Vannacci e l’ipotesi del partito: la scissione che può scuotere le destre

Dalla Lega al governo, il “mai dire mai” dell’ex generale apre uno scenario esplosivo

Massimiliano PanarariMassimiliano Panarari
Roberto Vannacci ad un incontro pubblico
Roberto Vannacci ad un incontro pubblico

Tanto tuonò che piovve. Era nell’aria, divenuta gravida di tempesta all’indomani del fallimento della vaticinata “presa della Toscana”. Il messaggio (assai più che) possibilista di Roberto Vannacci sulla costituzione di un suo partito – «mai dire mai», come ha dichiarato nell’intervista a questo quotidiano – ha l’effetto di una deflagrazione. Non così inattesa per gli osservatori più attenti, ma ora definitivamente esplicitata, ed esplosiva su vari piani: quello della geografia delle destre, quello dell’assetto del governo, destinato a diventare ancora più faticoso negli equilibri interni, e quello della politica estera italiana. Vannacci è il granello di sabbia che può far ingrippare la “(poco) gioiosa macchina da guerra” del destracentro; non arrestarla, ci mancherebbe, ma ostacolarla da una posizione ancora più di destra.

Gli indizi di una storia ai titoli di coda ci sono tutti. Colui che è tuttora uno dei vicesegretari della Lega, dopo l’ultima tornata delle regionali ha moltiplicato senza sosta i segnali di indipendenza dai salviniani, ai quali formalmente afferiva, e quelli conflittuali con gli eredi del Carroccio e la “corrente” dei governatori. Dalla quale in questi giorni arrivano attacchi diretti nei suoi confronti, testimonianze di un’insofferenza non più mascherabile, mentre il punto di riferimento dei leghisti della prima ora, Luca Zaia, fa risuonare il suo eloquentissimo silenzio (e attende...). Va così segnalato come si stia rovesciando la suggestione di una Lega federata sulla falsariga del modello tedesco Csu-Cdu: da quanto si sta vedendo non sono i “moderati” quelli più prossimi alla fuoriuscita da un partito nazionalpopulista con l’obiettivo di dare vita a un patto federativo.

La conversazione di ieri con Carlo Bertini, al contrario, fa trasparire la possibilità molto concreta di una scissione vannacciana senza ritorno né federazione, a opera delle “risorse umane” rappresentate dai due deputati che si sono opposti nel voto per l’invio degli equipaggiamenti militari all’Ucraina, a cui si potrebbe aggiungere il “parlamentare pistolero” Emanuele Pozzolo, ex di Fratelli d’Italia. La potenziale secessione dei fedelissimi è finalizzata alla costituzione di un partito personale di Vannacci (l’ennesimo…) che punta alla competizione nell’ultra destra, pescando nella Lega e fra i “delusi” dal governismo di FdI. Ma, come ribadisce in alcuni passaggi dell’intervista, l’ex generale ha messo nel mirino direttamente Giorgia Meloni, con la quale la polemica è diventata negli ultimi tempi di carattere anche personalistico. Ed è precisamente per questo che la fuoriuscita, una volta effettuata, avrà ripercussioni sul governo, spingendo ulteriormente la Lega a pungolare e tenere sulle spine la premier, perché competition is competition.

Il casus belli per la scissione è già annunciato, vale a dire l’intervento pro-diritti civili di Francesca Pascale (impensabile fino a poco tempo fa) alla convention di Roccaraso, che si presenta con tutti i presupposti per un riposizionamento politico in senso più “moderato” della Lega. Resta solo da vedere se Vannacci darà fuoco alle polveri in questa occasione o aspetterà ancora un po’...

Riproduzione riservata © il Nord Est