Lo “stallo messicano” che paralizza i leghisti

Nessuna protesta formale del duo Zaia-Fedriga nelle sedi «consone». Comprensibile che Salvini non spari neanche un colpo per neutralizzare il dissenso

Carlo BertiniCarlo Bertini
Maggio 2025, la cena di "un mondo al contrario" con Vannacci e Salvin: altri tempii
Maggio 2025, la cena di "un mondo al contrario" con Vannacci e Salvin: altri tempii

Stallo totale tra i tre “litiganti” e Vannacci cresce. Nessuna richiesta della coppia Zaia-Fedriga di cambiare lo statuto e ancor meno di separare la Lega in due tronconi, uno del Nord e l’altro generalista. Nessuna rivendicazione sulla leadership, nessuna minaccia di non candidarsi in futuro.

Come già avvenuto nella riunione del “Federale”, il parlamentino leghista riunitosi a Roma giorni fa, il quadro che esce dalla prima del “Tavolo dei territori” andata in scena nel teatro del Carroccio lunedì sera, è quello di una commedia degli equivoci, con un sottotesto così sintetizzabile: se nessuno solleva un problema, allora vuol dire che il problema non c’è. Con questa postura infatti il segretario della Lega ha scansato il malcontento, venuto a galla più che altro tra le pieghe dei quotidiani e nei talk show, ma non nelle stanze dove si decide come procedere per pararsi dai colpi del destino.

A sentire i resoconti di chi c’era, nessuno degli scontenti al Tavolo ha alzato il dito per dire “così non va”. E quindi, giro di interventi, ognuno ha detto la sua, a quanto pare Zaia ha preso la parola dopo i ministri Calderoli e Giorgetti per allinearsi sull’Autonomia, confermando che trattasi di una legge importante, che deve andare avanti e che se il governo dura la si porta a casa.

Insomma, se i governatori battono sul tasto del nord dimenticato e del partito da splittare in due modello Cdu-Csu, di certo non lo fanno negli organismi dirigenti e neanche nelle conversazioni a tu per tu con il segretario. Che ai suoi riferisce di svariate telefonate con i due senza che gli sia stata avanzata alcuna rimostranza, così come lui non avrebbe ventilato al governatore del Fvg la nomina a coordinatore del Tavolo. Malgrado da giorni dalle seconde linee del nord venga fatto filtrare che la soluzione adottata da Salvini per dare una scossa anti-Vannacci non soddisfi la coppia Zaia-Fedriga, quest’ultimo alla festa in Fvg l’ha salutata come una decisione positiva.

“Stallo alla messicana” potrebbe essere intitolata questa pièce con protagonisti un leader coriaceo, ancorché scosso dalla uscita di Vannacci, che da tredici anni tiene in pugno la Lega; e due campioni di consenso, gli unici in grado di riempire le urne, che vorrebbero suonare un’altra musica e provare la ricetta del ritorno alle origini (federaliste, autonomiste e pro-partite Iva) per frenare l’emorragia dai territori. Ma che non prendono in mano gli strumenti per intonare questa musica.

Comprensibile dunque che anche Salvini non spari neanche un colpo per neutralizzare il dissenso: ha vinto il congresso un anno fa, poi zero polemiche pubbliche e oggi una contrapposizione visibile non c’è. Del resto – è questa la linea - i problemi sollevati in Veneto sono gli stessi della Sicilia e una distinzione nord-sud non si può fare perché la Lega è un partito nazionale. Ma di partito, statuto e coordinatore del tavolo non si è mai discusso. Stando così le cose, Lega in stand by, a meno che qualcuno chieda di porre le questioni all’ordine del giorno, ancora non fissato, del prossimo Tavolo lunedì.

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