La trappola di Putin è un test per la Nato: chi “morirebbe per Zilupe”?

I piani di reazione se un paesino della Lettonia fosse attaccato: l’Agenzia Ue per la Difesa afferma che non siamo ancora pronti a reagire a un’eventuale aggressione militare sui confini orientali

Marco ZatterinMarco Zatterin
Vladimir Putin (foto Epa)
Vladimir Putin (foto Epa)

Zilupe è un centro rurale della Lettonia a quattro ore di auto dalla capitale Riga. Ospita un migliaio di anime, per l’ottanta per cento originarie della Russia, il che è normale visto che il confine con la Putin-Land dista circa otto chilometri.

È un quarto dei residenti degli anni Trenta, solo che allora oltre la metà era ebrea: poi sono passati i tedeschi e l’armata rossa, e oggi non ce ne sono più. In città non si registrano attrattive, è un territorio piatto senza monumenti e offerta culturale.

Quello che fa più parlare e unisce gli abitanti del posto è la minaccia della guerra che sentono vicina. Tutti immaginano che il peggio possa accadere presto. Ma nessuno è certo di cosa succederebbe se ci fosse un attacco. Non lo sanno loro. Non lo sappiamo noi.

Facciamo un’ipotesi. Mettiamo che domani cento commando russi prendano Zilupe nottetempo affermando che “è la nostra gente, parla la nostra lingua, è nella nostra terra”, alzando l’asticella della provocazione e della messa alla prova dell’Occidente sinora esercitata da Mosca con droni deviati e attentati ibridi.

Immaginiamo che al Cremlino vogliano verificare l’effetto degli anfibi sul terreno sugli ex vassalli e su noi dell’ex Oltrecortina. L’esercito lettone volerebbe a liberarla? Sì, certo. Coi colleghi baltici e la Polonia – ben consapevoli di cosa porta il vento orientale – ma chiedendo sostegno immediato alla Nato.

L’articolo 5 del Patto

E questa che farebbe? In base all’articolo 4 del Patto atlantico avvierebbe consultazioni d’urgenza perché il suolo di un alleato è stato violato con un atto di guerra. E allora scatterebbe l’articolo 5, quello secondo cui un attacco armato contro uno o più membri in Europa o in Nord America è considerato un attacco diretto contro tutti i Paesi? Ci sarebbe una controffensiva? Gli americani, i tedeschi, i francesi e gli italiani correrebbero a liberare la cittadina caduta? Sarebbero disposti a combattere e morire per gli ex sovietici di Zilupe?

Terremoto politico

Dalla risposta a questo interrogativo dipende il futuro dell’Alleanza e l’esito della folle partita di Putin. Se non intervenisse sarebbe la fine della sua credibilità. Se lo facesse, si scatenerebbe un terremoto politico a Berlino come a Roma, a Madrid e a Parigi.

La solidarietà giurata nel nome della Difesa potrebbe sgretolarsi con l’indebolimento della Nato dall’interno, proprio quello in cui Mosca spera. Donald Trump avrebbe una scusa per sfilarsi e forse rimarrebbero solo i Baltici e i polacchi a tenere su l’onore dell’Europa e dell’occidente, magari con i sempre tosti nordici, britannici e canadesi.

Avrebbe a quel punto l’Unione europea i mezzi per una deterrenza militare adeguata contro le intrusioni di Mosca? L’Agenzia Ue per la Difesa (Eda) risponde “non ancora” nel suo Defence Readiness Report e sottolinea che «per affrontare la minaccia rappresentata dall'aggressione della Russia si deve procedere in modo sostanzialmente più rapido di adesso» nella realizzazione della strategia europea.

L’organismo comunitario certifica che gli investimenti degli Stati membri sono “senza precedenti”: la spesa per la difesa Ue è salita al 2,2% del Pil nel 2025 (418 miliardi) e arriverà al 2,4 nel 2026 (454 miliardi).

Capita però che i grandi siano lenti e il boom si registri a Nord Est, dove il nuovo zar fa paura (la Lituania, guarda caso, supera il 5%). La tendenza generale, stima l’Eda, “non sembra soddisfare l’obiettivo di colmare le lacune in settori quali la difesa aerea e missilistica, il combattimento terrestre, le navi, le scorte di munizioni, i droni”.

Secondo l’estone Kaja Kallas, Rappresentante Ue per la Politica estera, non ci siamo e non va bene: «Dobbiamo restare vigili perché dalle nostre informazioni di intelligence emerge che la Russia sta pianificando ulteriori atti di sabotaggio e attacchi contro le nostre democrazie, con l'obiettivo di dividere e intimidire le nostre società e dissuaderle dal continuare ad aiutare l'Ucraina».

Tempesta perfetta

La convinzione che si registra tra gli addetti ai lavori è in effetti che il Vlad il Terribile sia intenzionato a testare sino in fondo la resistenza della Nato, non tanto per fare la guerra (forse), quanto per dimostrare che l’Alleanza non funziona e contribuire al suo sgretolamento.

È una possibile tempesta perfetta. Se davvero Putin ragiona su un’escalation – e le voci che lo dicono sono tante – sarebbe l’ennesimo brutto gioco in cui le capitali europee rischiano di essere isolate e costrette dimostrare di non sapere amministrare il loro patrimonio comune e atlantico.

Zilupe, in teoria ma non troppo, è un luogo dove potrebbe scattare l’epilogo del “tutti per uno” se Mosca decidesse sul serio di alzare l’asticella della sfida: aprire una crisi con 100 parà e dimostrare che i Ventisette e la Nato potrebbero non affrontarla se non a parole, lasciando così a Putin l’“onore” della prossima spaventosa e arbitraria mossa, certo che noi staremmo a guardare.

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