per due o più notti. «Anche noi siamo d’accordo sulla cedolare secca sugli affitti dei negozi, per incentivare i proprietari a non lasciarli vuoti».

Rigenerazione urbana

In questo ambito Venanzi ha richiamato l’esperienza di Experimental city con il recupero e la rigenerazione dell’ex caserma Osoppo. «Siamo partiti nel 2011 e lo stiamo chiudendo nel 2026. Quando lo Stato affida alle città strumenti e risorse adeguate, è possibile trasformare un’area abbandonata in un luogo di servizi, attività, sport e nuove prospettive per la comunità». Questione che Possamai conosce bene, avendo portato l’esempio della riconversione di un ex carcere: «La riqualificazione urbanistica richiede sia interventi sul privato che sul pubblico. Noi abbiamo fatto una grande variante per gli spazi abbandonati: l’intervento che mi piace citare è la trasformazione dei due cortili dell’ex carcere in parchi pubblici». La buona pratica di Imola è il recupero dell’ex manicomio: «Si trova a metà tra stazione e autodromo, in pieno centro. Quaranta padiglioni vincolati più del Louvre, dove siamo riusciti a fare una cosa incredibile: un teatro, un auditorium, una palestra all’aperto, un chiosco per i giovani e un grande parco». Infine Padova, con Bressa che ha fatto riferimento ai fondi del Pnrr, con investimenti pari a 230 milioni di euro: «Tra le tante opere c’è il recupero di due immobili nel quartiere multietnico di Arcella. Lì sorgeranno due centri culturali».

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