
Il giovane Dc e le chiacchiere snob: il successo di Venturini a Venezia
L’ex scout si è mescolato all’ex assessore comunale. Il mix dato dall’esperienza amministrativa a Ca’ Farsetti e dalla genuinità di chi è nato, frequentato le scuole, intrattenuto rapporti, abitato fra Mestre e Venezia ha fatto la differenza. E la sinistra? Persa nelle vicende d’élite, tra la Fenice e la Biennale
La radice del vocabolo arabo “cifra” equivale a “zero”. Potremmo dire con un gioco di parole che, dinanzi alle cifre delle elezioni comunali a Venezia, le chiacchiere e gli arabeschi stanno a zero. Ha vinto Simone Venturini, eletto sindaco al primo turno. Ha vinto Venturini. Non il centrodestra, proprio Venturini con la sua arrembante lista civica.
A polarizzare il voto in modo così netto e indiscutibile è stato il candidato, rendendo manifesto che di elezioni amministrative si trattava e che gli schieramenti nazionali non contavano nulla. Zero. Naturalmente, adesso i leader del centrodestra si rincorrono nell’ affermare la vittoria del loro polo. Ma in effetti non ci credeva nessuno al trionfo di Venturini, fino a ieri, men che meno ci credevano i leader dello schieramento (che infatti si sono spesi poco o pochissimo in campagna elettorale).
Paradossalmente e in chiave preterintenzionale, la scarsa visibilità delle sponsorizzazioni nazionali è divenuta un vantaggio per Venturini: perché ha marcato un ricercato profilo civico, equidistante, moderato, equilibrato. Potremmo dire un profilo democristiano.
A suo modo Venturini testimonia un’istanza di moderatismo, di centrismo, di approccio soft che ha già altri campioni affermati, per esempio, nei due governatori di Veneto e Friuli Venezia Giulia, Alberto Stefani e Massimiliano Fedriga. Se Stefani, Fedriga e Venturini avessero vissuto la loro stagione politica nell’era della prima repubblica, avrebbero avuto lo scudo crociato al braccio. E non va nemmeno sottaciuto che tutti e tre i campioni hanno portato alla loro parte politica un patrimonio di voti fondamentale con le loro liste civiche. Fondamentale.
La sequenza dei dati relativi alle consultazioni politiche, europee, regionali, oltre al recente referendum sulla giustizia, calati sullo specifico del corpo elettorale veneziano, autorizzavano a ritenere in netto vantaggio il candidato di centrosinistra, Andrea Martella. Aggiungiamo pure che quasi tutti i sondaggi avevano assegnato la palma della vittoria anzitempo a Martella.
Insomma, su queste premesse poggiavano le attese pressoché generali rispetto al test elettorale veneziano, il più significativo nel turno delle Amministrative di quest’ultimo fine settimana. Ma poi la parola passa all’elettore. E anche questa volta, come altre volte a Venezia dove i candidati ritenuti vincenti sulla carta sono stati bocciati, il cittadino veneziano ha sovvertito i pronostici. Eppure Andrea Martella è figura autorevole, che si è speso con generosità e determinazione in campagna elettorale. Ma agli occhi dei veneziani, evidentemente, non basta chiamare la parola d’ordine “cambiamento”, bisogna saperla interpretare.
Così il trentenne Venturini pare sia stato più plausibile a interpretare il cambiamento rispetto al senior Martella. Così il localissimo Venturini è stato ritenuto più credibile di un uomo politico come Martella, che ha consumato la propria parabola politica a Roma, in Parlamento e al governo. Elezioni amministrative, dove il candidato, con le sue personali radici e relazioni, fa la differenza.
L’ex scout Simone Venturini si è mescolato all’ex assessore comunale Simone Venturini. Il mix dato dall’esperienza amministrativa a Ca’ Farsetti e dalla genuinità di chi è nato, frequentato le scuole, intrattenuto rapporti, abitato fra Mestre e Venezia ha fatto la differenza. Al di là dei partiti, molto al di là dei partiti e della loro sempre più evidente esangue limitatezza. Del fattore Brugnaro, sindaco uscente, parleremo un’altra volta.
Ancora una nota. Il centro sinistra s’è appassionato alla querelle sulla Biennale e sulla Fenice, al duello fra Giuli e Buttafuoco, alla direttrice d’orchestra Venezi contrastata dalla sua stessa orchestra. Vicende d’élite, buone per le polemiche sui giornali. Il cittadino elettore aveva a cuore altre questioni.
Le chiacchiere snob stanno a zero.
Riproduzione riservata © il Nord Est



