Il coraggio dell’Eni con il limite al prezzo dei carburanti è un segnale positivo per l’Italia
Si tratta di una scelta potenzialmente onerosa: significa che ha spazio per compensare lungo la catena del valore gli shock di prezzo dell’oro nero

Eni, società per azioni di cui lo Stato detiene il 30% del capitale, ha deciso di fissare un tetto massimo al prezzo dei carburanti che vende. Questo avverrà attraverso le stazioni di Enilive, società da essa partecipata e big player nei servizi di mobilità. Pertanto, presso le stazioni di servizio di questa i limiti massimi di prezzo previsti vanno per il gasolio a 2,19 euro al litro per il gasolio; per la benzina è di 1,99 euro. La durata prevista per l’operazione è di 30 giorni; ma è rinnovabile.
Il metodo di regolazione prescelto da Eni è il price cap, concepito nel 1980 nel Regno Unito da Stephen Littlechild, economista del Tesoro britannico. Lo scopo era di dare un tetto massimo ai prezzi dei servizi pubblici di aziende privatizzate. Sostanzialmente, la filosofia del price cap resta questa. Viceversa, la novità è che ora è la decisione autoimposta di un soggetto privato, l’Eni. Infatti, è una scelta aziendale che riguarda i carburanti commercializzati dalla rete di Enilive.
Quindi, la società ha deciso di tutelare la clientela dalle impennate del costo del petrolio vincolando ad un tetto l’offerta dei suoi carburanti. È una decisione di supporto al consumatore, apprezzata dal governo. Specie ora che lo sconto sulle accise sul gasolio, al lordo dell’Iva, dimezza. Questo fino al 5 ottobre. Poi le entrate Iva in crescita per i maggiori costi della materia prima compenseranno la riduzione delle accise (accise mobili). Di seguito, la società valuterà il mercato per decidere o meno delle proroghe.
Questa di Eni è una scelta potenzialmente onerosa. Perché potrebbe dover assorbire all’interno, invece che traslarle sui prezzi, le tensioni sui prezzi petroliferi. Lo può fare perché opera su tutta la filiera, dall’estrazione alla vendita.
Significa che Eni ha spazio per compensare lungo la catena del valore gli shock di prezzo dell’oro nero. All’inverso, operatori di minori dimensioni potrebbero soffrire per l’impossibilità, data la politica di prezzo di Eni, di traslare sui prezzi dei carburanti i costi del petrolio.
È il timore di Assopetroli-Assoenergia, rappresentativa di operatori del commercio al dettaglio dei carburanti (i retisti), che temono un mercato loro meno favorevole. Cui aggiungere che gli economisti temono che il sostegno ai prezzi dei carburanti, incentivando il consumo, ne possa produrre carenza fisica. Potrebbe essere il caso di Total in Francia. Ma Eni, con governo e consumatori, dà priorità al costo del carburante. Soprattutto, utilizza la sua scelta per evidenziare le strozzature del mercato petrolifero.
La società lo afferma nel comunicato stampa. Certo, cita pure le crisi geopolitiche. Poi, però, va alla tematica industriale: la riduzione euroccidentale della capacità di raffinazione che emigra verso l’Asia, il Medioriente e l’Africa. Ciò può portare ad una scarsità di prodotti raffinati che spinge i prezzi dei carburanti persino se il prezzo del greggio cala. Sottolineandolo, pure per i rischi che comporta per l’indipendenza politica, Eni dà un allarme positivo al Paese.
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