L’Europa tra la Cina e Trump rischia di fare la Cenerentola, ma unita resta la più forte

Usa e Repubblica Popolare hanno al loro interno fragilità evidenti: l’Ue cresce, e più di ogni altra area del mondo, quando si gioca tutti insieme

Patrizio BianchiPatrizio Bianchi
Xi Jinping e Donald Trump (foto Epa)
Xi Jinping e Donald Trump (foto Epa)

L’Europa fra Trump e la Cina sembra essere destinata a giocare il ruolo di Cenerentola, relegata in cucina in perpetua attesa del principe che la porterà ai piani superiori.

Strano destino quello di questa nostra Europa. Rileggendo la storia della crescita dell’economia globale dagli anni sessanta ad oggi appare evidente che l’Europa cresce, e più di ogni altra area del mondo, quando si gioca tutti insieme.

Negli anni in cui si passa dal Mercato Comune alla Comunità Economica Europea e soprattutto dalla metà degli anni novanta, quando dalla Cee si muove a grandi si passi verso l’Unione, con l’ampliamento ad Est e la creazione dell’Euro.

L’Euro mette fine a decenni di politiche monetarie nazionali, in cui ogni paese europeo faceva salti mortali per apparire più competitivo del vicino, e tutti insieme tenersi bloccati di fronte ad un mondo in grande cambiamento.

La ritirata di Trump di fronte a Xi
Renzo GuoloRenzo Guolo
Donald Trump parla con i giornalisti prima della partenza per la Cina (foto Epa)

La caduta dell’Unione Sovietica chiude l’epoca dell’Europa divisa in due, da quel muro che passava per Berlino, ma tagliava anche Gorizia, Trieste e le nostre terre. L’Europa che in quelle drammatiche vicende prendeva l’iniziativa di muoversi verso l’integrazione cresceva più degli Stati Uniti, più dell’intera economia globale.

Una fase che si chiude nel 2008, allorché una crisi interna proprio agli Usa diviene il morbo della rinascita di un sovranismo, che ha portato tutti i paesi europei a cercare di affrontare i grandi temi globali chiudendosi dentro recinti troppo ristretti. Da allora questi nostri paesi si debbono accontentare di crescite annuali all’ombra di uno-zero-virgola-qualcosa, e nel contempo di essere spinti al margine di ogni decisione di rilevanza globale.

Livello globale

Eppure mai come in questo momento ci sarebbe un forte bisogno di una Europa capace di giocare con tutte le proprie forze a livello globale. Sia gli Stati Uniti che la Cina hanno al loro interno fragilità che le urla di Trump, così come l’apparente basso profilo cinese non possono più nascondere.

La continua destabilizzazione creata da Trump non è casuale ma risponde ad una visione dell’economia essenzialmente basata sulla speculazione finanziaria, in cui si guadagna dalla sera alla mattina comprando e vendendo titoli, ma questa economia solo finanziaria distrugge l’economia reale, spingendo i giovani a non investire sulle proprie competenze di produzione; ne deriva che oggi proprio negli Stati Uniti è sempre più difficile trovare competenze industriali, tanto che le stesse grandi imprese del web e del digitale, anche in uscita dalla Cina, non tornano negli Usa, ma vanno in India o nel Vietnam, dove dispongono di giovani dalle sicure conoscenze ed esperienze manifatturiere.

D’altra parte la Repubblica Popolare Cinese si ritrova un paese di vecchi. Tra il 1979 e il 1980 la Cina adotta la politica del figlio unico per frenare la crescita demografica. Dopo 40 anni la Cina è un paese invecchiato e nonostante nel 2015 viene abolita quella norma, per poi passare a due figli, poi nel 2021 a tre figli per coppia ammessi dallo Stato, oggi manca proprio quella fascia di persone che possono assumere la leadership produttiva.

Certamente la Cina ha presentato un Piano Quinquennale tutto centrato sull’investimento in tecnologie e università, così come negli Stati Uniti le imprese oggi monopoliste dell’economia della conoscenza hanno presentato uno straordinario piano di investimento in intelligenza artificiale, ma sia in entrambi i grandi imperi tecnologici è cresciuta a dismisura la diseguaglianza interna, minando negli Usa il sogno del “paese delle opportunità per tutti”, e in Cina addirittura il fondamento di un regime socialista.

I valori

L’Europa resta la parte del mondo in cui i valori dell’eguaglianza e della giustizia sociale restano a fondamento della nostra crescita. In Europa la scelta del dopoguerra di creare uno stato sociale, cioè di dare a tutti i servizi essenziali, scuola e salute, ha permesso di far crescere una economia che si è sviluppata nel lungo periodo, creando spazi ad esempio per una industria farmaceutica che non ha eguali nel mondo, ma anche per una meccanica diffusa, che ha fatto crescere ad esempio le nostre regioni del Nord-Est, che sembravano condannate ad essere solo serbatoio di emigrazione.

La nostra economia dei distretti e delle piccole imprese ad alta specializzazione è potuta crescere perché vi è stata questa scelta che garantiva a tutti la scuola, la salute, ma anche di avere casa nelle nostre città, in cui la famiglia resta il punto di riferimento essenziale.

Per il futuro bisogna che gli investimenti già realizzati in grandi centri di supercalcolo ed ad alta tecnologia, le nostre tante università, le nostre scuole superiori diventino i nuovi centri di servizio per una nuova crescita di lungo periodo. Investire in persone, sulla loro educazione, sulle competenze è la via per un rilancio europeo.

L’Europa deve giocare unita ed all’interno del nostro Paese dobbiamo riscoprire la forza di un’imprenditoria che è stata capace di affrontare mille difficoltà, ma è riuscita ad andare oltre lavorando sulla creatività, ma anche sulla dignità del lavoro. Oggi è il tempo di riporre questi valori al centro delle nostre scelte e non accontentarsi di essere Cenerentola, perché l’unico principe in vista siamo ancora una volta noi stessi.

 

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