Vannacci va in doppia cifra, ma perde la sfida: cosa ci dice il caso Reggio Calabria

Nel primo test elettorale della sua carriera in solitario, il generale si dimostra “ininfluente” sul risultato finale e non ne esce bene sul piano della comunicazione

Carlo BertiniCarlo Bertini
Giannetta e Vannacci a Reggio Calabria
Giannetta e Vannacci a Reggio Calabria

La sequenza delle pubbliche uscite a urne ancora calde in quella roccaforte di destra che da più di mezzo secolo è Reggio Calabria – quell’autocelebrazione di una “coalizione compatta e radicata” ad opera di Meloni e il silenzio di Vannacci – danno la migliore fotografia di cosa avvenuto ieri.

Il colpo del mese non riesce al leader di Futuro Nazionale, che nel primo test elettorale della sua carriera in solitario si dimostra “ininfluente” sul risultato finale e non ne esce bene sul piano della comunicazione, dopo aver pronosticato che la Calabria sarebbe stata per lui quello che per i neonazisti di Afd è stata la Sassonia, quindi un trionfo.

Vannacci però porta a casa un trofeo notevole sul piano simbolico, destinato a riverberarsi sul piano nazionale: vedere stampato sui monitor del ministero degli Interni un numero a due cifre per Futuro nazionale, risultato non da poco che dimostra quanto la sua forza non sia sottostimata, come invece salmodiavano molti osservatori fin qui. Quel dieci per cento racimolato dal suo candidato contro il “resto del mondo politico” conferma il peso elettorale del nemico numero uno di Meloni, se pur ottenuto “in casa”, ovvero in una provincia divenuta “il fortino della destra” dopo i moti del “boia chi molla” del 1970. Quindi in una zona del Paese dove il vannaccismo partiva avvantaggiato.

L’esito di Reggio certifica quindi tre punti a favore di Giorgia Meloni: primo, che la sua coalizione batte di ampia misura quella del centrosinistra di un campo larghissimo che va da Schlein a Renzi e a Conte; secondo, che la campagna aggressiva di Vannacci, le sue trovate di dubbio gusto per il web, le sue picconate continue alla “finta destra” e il suo estremismo non sfondano nella trincea paludata del centrodestra tradizionale; terzo che se pure fiaccata dagli eventi, la coalizione a tre FdI, Lega e Forza Italia, può farcela anche senza i voti del principale antagonista.

In tempi di vacche magre, di benzina alle stelle, di risorse scarse per la legge di bilancio, di pensioni e tasse sempre al palo, un segnale importante per la coalizione di governo. Tale da incoraggiare una corsa alle urne nazionali, se la nuova legge elettorale finisse in archivio per mano dei franchi tiratori nel voto finale di Montecitorio a scrutinio segreto.

E dire che l’assalto al fortino azzurro di Reggio Calabria era stato studiato nei dettagli dall’ex incursore della Folgore, allo scopo di scioccare gli avversari con un boato così forte da stordirli per poi colpirli al cuore a tempo debito: la tattica usata nella battaglia per conquistare un collegio vacante di Reggio Calabria ricalca lo schema del cavallo di Troia: usare un pezzo grosso della politica locale, l’ex capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Mimmo Giannetta, con un profilo di conservatore moderato, per penetrare nel territorio nemico e fare incetta dei voti avversari.

Non è andata così, ma questo voto presenta comunque un effetto double-face: Fabio Roscioli, candidato del centrodestra conquista la maggioranza assoluta, sfiorando il 52%, il campo largo si ferma al 36 e Vannacci tocca quasi l’11%. Un test sui voti reali e non sui sondaggi, di cui il generale sarà in cuor suo soddisfatto e che i leader di tutti i partiti dovranno tenere in debito conto.

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