La democrazia e l’eclissi della verità
L’informazione appare esentata dal racconto del mondo, piuttosto contribuisce alla costruzione di una realtà aumentata, ardua da interpretare per i comuni cittadini

La verità è passata di moda, non sembra essere più un valore, soffocata dall’esercizio diffuso della finzione. Il discorso pubblico ne fa a meno, è divenuta un accidente, cercarla, almeno per approssimazione, una fatica che non paga. In un tempo in cui vengono riconosciuti solo i rapporti di forza, perdere di vista la verità, significa smarrire il senso della democrazia e della libertà. Lo sapeva bene Platone che voleva tenere lontani i sofisti dall’arte di governo, perché con i loro discorsi erano ingannatori di popoli. Oggi siamo caduti nel baratro paventato dal grande pensatore, viviamo di illusioni ottiche, la nostra attenzione è spostata dai problemi reali che invece dovrebbero occupare la mente di chi ha in mano il potere.
Il problema investe destra e sinistra, non è un fatto ideologico, bensì strutturale, legato al mutamento del linguaggio e alle finalità della comunicazione politica. La contesa avviene sulla seduzione ingannevole, lo ha capito molto bene il populismo imperante in ogni angolo del pianeta, pronto a “vendere” la capacità di persuasione come verità. La conquista del consenso si fonda sui personalismi, che vanno di pari passo allo svuotamento della politica, incapace di progetto e di visione. Più facile escogitare dei facili slogan, reagire all’emotività del momento con “decreti su misura” last minute, che riflettere su cosa vuol dire garantire sicurezza, libertà, parità di diritti nella società multietnica.
La rimozione e il negazionismo sono il prodotto di questo processo di falsificazione, intriso di una retorica subdola, che sconfina nel discredito. L’avversario diventa un nemico, la guerra una soluzione inevitabile, l’eccidio una strada imboccata perché non c’erano alternative. Sono tutte condizioni ideali per far allignare la menzogna, arma molto pericolosa da sempre utilizzata dai regimi per mascherare ogni nefandezza legata alla presa del potere. A questo gioco degli specchi partecipa la rappresentazione mediatica.
L’informazione appare esentata dal racconto del mondo, piuttosto contribuisce alla costruzione di una realtà aumentata, ardua da interpretare per i comuni cittadini. Il disorientamento dell’opinione pubblica che ne consegue è il prezzo più alto che stiamo pagando, la si può misurare nella disaffezione alla partecipazione, nell’astensionismo, virus pericoloso che contagia. Ci troviamo di fronte alla schizofrenia elevata a sistema, incarnata dal modello Trumpiano, che usa i dazi come “premio” e “condanna”, in una tragica alternanza che risponde solo agli interessi del momento.
Le conseguenze sono gravi e difficili da prevedere. Insieme allo sfaldamento dell’Occidente, che investe il tessuto profondo della sua storia e civiltà, si sta realizzando il naufragio dell’Europa, che apre il sipario su un mondo senza centro in cui la crisi del pensiero liberale, rende instabili gli equilibri geopolitici. D’altronde perché preoccuparsi, se “non si è obbligati a cercare la pace”.
L’impudenza dell’affermazione del Presidente americano, conferma l’eclissi della parola autentica, che riflette contenuti di valore. Così, sottratta alla piazza, alla contraddizione, alla dialettica la verità ha esaurito il suo servizio alla democrazia, per cedere il passo alla violenza. —
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