L’euro digitale e un mercato da non lasciare
La Bce esclude che sia uno strumento di risparmio e investimento: l’obiettivo è dare al mercato un mezzo di pagamento tecnologicamente avanzato

L’euro dopo l’euro, cioè l’euro digitale, è sulla pista di lancio. Decisiva per la storia monetaria dell’Euroarea è l’approvazione da parte della Commissione Affari Economici dell’Europarlamento del Regolamento dell’euro digitale. È una tappa di un percorso di cui una prima fase istruttoria, protagonista l’attuale Governatore di Bankitalia Panetta, risale al 2021. Il cronoprogramma ora è preciso.
Decisiva sarà l’approvazione definitiva dell’Europarlamento del Regolamento entro la fine dell’anno. Poi tra il 2027 e 2028 si sperimenteranno in alcuni mercati progetti pilota sperimentali della nuova valuta digitale con test di sicurezza ed interoperabilità. Si dovrà anche stabilire un tetto di valuta digitale detenibile. Se tutto andrà bene, l’Eurotower varerà l’euro digitale nel 2029.
È un’innovazione in campo monetario distinta da criptovalute e stablecoin. Infatti le prime sono più asset finanziari che moneta perché troppo volatili nel valore per funzionare come mezzi di pagamento. Gli stablecoin, viceversa, sono accettati negli scambi di mercato come monete perché stabili in quanto ancorati a valute di Banca Centrale.
La Bce qui teme il rischio di dominanza straniera (Usa in specie) nel settore strategico dei pagamenti. L’euro digitale è la risposta per il Governatore di Bankitalia Panetta. Che, intervenendo ad un seminario in ricordo del Nobel per l’economia Mundel, ha sottolineato la rilevanza geopolitica dell’infrastruttura dei pagamenti. Di conseguenza, considera prioritario «rafforzare la spina dorsale dell'euro completando la digitalizzazione del sistema di pagamento». La posta in gioco è la sovranità monetaria dell’Euroarea.
Naturalmente l’euro digitale ha i suoi critici. Una tesi, ripresa da Bini Smaghi già nel Comitato Esecutivo di Bce, è che potrebbe essere più efficiente lasciare il mercato dei pagamenti ai privati. D’altronde la Fed con Trump ha abbandonato il progetto di dollaro digitale. Replica possibile è che l’attuale predominanza degli USA in materia emarginerebbe l’Europa. È il ragionevole timore di Eurotower e Bankitalia.
Ovviamente l’euro digitale verrà collocato in un portafoglio (virtuale, nel caso). Un aspetto delicato riguarda il tetto (3.000?) di valuta digitale detenibile singolarmente. Qui conta il limite. Se troppo elevato, dice Bini smaghi, forzerebbe in senso espansivo il controllo di Bce sulla politica monetaria. Inoltre, se il vincolo fosse deciso dalla politica, salterebbe l’indipendenza di Bce.
Pertanto il limite di 3.000 euro pare ragionevole. Rileva anche la collocazione di questo portafoglio. Vi pesa il timore delle banche di essere disintermediate rispetto alla loro centralità nei pagamenti. Saggiamente si è deciso che il portafoglio sia gestito, invece che da Francoforte direttamente, da intermediari da essa vigilati.
La Bce esclude che l’euro digitale sia uno strumento di risparmio/investimento. L’obiettivo di Eurotower è di dare al mercato un mezzo di pagamento tecnologicamente avanzato. Dovrà essere l’euro al tempo della rivoluzione digitale.
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