Il generale tentato dal ruolo di leader contro tutti
A Giorgia Meloni conviene imbarcare Vannacci nella coalizione di centro-destra? Sul piano squisitamente aritmetico, la risposta è immediata: sì, le conviene eccome. Poi, subentrano le valutazioni su “costi” e rischi di tale apertura

Ci si chiede: converrà o non converrà a Giorgia Meloni imbarcare Vannacci nella coalizione di centro-destra? Sul piano squisitamente aritmetico, la risposta è immediata: sì, le conviene eccome.
Poi, subentrano le valutazioni su “costi” e rischi di tale apertura: lo slittamento e la concorrenza a destra, la convivenza con la Lega e soprattutto con Forza Italia, la stabilità dell’eventuale Meloni II. Ma proviamo a ribaltare la domanda: e Vannacci? Converrebbe al generale l’ingresso nell’area dell’attuale maggioranza, in vista delle Politiche?
È la stessa, rapidissima crescita degli ultimi mesi a suggerire la strategia vincente: stare “fuori” garantisce una indubitabile rendita di (op)posizione. È una formula rodata, della quale hanno beneficiato in molti negli ultimi 15 anni: Il M5s di Grillo; la Lega di Salvini; per ultima e in modo ancor più eclatante, Meloni con i suoi FdI.
Esaurito il serbatoio di chi poteva rivendicare l’estraneità al “sistema”, era prevedibile che qualcuno corresse a riempire quel vuoto. Vannacci lo fa in perfetta solitudine.
Il 6% registrato dai sondaggi renderebbe FN già “necessario” a far scattare il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale in approvazione. Tanto più con l’eliminazione del ballottaggio.
Per certi versi, gli stessi avversari sembrano “lavorare” per Vannacci. Persino le mosse ostili segnano dei punti a favore del generale. Ad esempio, la norma che lo costringe a raccogliere le firme per la presentazione delle liste: Roberto D’Alimonte, intervistato da Radio Radicale, ha sottolineato come si tratti di un obiettivo facilmente raggiungibile; comunque, potrebbe aiutarlo a mettere radici nella società.
Qualsiasi azione che suoni con un tentativo di mettergli un bastone tra le ruote, poi, si presta ad essere ribaltata in un argomento a favore. Perché dà forza al messaggio del leader solo-contro-tutti.
Anche l’eventuale allargamento dell’alleanza di centro-destra verso Carlo Calenda darebbe fiato a un armamentario retorico sperimentato: vedete? Noi siamo (e rappresentiamo) quelli che vengono esclusi, derisi, messi ai margini.
Rimane, certo, la possibilità che Vannacci si faccia tentare da un’alleanza a destra che lo porti direttamente al governo.
Il porcellum 2.0, però, gli offre la possibilità di rinviare la trattativa al post-elezioni. Strategia in tre punti: 1) passare all’incasso elettorale; 2) determinare il pareggio; 3) negoziare da una posizione di forza ancora maggiore. Qualora qualcuno riuscisse a spuntarla, il piano B sarebbe già pronto: accomodarsi all’opposizione e continuare nell’azione portata avanti finora.
Resta infatti da vedere se il centro-destra senza Vannacci riuscirebbe a raggiungere il pareggio.
Dall’area di governo, non a caso, già lo accusano di fare il gioco della sinistra. Se Vannacci dovesse decidere di continuare a operare nel “vuoto”, i richiami al voto utile cresceranno inevitabilmente. Il vero rischio, allora, per il capo di FN, è quello di una eventuale conferma di Meloni.
Essa sancirebbe l’egemonia dell’attuale presidente del Consiglio sull’intera area di centro-destra oltre che sul paese. Trasformando quello Vannacci in un vuoto a rendere.
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