[L’Opinione] Ecco l’inflazione, ora è ufficiale
Ci troviamo di fronte ad un bivio. Dobbiamo capire se si è trattato di un fenomeno temporaneo o se è un fenomeno duraturo. Per difendersi da questo tipo di accelerazioni nei prezzi non sarà sufficiente posizionare i portafogli verso i fattori più soggetti all’inflazione

È ufficiale, l’inflazione sta accelerando e si sta manifestando nei dati macroeconomici.
Lo abbiamo letto e ne sentiamo parlare dappertutto.
I dati tuttavia non riflettono interamente la portanza di quello che sta accadendo.
Il CPI (Consumer Price Index) utilizzato da banche centrali e governi per monitorare l’aumento dei prezzi viene spesso dismesso come paniere non adatto e facilmente manipolabile da molti di coloro che monitorano costantemente il mercato. In sostanza la critica che viene mossa è che se i governi non vogliono far percepire troppo ai cittadini l’aumento dei prezzi possono cambiare il paniere o “massaggiarlo” per far apparire i dati ufficiali meno esplosivi di quello che sono in realtà.
Nonostante tutto però i dati ufficiali delle scorse settimane hanno sorpreso al rialzo e quello che ha colto molti operatori impreparati non è tanto il dato di per sé quanto l’accelerazione del dato stesso ossia il tasso di cambiamento. Le variabile economiche vanno misurate in termini relativi e non assoluti. Per stimare un dato futuro infatti si guarda al tasso di cambiamento: per farsi un’idea del percorso di crescita dei dati stessi. E se questa accelerazione dell’inflazione dovesse continuare ben presto il livello dell’inflazione potrebbe rappresentare un problema.
Si è aperta ora una crepa nel mondo economico che divide coloro che pensano che il dato osservato, il tasso di cambiamento, sia temporaneo da coloro che pensano che invece sarà duraturo.
La risposta a quello che ora viene visto come il tema dei temi dal mondo finanziario risiede ancora una volta nei dati. Ma non nell’osservazione del solo CPI. Per capire cosa succederà in futuro dobbiamo continuare ad “anticipare le anticipazioni degli altri” nelle parole di Keynes. E alcuni dati sono molto più affidabili di altri.
Il CPI e i panieri utilizzati per le misurazioni inflattive sono in ritardo e possono essere poco affidabili, altri dati sono in tempo reale. Pensiamo alle materie prime. L’indice generale delle materie prime è aumentato del 23% da inizio anno. Il rame del +32%, il legname del +55% (ma ha toccato il +95%!) e il petrolio del +29%. Nel frattempo il dollaro che continua a essere il barometro economico più importante, anche per capire quello che i mercati pensano dell’inflazione, ha ripreso la propria fase di debolezza con il cambio euro dollaro a 1.22 (dopo una correzione temporanea in area 1.17).
Molti imprenditori si trovano a dover aumentare le scorte in magazzino o a dover anticipare il volume degli ordini per paura di restare senza materie produttive, altri si ritrovano addirittura nella spiacevole condizione di fermare la produzione per ritardi nei tempi di consegna o colli di bottiglia nel sistema dei trasporti anch’essi soggetti agli eccessi inflattivi.
Ci troviamo dunque di fronte ad un bivio. Dobbiamo capire se si è trattato di un fenomeno temporaneo o se è un fenomeno duraturo. Per difendersi da questo tipo di accelerazioni nei prezzi non sarà sufficiente posizionare i portafogli verso i fattori più soggetti all’inflazione come viene suggerito di solito, le politiche monetarie che ci hanno traghettato fuori dalla pandemia sono state non convenzionali e per proteggere il patrimonio o l’azienda in questa nuova era bisognerà utilizzare strumenti non convenzionali.
Ma la partita verrà sempre giocata nello stesso campo: l’osservazione dei dati macro economici. Bisognerà anticipare le anticipazioni degli altri.
Fare una cosa quando tutti ne parlano significa farlo quando è già troppo tardi. Attenzione dunque al posizionare ora i portafogli per l’inflazione se non lo si è già fatto in precedenza, i grandi gestori insegnano che “bisogna sfamare le anatre mentre starnazzano” (feed the ducks when they are quacking).
Significa andare incontro ad un eccesso di domanda con l’offerta. Come dire che chi ha posizionato correttamente il portafoglio alla fine dell’estate scorsa potrebbe pensare di venderne una parte ora a tutti coloro che si stanno muovendo solo oggi.
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