L’autogol del governo e l’illusione della sinistra
Con i franchi tiratori Meloni potrebbe aver individuato una finestra per andare a elezioni anticipate aggirando l’iceberg Vannacci, mentre la sinistra che predica l’allargamento della partecipazione esulta in Parlamento

Una quarantina di voti almeno. O forse di più. Sono quelli venuti a mancare al destracentro nella votazione di martedì sull’emendamento per la reintroduzione delle preferenze. E, va da sé, tra anatemi contro i franchi tiratori, “teoremi”, ipotesi di corse al voto, accuse di tutti contro tutti, la legge elettorale ha tenuto banco – e tra i banchi parlamentari – la maggioranza e l’opposizione.
I due schieramenti si sono ripiegati, una volta di più, nella politica politicante, perdendo un altro po’ di senso della realtà e di conoscenza di quello che sta a cuore ai cittadini-elettori (che vanno a ingrossare in maniera sempre crescente, non per caso, l’armata dell’astensionismo).
Lo vediamo tanto nel destracentro che nel sinistracentro, al punto che le riprese tv hanno restituito plasticamente questa spirale di politique politicienne. Nel caso della maggioranza l’impressione è che la caccia, che trasuda “indignazione”, dei “traditori” sia poco più di un esercizio scolastico, da ostentare, giustappunto, in favore di telecamere. E che, invece, l’emendamento respinto sia servito per l’ennesimo regolamento di conti fra alleati coatti.
Perché le opinioni divergevano, con Forza Italia e Lega in verità contrari a restituire questa facoltà di scelta all’elettorato. E perché questa rappresentava un’occasione ghiotta per testimoniare l’insofferenza nei confronti della “donna sola al comando”, dopo aver dato un via libera evidentemente finto, e all’ultimo istante, che è stato palesemente sconfessato nel voto segreto.
E, in tutto questo, Giorgia Meloni potrebbe, a sua volta, avere individuato una finestra di opportunità per accelerare la corsa verso le elezioni anticipate, così da provare ad aggirare l’«iceberg» Roberto Vannacci, che si staglia sempre più poderoso (stando ai sondaggi, che in questo caso sembrano comunque fotografare in modo cristallino il dato di fatto).
Machiavellismi a ripetizione, dunque, di fronte ai quali il destracentro e la premier non possono continuare a sottrarsi a una domanda politica fondamentale, alla quale dovrebbero rispondere innanzitutto per rispetto nei confronti dei loro stessi elettorati: ci sarà o no l’alleanza con Futuro nazionale?
Ma il machiavellismo non è solo da una parte, anzi, risulta equanimemente bipartisan e trasversale. Come mostra il giubilo del sinistracentro delle scorse ore, che ha presentato l’emendamento bocciato – frutto di un (deliberato) autogoal degli avversari – alla stregua di una propria vittoria “epocale”.
Ecco scattare così un riflesso condizionato, molto pericoloso, quello di pregustare una vittoria anticipata – come già avvenuto nel post-referendum sulla separazione delle carriere –, che va invece conquistata sul campo; e, al riguardo, il campo non largo continua a mostrare varie smagliature e più di un deficit.
Infine, per dirla tutta, se si è la parte politica che predica l’allargamento della partecipazione dei cittadini si può esultare in questo modo per la bocciatura del ritorno delle preferenze, desiderate da tanti elettori per avere una chance appunto partecipativa nell’era dei partiti personali e delle liste bloccate? Una domanda puramente retorica…
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